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Furti di luce, parrucchiera nei guai
In pochi giorni una decina di arresti


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Ai domiciliari la titolare di una parruccheria di via Oreto, S.A. di 34 anni. In pochi giorni più di dieci arresti per furto di energia elettrica in città ed in provincia. In manette anche due uomini di Partinico.

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PALERMO - In quel locale qualcosa non andava: i consumi per la corrente elettrica erano bassissimi nonostante al suo interno si trovasse una parruccheria. I tecnici dell'Enel sono così intervenuti insieme ai poliziotti del commissariato Brancaccio ed hanno effettuato un'accurata ispezione. Un volta giunti al negozio che si trova in via Oreto hanno chiesto alla titolare di mostrare il contatore.

A quel punto i sospetti sono diventati certezza, visto che lì era stato collocato un magnete che riusciva a rallentare i consumi del 98 per cento. In pratica nell'attività commerciale la corrente elettrica arrivava a costo zero. Basti pensare che è stato calcolato un danno alla società erogatrice di oltre trentamila euro.

Lo stratagemma è costato alla titolare l'arresto. Ai domiciliari, in attesa della direttissima, S.A, palermitana di 34 anni. Una raffica di furti di luce sono stati accertati negli ultimi giorni. Soltanto ieri sono state quattro le persone a finire in manette, tra cui una coppia di conviventi che aveva allacciato la propria panineria all'impianto pubblico.

In arresto anche due giovani che si trovavano ai domiciliari, un fabbro in provincia, un 28enne di Bagheria.Nella stessa zona, dieci giorni fa è stata scoperta un'intera palazzina collegata abusivamente al sistema di illuminazione dell'Enel. In quel caso gli arresti sono stati sette. E' di queste ore, invece, un ulteriore arresto effettuato dai carabinieri a Partinico nei confronti di due persone. Si tratta di V. R., 47enne e G. P., 62enne.

I militari, arrivati nelle due abitazioni che si trovano nello stesso stabile, hanno accertato che i due avevano manomesso il contatore con un magnete, in modo tale da registrare un consumo di energia elettrica inferiore del 97 per cento rispetto a quello reale. Il danno economico subito dalla società erogatrice è stato stimato, nel complesso, in circa 45.000 euro.