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Governo contestato per la scelta

Trivelle, niente accorpamento
tra referendum e amministrative


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, Politica
ROMA - "Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto di indizione della consultazione referendaria sulle trivellazioni per il 17 aprile: nessun Election Day, quindi, poco tempo per informare i cittadini, tanti soldi pubblici sprecati, 300 milioni di euro per tenersi buoni i petrolieri! Insomma una ennesima vergogna del governo Renzi che, costretto al referendum, passa alle contromisure. Nonostante i presidi e le iniziative dei movimenti NO TRIV, nonostante il buon senso che vorrebbe che il referendum si accorpasse alle elezioni amministrative, senza la possibilità adeguata di informare i cittadini: viste come stanno le casse dello Stato, si tratta di un vero spreco di 300 milioni di euro, soldi davvero buttati via. A meno che questo non sia invece più che altro il costo necessario per difendere i petrolieri e gli interessi dei 'soliti noti'". Lo dice Rosa Rinaldi, responsabile Ambiente di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea.

"La decisione del governo di fissare il referendum sulle trivellazioni è sbagliata e gravissima da tutti i punti di vista". Lo afferma la presidente del Gruppo Misto-SEL al Senato Loredana De Petris. "La sola motivazione che spiega la scelta di buttare milioni di euro pur di non accorpare il voto referendario a quello delle comunali - prosegue la presidente De Petris - è il tentativo sfacciato di rendere più difficile il raggiungimento del quorum. E' il contrario esatto di quello che un governo democratico dovrebbe fare, cioè incentivare e agevolare la partecipazione all'appuntamento più centrale nella vita democratica di un paese: il referendum popolare". "Renzi però - conclude la senatrice di Sel - si illude se spera di impedire con questi mezzucci al popolo di scegliere su una questione che riguarda la tutela dell'ambiente di questo paese e dunque la vita di tutti i suoi cittadini".

Proteste anche di Movimento 5 Stelle, Greenpeace (che parla di "truffa a spese degli italiani") e Possibile (con questa mossa il Governo ha ribadito una volta di più che i cittadini e le loro scelte non contano nulla e vengono puntualmente umiliati", commenta Pippo Civati). Legambiente si appella al presidente della Repubblica Mattarella perché non firmi il decreto del governo che fissa la data. Il referendum riguarderà la durata delle concessioni già esistenti perché il governo è riuscito a devitalizzare gli altri quesiti con norme che hanno modificato il quadro sottoposto al vaglio dei giudici ma il significato politico della consultazione va oltre il quesito, richiesto da ben nove consigli regionali, non dall'Ars che votò contro la richiesta di referendum.

"È inspiegabile la scelta del governo di indire il referendum sulle trivellazioni il 17 aprile senza accorparlo con le elezioni amministrative". Lo affermano, in una nota congiunta, i senatori siciliani del gruppo Alleanza Liberalpopolare-Autonoomie Giuseppe Ruvolo, Giuseppe Compagnone e Antonio Scavone. "Unire le due date - osservano - avrebbe consentito, infatti, un notevole risparmio economico. Verrebbe quasi da pensare che sia stata una scelta dettata dal timore di un'eccessiva affluenza alle urne. Si spera forse che così facendo saranno pochi gli italiani che si recheranno ai seggi per esprimere un secco no allo scempio del nostro mare? Naturalmente, nonostante sia una questione che riguarda anche la Sicilia, dal governo Crocetta non arriva una parola in merito. Questa - concludono i tre senatori del gruppo Ala - è una battaglia che ci vede da sempre in prima fila e che continueremo a portare avanti per difendere l'ambiente, la biodiversità e il turismo marittimo".