Live Sicilia

Caro Gucciardi

"La Sanità non è solo
questione di titoli"


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, Le firme, Le idee
“Assessore regionale alla Salute on. Baldo Gucciardi, lei ha dichiarato (…) di voler porre fine alla commistione tra politica e Sanità. Tradotto vuol dire porre fine alla Sanità ostaggio degli scontri politici per l'occupazione di posizioni di potere, alla Sanità luogo in cui si consuma lo scambio voto-favore, alla Sanità in cui si materializzano fulminee e immeritate carriere grazie a cerchi magici e amicizie potenti. E' proprio sicuro, assessore, di poter mantenere la promessa? Conoscendo uomini e cose, fatta salva la sua buona fede, ci consenta di dubitarne parecchio. Potrebbe illustrare, non a chi scrive ma alla collettività, come intende procedere in proposito? Sarebbe una rivoluzione, e lei passerebbe alla storia. Intanto, azzardiamo avanzare, sommessamente, un suggerimento. La prima cosa da fare, per eliminare tale sciagurata commistione, è la modalità di selezione dei manager e dei direttori generali delle strutture sanitarie. Attenzione, non ci riferiamo all'ovvia selezione attraverso bandi pubblici in cui si deve chiedere il possesso di requisiti inoppugnabili, ma a chi, poi, dovrà scegliere. A scegliere deve essere gente di altissimo profilo morale, professionale e manageriale, non la politica, né il governo, né la Commissione Sanità dell'Assemblea Regionale Siciliana, tanto meno i partiti...”.

Ecco cosa scrivevamo su Livesicilia il 2 agosto scorso (Cosa pensiamo della Sanità?). Non era preveggenza, alla luce degli ultimi fatti di cronaca, ma ordinaria consapevolezza (vedi l'articolo di Accursio Sabella, Sanità, in bilico le nomine. Gucciardi: " Verifica sui titoli"). Naturalmente l'assessore Gucciardi non ha ritenuto di dovere rispondere. Ora siamo costretti a ritornare sull'argomento dopo l'intervento dei sindacati sulla legittimità di alcuni incarichi riguardanti le aziende sanitarie e ospedaliere siciliane. Lo facciamo, anche, dopo avere vissuto da poco un'esperienza familiare all'interno di un nosocomio palermitano, esperienza che conferma come davvero, al di là dell'encomiabile prodigarsi della maggioranza di medici e operatori sanitari, risulti angosciante per ogni cittadino la sola idea di dovere varcare le soglie di un ospedale pubblico. Come angosciante è stata l'attesa al Pronto Soccorso, in codice rosso, di un letto in un qualsiasi reparto – sì, in un qualsiasi reparto - in uno scenario quasi bellico con un'oggettiva alta probabilità di errori. Non uno bensì più pazienti con egual sorte hanno denunciato, in quell'occasione, che da giorni stazionavano in condizioni precarie, lì dove dovrebbe essere approntata unicamente l'emergenza, per mancanza di posti.

Qualcosa, evidentemente, nella politica sanitaria regionale dei tagli e degli accorpamenti non ha funzionato. Molto si potrebbe pure dire, per limitarci ad alcune delle numerose questioni tuttora aperte, sugli sprechi, sulla chiusura di presidi sanitari in zone fortemente disagiate della Sicilia, sulla vicenda della costruzione dell'Istituto Materno di Eccellenza Pediatrica (ISMEP) ancora al palo, sulla ragionevole opportunità di ricollocare a Palermo la cardiochirurgia pediatrica siciliana. Nei reparti, poi, si sconta la cronica carenza di personale, specialmente infermieristico, che costringe i familiari a massacranti turni di assistenza, o a dover pagare qualcuno che lo faccia. Assistenza familiare sicuramente amorevole, ma assolutamente priva della necessaria competenza e professionalità.

Eppure, versiamo cospicue tasse all'erario per la nostra salute. Pare, dopo anni di ritardi e promesse, che si stia provvedendo a nuove assunzioni. Vedremo se risolutive, dove e, soprattutto, come. C'è stato un momento, a proposito di manager, direttori generali, amministrativi e sanitari, in cui mi sono fatto una domanda. Ed è stato quando ho constatato, in un orario già avanzato della giornata, le condizioni pietose di un servizio igienico. Un dettaglio, forse, ma perché fino a quel momento nessuno era intervenuto per ripristinare la funzionalità di quel bagno? In fondo sono i dettagli che rivelano il grado di sviluppo, o di sottosviluppo, di una società, la qualità della gestione di un'azienda, della stessa politica. E, allora, mi permetto di riproporre l'ultimo passaggio del pezzo del 2 agosto scorso all'inizio citato: “Spesso, vale per qualunque settore, carenze, disfunzioni e disorganizzazione sono dovuti non all'esiguità delle risorse finanziarie disponibili, ma alla totale incompetenza e incapacità di chi dirige”. Assessore Gucciardi, lei che ne pensa?