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Il caso Cuffaro

Renziani e fan di Crocetta
Ecco i fedelissimi


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Sono stati deputati, assessori e dirigenti all'ombra del governatore di Raffadali. Qualcuno lo ha abbandonato presto saltando sul carro dell'autonomismo di Lombardo o qualche anno dopo sposando la "rivoluzione" di Saro. Altri recentemente si sono "innamorati" del premier. Ripubblichiamo un articolo scritto in tempi non sospetti.

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PALERMO - “I 'cuffariani'? Sono ancora tutti lì, anche in posti chiave”. Così diceva poco più di un anno fa Totò Cuffaro. In un'intervista a Livesicilia dal carcere di Rebibbia si chiedeva: “Se io ho pagato anche perché a capo di un sistema, come mai quelli che lo componevano sono ancora tutti in giro?”. In giro, certo. In politica, cioè. Ma non certo dalla stessa parte. Tranne pochi fedelissimi all'ex governatore, in effetti, quelli che ricoprivano posizioni di potere in era Cuffaro, hanno finito per migrare altrove. Una mano di vernice, e via. Ex assessori del governatore di Raffadali oggi sposano senza imbarazzi la rivoluzione del presidente gelese che disprezza (politicamente parlando) quel passato. O hanno dimostrato solo che la “militanza” sotto l'ombrello del cuffarismo altro non era che il frutto del naturale istinto di chi ama stare all'ombra di chi comanda. E così, senza rossore anche lì, eccoli abbracciare persino la rottamazione renziana che tanto profuma di Dc. La diaspora dei cuffariani ha mille colori.

Quelli, ad esempio, dell'Udc. Che una volta, in Sicilia, non era solo “proprietà” di Cuffaro. Ma ne era in un certo senso il frutto, dal punto di vista del consenso. Basti guardare chi formava il gruppo Udc all’Ars in quegli anni. Dal 2001, ad esempio, hanno militato tra le fila di quel partito, tra gli altri, l'attuale presidente dell'Assemblea regionale Giovanni Ardizzone, il ragusano Orazio Ragusa, il trapanese Mimmo Turano. Tutti in carica anche oggi. Sebbene in un partito che da quell'esperienza ha voluto segnare un solco così netto da appoggiare (al punto da indicare il suo nome prima ancora del Pd) Rosario Crocetta nella corsa verso Palazzo d'Orleans. Sì, questo Udc, quello di Casini e D’Alia ha voluto “rinnegare” quegli anni. Tracciare una linea di demarcazione netta. Avvertita dall’ex governatore come una sorta di “tradimento”. E che non a caso porterà alla scissione dei centristi e alla formazione del “Cantiere popolare” di Saverio Romano.

Eletto in questa legislatura con l'Udc così come nel 2001 e nel 2006 anche Nino Dina, attualmente sospeso dal partito dopo qualche guaio giudiziario e in attesa di capire se incamminarsi lungo il progetto del ricostituendo centrodestra sognato da Gianfranco Micciché. In Forza Italia oggi milita anche un altro dei cuffariani dell'epoca: l'ex presidente della commissione bilancio Riccardo Savona eletto sempre dal 2001 in poi. Il suo approdo a Forza Italia, però, è avvenuto dopo una “capatina” nella maggioranza di Crocetta sotto l'egida di Totò Cardinale. Esperienza finita male. A Sala d'Ercole tra il 2001 e il 2008 anche Giusy Savarino: oggi è portavoce del movimento “Diventerà bellissima” di Nello Musumeci. Tutti dell'Udc, allora. Dove era anche Maria Grazia Brandara. Dove è adesso? È il commissario ad acta dell'Irsap, l'ente che ha inglobato le vecchie Asi e al centro di tante polemiche politiche. Inviata lì direttamente da Rosario Crocetta. La Brandara, infatti, è la segretaria particolare della vicepresidente della Regione Mariella Lo Bello.

E del resto, nonostante i proclami, il filo rosso dipanato in era Cuffaro ha serenamente raggiunto l'epoca della rivoluzione. Quella avviata da un governo dove sedevano, tra gli altri, tre assessori Udc con un chiaro legame col cuffarismo. A cominciare da Dario Cartabellotta, ma soprattutto da Patrizia Valenti, che di Cuffaro fu anche il capo della segreteria tecnica e di Ester Bonafede, candidata all’Ars con la lista dell’Aquilone a sostegno proprio del governatore di Raffadali. Tutti cuffariani, una volta. Approdati in terre politiche assai distanti. È il caso ad esempio di quelli che furono anche assessori delle giunte di Totò Cuffaro. Nell’ultima, quella che ha “coperto” gli anni tra il 2006 e il 2008 sedeva ad esempio Rossana Interlandi, che divenne tra i più fedeli dirigenti di Raffaele Lombardo (al punto da essere costretta a lasciare la poltrona di dirigente esterno proprio a causa della militanza politica nell’Mpa), ma ecco anche l’ex rettore di Palermo Roberto Lagalla che si è recentemente rivisto in un contesto puramente politico nella convention del centrodestra a Mondello di poche settimane fa, e c’era anche l’attuale capogruppo della Lista Musumeci Santi Formica. Tutti assessori di Cuffaro, certo, ma rappresentanti in giunta di esperienze politiche diverse. Ma in altri casi, la parabola è più “curiosa”. Nell’altro governo Cuffaro, tra il 2001 e il 2006, ecco presenti tra gli altri, attuali coordinatori dell’Ncd di Alfano, come il sottosegretario del governo Renzi Giuseppe Castiglione allora assessore all’Agricoltura e Francesco Cascio al Turismo. Entrambi, oggi, pur tra enormi imbarazzi, hanno finito per sostenere la maggioranza di Rosario Crocetta.

Ma qualcuno ha fatto di meglio: Giovanni Pistorio era l’assessore alla Sanità di Cuffaro e oggi lo è col governatore gelese, dove ha ricevuto prima la delega alla Funzione pubblica, poi quella alle Infrastrutture. In mezzo, l’esperienza di braccio destro del governatore Raffaele Lombardo. Una scelta condita da diverse polemiche con lo stesso Cuffaro. Che a dire il vero aveva lanciato e favorito la stessa elezione del presidente di Grammichele “che credevo un amico, ma che non si è comportato come tale”, dirà da Rebibbia il governatore di Raffadali che in giunta aveva scelto, addirittura all’assessorato alla Presidenza (sì, la presidenza di Cuffaro) anche Michele Cimino. Quest’ultimo, smessi gli abiti di Forza Italia e poi quelli del “Grande Sud” di Micciché ha saltato il fosso tramite il partito di Totò Cardinale (Sicilia Futura è solo l’ultima denominazione). Anche lui nella maggioranza di Crocetta, insomma, con uno sguardo al Pd di Renzi.

Dove guardano altri cuffariani che nel frattempo hanno mantenuto o conquistato un seggio a Sala d’Ercole. È il caso dell’agrigentino Totò Cascio, anche lui oggi tra i “Cardinale’s boys” e di Valeria Sudano, nipote di Mimmo Sudano, storico leader della Dc catanese anche ai tempi di Totò Cuffaro. Lei, tramite il “taxi” di Articolo 4 è addirittura approdata nel Pd rottamato da Renzi e Faraone.

Ma non solo politici. Perché l’era cuffariana è anche un’era di burocrati in grado di fare carriera. E di passare, prima o poi, dalla pubblica amministrazione ai governi. È il caso di un dirigente nominato dallo stesso Cuffaro nell’intervista di un anno fa a Livesicilia: Pier Carmelo Russo assume incarichi di primissimo piano proprio negli anni del governatore agrigentino. Prima di approdare addirittura alla giunta di Raffaele Lombardo dove passerà alle cronache anche come uno dei pensionati più giovani di Sicilia, attraverso la cosiddetta “legge 104”. Vincenzo Falgares, invece, fu capo della segreteria tecnica di Cuffaro e ricopre oggi il ruolo di dirigente generale della Programmazione, quello da cui passa la spesa europea. Ma negli anni di Totò Cuffaro inizia a far carriera anche il più alto burocrate di Palazzo d’Orleans: Patrizia Monterosso, pur non avendo vinto alcun concorso, nel 2005 viene nominata addirittura dirigente generale del dipartimento Istruzione, nonostante non avesse in quegli anni maturato – come confermerà un report della stessa Regione commissionato nei mesi caldi in cui Lombardo fu costretto a ‘cacciare’ quasi tutti i capidipartimento esterni – i cinque anni necessari di esperienza dirigenziale. Poco male. La sua carriera nata all’ombra di Cuffaro e dei suoi alleati del tempo, da quel momento decollerà. Attraversando senza imbarazzo né confusione anche le ere apparentemente così distanti di Lombardo e Cuffaro. Una “creatura” del Cuffarismo tra i più influenti protagonisti della “rivoluzione” di Crocetta. Dove hanno finito per militare tanti di quelli che un tempo erano gli amici di Totò.