Live Sicilia

mafia

Trent'anni fa il maxi processo
"Palermo fu al centro del mondo"


Articolo letto 3.536 volte
, Cronaca

Gioacchino Natoli, presidente della Corte d'appello del capoluogo: "Nulla fu più come prima". In mattinata una cerimonia in piazza XIII Vittime in cui il sindaco Orlando ha deposto una corona di fiori davanti al monumento ai caduti. Nella foto l'aula bunker in cui si celebrò il maxi processo

VOTA
0/5
0 voti

PALERMO - "Il 10 febbraio del 1986, giorno dell'avvio del maxiprocesso a Cosa Nostra, fece scoprire come Palermo fosse diventata il centro del mondo. 300 reti televisive avevano chiesto il collegamento con l'aula bunker, oltre 500 giornalisti accreditati; per circa un mese tutti i notiziari aprivano con notizie e commenti che provenivano dal maxiprocesso. Questo diede la misura dell'importanza storica della prima risposta che lo Stato italiano riusciva a dare allo strapotere mafioso dall'Unità d'Italia in poi". Lo ha detto a Voci del Mattino Radio1 Rai, Gioacchino Natoli, presidente della Corte d'appello di Palermo, che fu uno dei giudici istruttori del processo.

"E' un'esperienza che ha segnato profondamente me e quei pochi colleghi che ebbero la fortuna di partecipare a quel lavoro straordinario. - aggiunge - Nulla fu più come prima. Ricordo il metodo di lavoro di Giovanni Falcone, che era assolutamente straordinario. Tutti gli riconoscevamo un ruolo di leader, per via della sua autorevolezza, della capacità e lucidità nel tracciare le linee-guida, le strategie da seguire nell'istruttoria. Senza ovviamente dimenticare l'altro grande giudice, Paolo Borsellino". "Per il maxi processo, Tommaso Buscetta è stato un po' quello che la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki è stato per gli americani nella seconda guerra mondiale. - ricorda - Cosa nostra per la prima volta veniva svelata e raccontata dall'interno, facendo crollare il mito secolare dell'omertà. I 475 imputati che erano all'Ucciardone si resero contro di essere del tutto esposti alle dichiarazioni non solo di Buscetta ma anche di tutti coloro che ne volessero seguire l'esempio. E infatti, soprattutto dal 1992, il numero dei collaboratori di giustizia crebbe notevolmente. Certo, quando venne emessa la sentenza d'appello (che riduceva sensibilmente il numero delle condanne e l'entità delle pene, ndr) fummo molto colpiti. Ma - conclude Natoli - l'impianto accusatorio messo in piedi da Falcone e dagli altri colleghi che lo avevano affiancato era talmente solido, con riscontri fondamentali, che consentì poi alla Cassazione di emettere una sentenza con cui sostanzialmente confermava l'impianto del primo grado e annullava molte sentenze di assoluzione del secondo grado".

Questa mattina, in piazza XIII Vittime, il sindaco Leoluca Orlando ha partecipato alla cerimonia di deposizione di una corona di fiori davanti al monumento ai caduti di mafia in occasione del trentennale dell'apertura del primo maxiprocesso. Incontrando i giornalisti, il sindaco di Palermo ha ricordato l'inizio del primo maxiprocesso. “Con i volti stupiti, irritati di chi era dietro le sbarre vedendomi entrare con la fascia tricolore, la stessa indossata in passato da altri sindaci mafiosi come Vito Ciancimino. Da quel giorno – dice Orlando – Palermo non era più la capitale mondiale della mafia, ma dava un netto e chiaro segnale che lo Stato iniziava a combattere seriamente la mafia. Era un netto segno di rottura che arrivava dai palazzi di giustizia, troppe volte distratti, dai palazzi della chiesa, complici e silenti, dai palazzi della politica e dell'amministrazione. Abbiamo poi dovuto purtroppo subire le stragi del 92 perché quelle battaglie fatte in pochi, si trasformassero in battaglie di popolo. Oggi Palermo è diversa e qui la mafia non governa più pur esistendo ancora. Ecco perché oggi, in maniera sobria, ricordiamo tutte le vittime di mafia ed è occasione anche per ringraziare la Magistratura, le Forze dell'Ordine e i tantissimi cittadini che idealmente hanno condotto insieme questa grande battaglia contro la mafia”

Alla cerimonia, erano presenti, tra gli altri, il prefetto Antonella De Miro, il questore, Guido Longo, il vicesindaco Emilio Arcuri, il presidente del Consiglio comunale, Salvatore Orlando, il Presidente di Corte D'Appello, Gioacchino Natoli, il Procuratore Generale, Roberto Scarpinato, il procuratore Leonardo Agueci, oltre ai vertici di Carabinieri, Polizia, Guardia di finanza, Marina Militare e D.I.A e dei consiglieri Scavone, Bertolino, Tramontana, Catalano, Caracausi, dei presidenti della Prima, Ottava e Sesta Circoscrizione, Paola Miceli, Marco Frasca Polara e Michele Maraventano.