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La decisione

Cerisdi in liquidazione tra 5 giorni
Futuro incerto per i 28 dipendenti


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Il 10 febbraio il cda delibererà lo scioglimento dell'ente a causa delle difficoltà economiche e della riduzione del contributo regionale. Nessuna notizia al momento sul destino dei dipendenti e del Castello Utveggio.

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PALERMO - L'appuntamento è fissato per il 10 febbraio. Quel giorno, salvo clamorose sorprese, il Consiglio di amministrazione del Cerisdi ufficializzerà la liquidazione dell'ente. Una scelta che mette in bilico il futuro dei 28 lavoratori.

Ma il Cerisdi non sta in piedi. I bilanci denunciano ogni anno ormai perdite che appiaono irrecuperabili senza un intervento esterno. Quello della Regione, in questo caso. Che ha, negli anni, notevolmente ridotto il contributo previsto nella cosiddetta “ex Tabella H”.

“Il Cda del Cerisdi insediato nel mese di giugno del 2014 – si leggeva in una nota dei vertici del Centro di pochi mesi fa - ha dovuto fronteggiare una pregressa pesante situazione debitoria, disponendo di un budget assai lontano dai bisogni do gestione corrente (manutenzione struttura, retribuzione del personale dipendente) e quindi del tutto incapace, di conseguenza, di sanare le criticità di bilancio”. L'ultimo bilancio approvato dal cda del Cerisdi alla fine del 2014, riportava una perdita di esercizio pari a quasi mezzo milione di euro. Una perdita che sarebbe cresciuta, alla fine del 2015, fino a 800 mila euro.

Così, con una lettera inviata ai soci già una settimana fa, il Cda ha deciso la liqudazione dell'ente. Che doveva essere portata a termine già ieri. Ma si è deciso di posticipare la decisione alla prossima riunione del cda prevista per il 10 febbraio appunto. Da quel momento, sia il futuro dei 28 lavoratori sia quello del Castello Utveggio, di proprietà della Regione, è incerto.

Anche per questo motivo i dipendenti del Cerisdi tre giorni fa hanno manifestato davanti la Presidenza della Regione chiedendo una risposta alla politica. Ovvero al governo regionale. Proposta che non sarebbe arrivata. Nemmeno di fronte alle richieste del presidente Salvatore Parlagreco, nominato da Rosario Crocetta, e che poco più di due settimane fa aveva invitato il governatore “ad associare la Regione al Cerisdi al fine di dare all’Ente regione una struttura qualificata nel settore dell’alta formazione professionale, eliminare contributi e finanziamenti previsti da tre vigenti leggi regionali, realizzando cospicui risparmi, e preservare dall’incuria il Castello Utveggio, uno dei palazzi storici più prestigiosi della Sicilia, di proprietà della Regione siciliana. Divenendo socio, - proseguiva Parlagreco - la Regione potrebbe svolgere direttamente l’importante funzione di formazione ed aggiornamento dei dirigenti regionali, finora affidata ad enti pubblici nazionali e multinazionali con una ingente spesa per la Regione siciliana, offrire ai giovani laureati, in collaborazione con l’Università di Palermo, l’opportunità di approfondire competenze e conseguire titoli utili ad un’attività lavorativa di alto livello senza dovere lasciare la Sicilia, e di assicurare, infine, con un nuovo assetto societario, la permanenza e la piena fruizione del Centro, patrimonio culturale della Sicilia e della città di Palermo”.

E il controllo diretto della Regione nei confronti del Cerisdi è auspicato anche all'interno dell'Ars: “Il Cerisdi – ha detto ad esempio il deputato di Sicilia Futura Edy Tamajo - venga trasformato dal governo Crocetta in una società in house della regione. C’è il rischio concreto che l’attuale Centro di ricerca e studi direzionali venga smantellato perdendo ogni funzione per le quali è stato concepito. E sono a rischio anche i contratti di lavoro degli attuali dipendenti. Il governo Crocetta ha l’occasione anche con la finanziaria regionale di prossima approvazione di dare un futuro certo al Cerisdi e di rilanciarlo come società in house per l’utilizzo dei fondi Ue utili alla formazione ed all’alta specializzazione”.