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Palermo - il caso

Monte Gallo è a rischio crollo
A Barcarello evacuate 13 abitazioni


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, Cronaca

La montagna da cui a novembre scorso si staccò una roccia che uccise una signora a Mondello rischia di perdere altri pezzi anche sul versante di Barcarello. Così, il Comune ha ordinato lo sgombero di tredici abitazioni. I residenti: "Abbiamo ricevuto solo la notifica dell'ordinanza del sindaco. E non sappiamo quando e se potremo rientrare nelle nostre case". Arcuri: "Stiamo svolgendo indagini approfondite".

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PALERMO - Tredici famiglie che da un giorno all’altro si sono trovate costrette a evacuare la propria abitazione, con la paura che da un momento all’altro un masso piombi loro addosso, e che ora chiedono un’alternativa e tempi certi per poter rientrare. E’ questa la situazione in cui si sono ritrovati gli abitanti di via Barcarello e di via Schillaci, alle pendici del monte Gallo, appena fuori la riserva di Capo Gallo.

Il 28 gennaio, infatti, il sindaco Orlando ha emanato un’ordinanza, su proposta della Protezione civile comunale, per sgomberare 13 abitazioni, alcune delle quali occupate tutto l’anno e altre adibite a residenze estive. Una misura drastica dovuta al pericolo che si ripeta la tragedia dello scorso novembre, quando un masso piombò su una casa di Mondello uccidendo una signora nella propria camera da letto. Proprio in seguito a quel decesso la Regione ha ordinato alla Protezione civile regionale di controllare tutta la montagna, sia il lato che dà su Mondello sia quello sul versante di Barcarello, servendosi del corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico.

I rocciatori, in base a un controllo visivo dal basso, hanno certificato che ci sono gravi rischi per chi abita proprio in quella zona: sarebbero presenti infatti dei massi di notevoli dimensione a 15, 20 o anche 30 metri di altezza in “posizione di elevato pericolo”. La relazione è stata inviata così al Comune che, in fretta e furia, ha emanato un’ordinanza di sgombero per 13 abitazioni. “Il problema è che non ci hanno dato un’alternativa, né ci hanno proposto alcuna forma di assistenza - dice un residente che, insieme alla moglie e ai figli, vive in una delle villette interessate dal provvedimento di sgombero a Barcarello -; ci hanno solo notificato l'ordinanza, con la minaccia di sanzioni penali qualora venisse disatteso l'ordine. Non sappiamo quando potremo rientrare a casa nostra, né che tipo di pericolo incomba sulle nostre teste”.

Il punto è che, come recita l’ordinanza comunale, la relazione regionale si basa su “ispezioni visive non suffragate da indagini puntuali in parete, prive di calcoli geotecnici sulla stabilità geomorfologica locale”. Insomma, il pericolo per il momento è stato valutato solo a occhio e servono indagini ad hoc. Per fortuna, spiegano dal Comune, c’erano dei fondi già stanziati per effettuare dei controlli sul lato di Mondello e grazie ad alcune economie Palazzo delle Aquile ha ordinato indagini anche sull’altro versante, i cui risultati arriveranno a giorni. Sulla base delle indagini scientifiche, si stabilità se revocare l’ordinanza o lasciarla in vigore.

Il pericolo però in quella zona non è certo una novità visto che il Pai, il piano di assetto idrogeologico, la classifica come P4, il che significa che il pericolo è talmente elevato da mettere a rischio la vita di chi vi abita. Mettere in sicurezza la montagna, però, richiederebbe decine e decine di milioni di euro che sarebbero a carico della Regione, proprietaria della montagna, che nel frattempo ha anche inibito l’accesso alla riserva. "Viviamo qui sin dagli anni Sessanta - racconta un altro residente - e tutti gli immobili hanno una regolare concessione edilizia. Non abbiamo un'altra casa e non sappiamo dove andare". Delle 13 famiglie alcune però sono rimaste, nonostante l'ordinanza.

“Ci siamo mossi sulla scorta di una ispezione preliminare - spiega l’assessore e vicesindaco Emilio Arcuri - la situazione va monitorata stando attendi a non sottovalutarla, né a creare un allarme sociale. Vanno fatte analisi approfondite sulla base delle quali adottare le necessarie decisioni. Abbiamo predisposto un’ispezione più approfondita: se arriveranno segnali di tipo differente, siamo pronti a revocare l’ordinanza. Stiamo comunque parlando di un territorio di proprietà della Regione”.

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