Live Sicilia

PALERMO

"Tangenti nel fotovoltaico"
Stangata per l'ex onorevole Bonomo


Articolo letto 6.555 volte
VOTA
3.7/5
3 voti

ars, condanna, fotovoltaico, gaspare vitrano, mario bonomo, palermo, processo, tangenti, Cronaca, Palermo, Siracusa
L'ex deputato regionale Mario Bonomo
PALERMO - Sei anni e sei mesi per l'ex deputato regionale Mario Bonomo e quattro anni e sei mesi per il nipote Marco Sammatrice. Sei mesi ciascuno in più della richiesta dei pubblici ministeri. Ed ancora interdizione perpetua dai pubblici uffici per Bonomo. Entrambi erano accusati di induzione indebita a dare o promettere utilità. La sentenza è della terza sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Vincenzina Massa.

I due sono finiti nell'inchiesta sul presunto giro di tangenti negli affari del fotovoltaico. Le indagini sono partite dalle dichiarazioni dell'ingegnere Piergiorgio Ingrassia, arrestato assieme a Gaspare Vitrano. Vitrano, ex deputato regionale del Pd, già condannato a sette anni per lo stesso reato, fu arrestato, a marzo del 2011, mentre intascava quella che è stata considerata dall'accusa una mazzetta di diecimila euro da Giovanni Correro, imprenditore del fotovoltaico, nelle scale dell'Azienda sanitaria di via Cusmano a Palermo.

In carcere era finito anche Piergiorgio Ingrassia, l'ingegnere che avrebbe fatto da mediatore. Fu Ingrassia, che ha patteggiato una pena a due anni, ad accusare Vitrano e Mario Bonomo, svelando che i due erano titolari di fatto di società nel settore delle energie rinnovabili, formalmente intestate a prestanome. Secondo l'accusa, i due parlamentari agevolavano le attività delle imprese snellendo i tempi e gli iter di autorizzazioni e procedure burocratiche. Vitrano, Bonomo e Ingrassia sarebbero stati in affari nella Green srl, un'impresa con sede a Palermo, che avrebbe ottenuto dalla Regione siciliana, grazie anche all'interessamento dei deputati, le licenze per la costruzione di due impianti fotovoltaici a Carlentini, nel Siracusano.

Nell'inchiesta, sono finite sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti anche le Enerplus ed Enerplus 2010. Si tratta delle società che avevano realizzato degli impianti nel palermitano, poi rivenduti a una società spagnola per oltre sei milioni di euro. Il ricavato, circa 400 mila euro, furono scovati a Lugano su un conto corrente denominato ognitanto e intestato a Sammatrice. Il Tribunale ha disposto la confisca del denaro.

"Quello della concussione è un modo di fare politica avvilente che ha portato alla condanna di due degli ultimi tre presidenti della Regione - aveva detto il pm Maurizio Agnello, rappresentante dell'accusa assieme al collega Sergio Demontis -. E' fondato sulle clientele e si rispecchia nell'elettorato siciliano che il proprio voto non lo regala ma vuole sempre qualcosa in cambio". "La politica - aveva proseguito - non si fa più nelle segreterie di partito, ma nei bar e si fa essa stessa impresa dando vita a quella commistione che avvelena la vita economica e democratica di un Paese. I politici parlano di cura del territorio quando tutto quello che curano è il loro orticello". Agnello aveva ricordato come all'Ars i deputati hanno diritto al titolo di onorevoli, titolo a cui "Bonomo teneva tanto da chiamare un vino da lui prodotto On. Bon., ma di onorevole non aveva proprio nulla".

Il Tribunale ha respinto la richiesta di risarcimento danni per Ingrassia che si era costituito parte civile, assistito dagli avvocati Giovanni Di Benedetto e Ugo Castagna. Era già accaduto nel processo a Vitrano. La pena è stata inflitta non per concussione, ma per “induzione indebita a dare o promettere utilità”. Si tratta di un reato introdotto nel 2012 che si configura quando “il privato soddisfa la pretesa del pubblico ufficiale, la cui richiesta è assistita da una pressione più contenuta, per ottenere un indebito beneficio”. I privati in questo caso erano l'imprenditore Giovanni Correro e l'ingegnere Piergiorgio Ingrassia che avevano puntato il dito contro il politico. Il Tribunale ha anche ordinato la trasmissione della sentenza alla Procura regionale della Corte dei Conti, per valutare profili di danno erariale, e alla Procura della Repubblica dei verbali resi da Ingrassia per individuare possibili rilievi penali nella sua testimonianza.