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Rifiuti

Scontro sui termovalorizzatori
Dove potrebbero sorgere


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, Politica

Nella decisione della Conferenza stato regioni si parla di "almeno" due inceneritori nell'Isola. Verrà data priorità alla riconversione di altre strutture. Così, tremano gli abitanti della Valle del Mela e di Augusta. Mentre il governo Crocetta insiste: "Sei mini-impianti". Ma a pensare a tutto potrebbe essere il commissario scelto da Renzi.

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PALERMO - Il governo regionale è appeso a quella parolina. “Almeno”. Almeno due termovalorizzatori. Questo è scritto nel decreto approvato ieri in Conferenza Stato-Regioni. Un passaggio che aprirebbe alla possibilità di portare avanti il piano inizialmente pensato da Crocetta: non due mega-inceneritori, ma sei piccoli impianti sparsi per l'Isola.

Ma da Roma fanno spallucce. Quella apertura, quella “parolina” verrà probabilmente spazzata via dal prossimo commissariamento sulla gestione degli impianti. Il commissario, scelto dal governo Renzi, evidentemente seguirà le linee tracciate dall'esecutivo nazionale: due termovalorizzatori, appunto.

Il braccio di ferro è tutto lì. Sul numero dei nuovi impianti che dovranno smaltire i rifiuti siciliani. E ovviamente, insieme al numero, a far già discutere è la localizzazione. Che fa già tremare comuni e interi territori. Alcuni, come quelli di San Filippo del Mela e Gualtieri, paesi a “rischio” per la presenza di una centrale Edipower che potrebbe essere riconvertita in inceneritore, hanno già indetto un referendum dall'esito scontato: quasi il cento per cento dei votanti ha detto “no” all'ipotesi di un inceneritore in quella zona. E ovviamente è scesa in campo anche la politica. All'Ars, ad esempio, è nata una sottocommissione proprio sulla tutela della Valle del Mela. Il presidente è il deputato della Lista Musumeci Santi Formica: “Renzi la smetta di giocare – l'accusa – è chiaro che vuole favorire i suoi amici della A2A”. Si tratta di una enorme municipalizzata di Milano che gestisce appunto quella centrale, non lontana anche da Milazzo. “La riconversione della struttura in termovalorizzatore – prosegue Formica – sarebbe un affare enorme e vantaggioso per quella azienda. Ma noi ci opporremo”. Ma da qualche parte quei termovalorizzatori sorgeranno. E del resto, anche due giorni fa, dopo l'approvazione del decreto sugl inceneritori, il sottosegretario Faraone ha dichiarato: “Finalmente finiscono le chiacchiere, ora si fa sul serio”. Una soluzione che ha scatenato diverse reazioni politiche contrarie. Anche all'interno del Pd. Tra gli ultimi, Antonello Cracolici e Mariella Maggio.

Ma i termovalorizzatori arriveranno. Almeno due. Serviranno per smaltire le 685 mila tonnellate l'anno di rifiuti prodotti dalla Sicilia. Il governo Renzi come detto ha pensato a due grandi impianti da oltre 300 mila tonnellate. E il decreto di ieri, se non specifica i territori su cui sorgeranno, in qualche modo dà una indicazione importante. Per la Sicilia, infatti, nel decreto si parla chiaramente di “riconversione, ove possibile, di impiantistica esistente di diversa originaria natura produttiva”.

Una indicazione che ovviamente rafforza l'ipotesi della centrale della Valle del Mela. Ma non solo. I riflettori adesso sono puntati anche verso alcune centrali Enel. Due in particolare, che l'azienda dell'energia ha già indicato come centrali “da dismettere”, senza indicare ancora il possibile riutilizzo. Si tratta degli impianti di Termini Imerese e, con maggiore probabilità, di quello di Augusta. Potrebbero essere queste insomma, le zone in cui nasceranno i mega-impianti voluti dal governo Renzi. Una soluzione, quella della riconversione, che, stando ai calcoli di Roma, abbatterebbe di un terzo il tempo per completare i dei lavori (da circa cinque anni per un nuovo termovalorizzatore a un anno e mezzo per un impianto frutto di riconversione).

Ma la Regione spera ancora di far valere le proprie idee. “A dire il vero – spiega l'assessore regionale alle Attività produttive Mariella Lo Bello – il nostro governo è, per principio, contrario ai termovalorizzatori e favorevole alla raccolta differenziata totale. Un principio espresso anche nel programma elettorale del presidente Crocetta”. Ma la Sicilia è ben lontana dalle percentuali di raccolta differenziata auspicate dall'assessore. Anzi, come viene annotato nel decreto del governo Renzi, proprio a causa delle difficoltà nella raccolta, la Sicilia è già sotto infrazione dell'Unione europea. Tra l'altro, la quantità di differenziata smaltibile con i due mega-inceneritori è quella ottenuta prevedendo il raggiungimento di una quota di differenziata pari al 65 per cento. La Sicilia oggi non arriva nemmeno al venti.

“Vista però la situazione – precisa quindi Mariella Lo Bello – non possiamo che prendere atto della decisione del governo Renzi. Ma abbiamo detto che siamo disposti a smaltire quella quantità di rifiuti attraverso una distribuzione diversa degli impianti”. Cioè i “famosi” sei piccoli termovalorizzatori. Tre un po' più grandi, in grado di assorbire più della metà dei rifiuti, da costruire nella zona metropolitana di Palermo, Catania e Messina. Gli altri a cavallo tra le provincie di Agrigento e Trapani, Caltanissetta ed Enna, Ragusa e Siracusa. Anche in questo caso è ancora presto per parlare di localizzazione esatta. “Ma ovviamente ogni decisione – precisa Lo Bello – verrà presa insieme ai territori”. E già però qualche voce inizia a filtrare. Anche perché nelle idee del governo regionale gli impianti dovranno nascere nei pressi delle discariche e degli impianti di compostaggio.Così, ecco che per Palermo si fa strada l'idea di un impianto a Bellolampo, nel Catanese si è fatto cenno alla zona di Motta San'Anastasia, mentre torna in auge nell'Agrigentino la zona di Aragona, dove doveva già sorgere uno dei quattro termovalorizzatori della discordia, in era Cuffaro. “Io – ricorda Mariella Lo Bello – sono fiera di rivendicare il mio impegno in prima linea, in quegli anni, contro quel termovalorizzatore”. Ma adesso, i tempi sono cambiati.