Live Sicilia

aRS

Soldi ai Pip poveri in famiglie ricche
E i lavoratori forestali protestano


Articolo letto 25.667 volte
, Politica

In Commissione bilancio passa una norma paradossale: per perdere il beneficio il precario dovrà superare sia il limite di reddito personale che quello familiare. Intanto, i lavoratori dell'antincendio lamentano la sospensione delle sostituzioni volute dal governo. Baccei: "Non sono l'assessore cattivo". (Nella foto d'archivio, un corteo di protesta degli ex Pip)


PALERMO - Se un Pip disoccupato vive all'interno di un nucleo familiare formato anche da una moglie o un genitore miliardario, riceverà comunque il sussidio della Regione. È questo uno dei paradossali esiti di una norma approvata ieri in Commissione bilancio. Una regola che rende ancora più difficile l'espulsione di uno di questi precari dal bacino regionale. Se, infatti, in un primo momento e tra le polemiche, l'Ars aveva fissato a 20 mila euro di reddito Isee il limite massimo per accedere al sussidio, una modifica alla vecchia finanziaria aveva mutato la natura di quel tetto: i 20 mila euro erano riferiti al reddito personale, mentre il tetto per il reddito familiare veniva alzato a 40 mila euro. Ma la commissione bilancio ieri ha compiuto uno sforzo in più, approvando una norma che dice più o meno questo: per essere escluso dal bacino, il Pip dovrà sforare entrambi i tetti: quello del reddito personale (20 mila euro) e quello del reddito familiare (40 mila euro).

Una regola che ovviamente apre a situazioni quantomeno paradossali, appunto. Basterà rispettare solo uno dei limiti, per ottenere il sussidio. Sarà sufficiente, insomma, stare sotto i 20 mila euro, anche se il reddito della famiglia fosse – ragioniamo ovviamente solo in linea teorica – anche di centinaia di migliaia di euro. Esulta la Uiltucs: ”Questo è soltanto il primo passo della battaglia che la Uiltucs sta perorando – ha detto il segretario Marianna Flauto - in difesa di questo importante bacino, che opera in diversi enti regionali, tra cui ospedali, tribunali, assessorati, e impiegato nelle più svariate attività di interesse collettivo. Nei prossimi giorni, - ha aggiunto - dopo avere già registrato la disponibilità dell’assessore regionale al Lavoro, Gianluca Miccichè, ad essere ascoltati, la Uiltucs proporrà una serie di interventi che riguardano importanti istituti, ed in particolare la tutela della maternità, il diritto all’assistenza dei disabili, il diritto ai permessi, istituti che si ritengono legittimi e che fino ad ora hanno visto questo bacino discriminato rispetto alle tutele riconosciute dalla legge. Siamo soddisfatti -ha concluso - per il piccolo traguardo raggiunto e per l’attenzione che è stata posta da parte della Commissione e dall’assessore al Lavoro a questa problematica”.

E sei Pip possono sorridere, un'altra categoria di lavoratori protesta. Si tratta dei Forestali siciliani. L'articolo in Finanziaria, infatti, dispone il cosiddetto “blocco del turn over”. Che significa? Questa categoria di lavoratori è suddivisa in “giornate annue”: 151, 101 e 78, oltre agli assunti a tempo indeterminato, che lavorano 310 giornate l'anno. Il turnover consente il ricambio, appunto, in seguito al pensionamento di uno dei lavoratori. Se, ad esempio, ad andare in pensione è un lavoratore a 151 giornate, a sostituirlo sarà un forestale della categoria sottostante, e così via. Ovviamente ogni “salto di categoria”, si traduce in un guadagno economico per il lavoratore. Ma il governo ha deciso la sospensione di questo blocco, in attesa di una riforma organica del settore. Una decisione che anche ieri in Commissione bilancio ha scatenato proteste e malumori. Confermati oggi dai rappresentanti della categoria. I sindacati dei forestali Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil regionali, infatti, con una nota esprimono la loro “contrarietà sul blocco del turnover nel comparto, di cui si discute in questi giorni” e chiedono al governo e all’Ars “che nesso logico ci sia tra blocco del turnover e riforma del settore forestale. Se veramente si vuole riformare il settore- sostengono i segretari dei tre sindacati Tripi, Colonna e Marino- bisogna puntare alla creazione dei boschi, alla salvaguardia dell’ambiente e alla sicurezza del territorio, alla produttività e redditività di tutto il sistema e a un percorso per professionalizzare e stabilizzare la categoria”. I sindacati sottolineano che se ci sono idee e progetti del governo che vanno verso questa direzione non si sottrarranno al confronto. “Ma se, come da queste premesse, la riforma sarà fatta solo di tagli- concludono- Flai, Fai e Uila procederanno alla mobilitazione dei lavoratori”. I forestali protestano, insomma. Nel frattempo, i Pip sorridono.