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Lo scontro

Scontro Ciaccio-Panepinto
Fotogrammi di una rissa all'Ars


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, Politica

Le parole del deputato grillino. L'ira del collega democratico. Cosa è successo, minuto per minuto, all'alba di domenica in commissione bilancio. LEGGI ANCHE: NERVI TESI IN COMMISSIONE BILANCIO, L'ACCUSA DEL M5S

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PALERMO - A innescare tutto, una frase. Il contenuto è più o meno condiviso dai contendenti. Ma il tono, stando al racconto di Giorgio Ciaccio (il presunto aggredito) e Giovanni Panepinto (il presunto aggressore) è molto diverso. “Stavo scherzando con l'assessore Baccei – ricorda il deputato del Movimento cinque stelle – una battuta dopo l'altra”. Ma l'ultima ha rappresentato la miccia che ha fatto esplodere una clamorosa rissa all'interno della commissione bilancio all'Ars. “Ho detto, con tono scherzoso: se avanza qualcosa, chiamateci”, ricorda Ciaccio. Facendo riferimento alla “spartizione” di prebende e contributi che sarebbe andata di scena all'Ars. Parole assai diverse di quelle giunte all'orecchio del parlamentare Pd: “Si rivolgeva a me, dicendo: pezzenti, miserabili - precisa Panepito – dividetevi gli ultimi soldi”.

Il teatro, per intenderci, è quello della sala del piano parlamentare di Palazzo dei Normanni. Dalla finestra che dà su Piazza del Parlamento, arriva solo qualche barlume. Sono le quattro di notte. Palermo dorme. La seduta è temporaneamente sospesa. Dentro quella sala, piena e rumorosa, un possente ferro di cavallo in radica, delimita i posti destinati a deputati ed esponenti del governo. In quel momento, tra gli altri, la vicepresidente Mariella Lo Bello e l'assessore Alessandro Baccei. Che conferma la ricostruzione di Ciaccio. E un po' anche quella di Panepinto. “E' vero, fino a qualche minuto prima – dice Baccei – chiacchieravo con i deputati Cinque stelle. Ma poi mi sono allontanato. Solo nel momento in cui stavo per uscire ho sentito Ciaccio pronunciare una frase che non ho colto bene. Quindi sono uscito. Quando sono rientrato, era tutto finito”. E dal tono dell'assessore sembra trasparire quasi un filo di rammarico. Perché la scena che è seguita, non è per nulla frequente in un salone del parlamento.

“Dopo aver fatto quella battuta – ricostruisce Ciaccio – ho visto l'onorevole Panepinto dirigersi minacciosamente verso di me. Salire sul tavolo della commissione. A quel punto mi ha anche preso per un braccio. Sono intervenuti i commessi, ma anche i colleghi deputati per fermare lui e bloccare me”. Anche in questo caso, le versioni di Ciaccio e Panepinto aderiscono solo in parte. Per poi discostarsi un po', vuoi per gli scherzi che fa la memoria, vuoi perché la scena, vista in soggettiva, è tutta un'altra cosa. “Non ci ho visto più – ammette il parlamentare – erano le quattro. Eravamo molto stanchi”. La tensione era salita nei minuti precedenti, a causa della discussione sui risarcimenti agli agricoltori, cui canoni irrigui, sui Consorzi di Bonifica. “Sì – insiste Panepinto – non ci ho visto più. Capisco il confronto politico, anche quando si fa aspro. Ma quelle parole erano inaccettabili: pezzenti, miserabili. No, non ho resistito”. Ed è scattato, Panepinto, verso la scrivania dietro la quale era Ciaccio. “Ma non è vero che l'ho strattonato. Non c'è stato alcun contatto fisico. Mi hanno fermato in tempo”. Appena in tempo. Per evitare che la lite si trasformasse in un incontro di boxe. Ma la partita non è finita. “Ho già avvertito Ardizzone – dice Ciaccio – e nelle prossime ore il gruppo presenterà una richiesta formale di sospensione per Panepinto, come previsto dal regolamento. Un gesto del genere non può non essere sanzionato. Altrimenti rischiamo di far passare il messaggio che all'Assemblea regionale si può anche fare a botte”. L'ultimo schiaffo alla credibilità del parlamento più antico d'Europa.