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Primo sì alla finanziaria


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PALERMO - Al termine di una maratona durata per tutta la notte, e che ha avuto anche diversi attimi di tensione, la commissione Bilancio ha dato il via libera alla finanziaria. Il disco verde alla manovra che taglia circa 130 milioni di auro ai Comuni (tra azzeramento del fondo per gli investimenti e taglio alla spesa corrente) è arrivato attorno alle 9.30 del mattino. La parola passa ora all'Aula, che inizierà l'esame del testo martedì pomeriggio. "Oggi gli uffici dell'Ars hanno lavorato tutto il giorno per mettere insieme il testo definitivo", spiega il presidente di commissione, Vincenzo Vinciullo.

"Viene fuori una finanziaria senza alcuna norma per la crescita - è la fotografia di Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all'Ars - e che mette qualche pezza qua e là su diverse situazioni critiche". Passa la norma che introduce un tetto di 118mila euro per i dirigenti delle società partecipate e degli enti controllati. C'è il primo sì anche per i fondi ai Consorzi di bonifica, cui vanno circa 52 milioni di euro: "Costano ottanta milioni di euro - spiega Falcone - ma il problema è che manca una riforma che incida nel settore e dia slancio alle vere realtà produttive".

Passa la norma voluta da Forza Italia a sostegno delle scuole primarie paritarie, cattoliche e non solo. "Si tratta di un'importante boccata d'ossigeno, 3 milioni e 140 mila euro, a fronte dell'azzeramento del capitolo prevista dall'esecutivo Crocetta", dice Falcone. "Mentre nel resto d'Italia alle scuole paritarie è riconosciuto un contributo di 19 mila euro a classe, in Sicilia gli istituti hanno avuto poco o nulla nell'ultimo anno, con il rischio di un totale annullamento delle risorse per il 2016".

Mediazione sull'articolo che taglia i gettoni a sindaci e consiglieri comunali: nell'intento del governo avrebbe dovuto essere subito esecutiva, ma dalla notte trascorsa dai deputati nella sala verde di Palazzo dei Normanni è venuta fuori la sola possibilità di applicare il taglio fin da subito. La discrezionalità sarà affidata ai Consigli comunali, che potranno decidere di attendere la scadenza naturale della consiliatura. "Ma l'efficacia della norma resta tutta - spiega l'Udc Mimmo Turano - dal momento che nell'arco di un anno circa l'80 per cento dei Comuni andrà al voto".

Ok anche all'emendamento proposto da Nello Dipasquale (Pd), che prevede la suddivisione delle royalties per i giacimenti petroliferi a tutti i comuni limitrofi rispetto a quello in cui viene estratto il greggio. Istituiti anche dei vincoli per l'utilizzo delle risorse: in particolare il ricavato dovrà essere utilizzato dalle amministrazioni locali per gli interventi di riqualificazione dei centri storici, per la riduzione della pressione fiscale, per la tutela e la manutenzione dei siti Unesco, per i servizi socio-assistenziali in favore dei diversamente abili, per l'incremento industriale e gli interventi di miglioramento ambientale delle aree dove si svolgono le ricerche petrolifere. "Crediamo che la crescita di una realtà deve essere collettiva il più possibile - spiega Dipasquale - per tale ragione l'emendamento permette di ridistribuire parte delle royalties anche ai Comuni del libero consorzio di riferimento". Discoverde anche per la cosiddetta 'ecotassa': il costo del conferimento dei rifiuti in discarica aumenterà per quelle amministrazioni che registrano basse percentuali di raccolta differenziata.

Assenti al momento del voto i deputati del Movimento cinque stelle, che hanno abbandonato i lavori dopo l'acceso diverbio tra Giorgio Ciaccio e il deputato Pd Giovanni Panepinto, avvenuto nella notte: "Abbiamo lasciato i lavori, il clima in commissione era insostenibile", racconta Giancarlo Cancelleri.

 

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