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PALERMO

E il picciotto baciò la mano al boss
Scene di Cosa nostra in carcere


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L'episodio trova spazio nei verbali di Silvio Guerrera, ex reggente di una potente famiglia mafiosa di Palermo, e oggi collaboratore di giustizia.

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PALERMO - Scene di una mafia arcaica che si ripetono nelle carceri di oggi. Al picciotto non parve vero di potere mostrare riverenza al boss. E così, nonostante la vigilanza di una guardia penitenziaria, ecco scattare il baciamano. L'episodio trova spazio nei verbali di Silvio Guererra. Era lui, che nel frattempo si è pentito, l'uomo a cui Bartolomeo Tommaso Genovese riservò un trattamento da padrino. Genovese, 29 anni anni, nei mesi scorsi è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare nel blitz Apocalisse assieme a Guerrera, che di anni ne ha 56 e che è stato reggente della famiglia mafiosa di Partanna Mondello.

Ecco come il collaboratore di giustizia racconta l'episodio: “Mi ha baciato la mano dentro il Pagliarelli... e se ne accorto la guardia”. “Cioè?”, chiede incuriosito il pubblico ministero: “Perché quando io sono stato a Pagliarelli, in isolamento… lui è andato là... dopo un mese è venuto pure lui là... io sentendolo parlare avevo chiesto a qualcuno.... ma è Tommaso?... ero nel padiglione di isolamento io, poi lui è finito pure là perché ha avuto una lite all'aria... (Genovese era già detenuto per una tentata estorsione, ndr) e poi uscendo ha chiesto forse di potere salutare, mi ha conosciuto, e mi va a baciare la mano, c'era la guardia... io ero nella cella... sportellino chiuso...”.

Un gesto che, invece, di inorgoglire Guerrera, lo infastidì. I modi delle nuove leve non gli piacevano. Genovese “faceva parte di una squadra della Marinella (una borgata di Palermo, ndr) sotto la responsabilità di Ciaramitaro Gaetano (e di conseguenza mia), utilizzata per aggressioni e richieste estorsive”. Ed ecco la critica: “... tutti loro loro sono superficiali... andavano all'eccesso. Cioè non hanno timore ad andare al bar, magari parlare, cose, non si frenano. Si allargavano... loro scendevano a Sferracavallo e già erano, si sentiva, perché erano protetti... dando io l'appoggio...”.

Alla fine, Guererra ha preso le distanze da quel mondo popolato di picciotti spregiudicati. Dopo un anno trascorso al carcere duro ha deciso di saltare il fosso e ha raccontato i segreti di una parte di Cosa nostra ai pubblici ministeri Francesco Del Bene, Amelia Luise, Anna Maria Picozzi e Roberto Tartaglia.