Live Sicilia

L'analisi

Un fantasma di nome Crocetta


Articolo letto 24.048 volte
rosario crocetta, Politica

Da un pezzo il governatore è finito in un cono d'ombra. Come se la politica siciliana fosse già entrata nel dopo-Crocetta.

VOTA
3.7/5
3 voti

Ve lo ricordate Rosario Crocetta? Quel simpatico signore dal caratteristico accento gelese che organizzava una conferenza stampa-show a settimana, parlando e straparlando di tutto? Quello che uno e due lo ritrovavi in televisione, in qualche salotto, a spiegare la portata storica della sua rivoluzione contro la manciugghia? Quello che spesso e volentieri si faceva vedere in procura per denunce clamorose di cui raccontava subito dopo nelle suddette conferenze stampa a volte imbastendo processi sommari antimafiosi su questo o quell'altro? Quello che spaccava i partiti, sfidava le segreterie, veniva bersagliato da un quotidiano fuoco di fila delle scalcinate opposizioni che lo rappresentavano come un cataclisma? Ecco, quel signore lì, risulta essere ancora oggi il presidente della Regione siciliana. Anche se ormai sembra quasi che nessuno se ne accorga più.

Il più presenzialista e ingombrante governatore della storia recente della Sicilia è finito da un pezzo in un cono d'ombra che lo rende quasi invisibile. Del tutto marginale nel dibattito politico, Crocetta sembra ormai all'angolo, condannato a vivere quest'ultimo scorcio di legislatura quasi come un ex anzi tempo. Sì, l'impressione è che la politica siciliana sia già entrata con anticipo nel dopo-Crocetta, proiettata verso la partita che deciderà gli assetti di potere futuri della Regione.

Prendete il Pd, per esempio. Negli ultimi anni tutte le faide interne ai democratici si sono consumate per lo più proprio in relazione ai rapporti delle diverse correnti con Crocetta. Che ha flirtato con gli uni e con gli altri a corrente alternata scatenando le gelosie degli esclusi di turno. Oggi nell'escalation dello scontro interno al partito, Crocetta è sparito. Si litiga per i cuffariani, per il tesseramento, per il controllo degli organismi. E lo contro è tra i renziani di Davide Faraone da una parte e “gli altri”, l'area del partito più vicina a Fausto Raciti e Antonello Cracolici. Scontro sempre più velenoso perché più ci si avvicina alle prossime elezioni più si fa alta la posta in gioco. Crocetta? Non pervenuto. Anche le altre forze politiche, quelle di ciò che resta dell'opposizione, di Crocetta non parlano quasi più. La fiumana di contumelie nei comunicati di giornata è solo un ricordo. Qualche piccola invettiva di maniera ogni tanto, ma ormai, sia i grillini sia il centrodestra puntano spesso nei loro attacchi al bersaglio grosso, il Pd tutto, trascurando il governatore. Forse perché finalmente consapevoli che sparare a zero solo su Crocetta avrebbe potuto offrire ai dem la comoda scappatoia, per le prossime elezioni, di scaricare solo sul governatore i disastri della legislatura, permettendo ai suoi compagni e sodali di farla franca.

E così, il sempre più deprimente quadretto della politica siciliana, privo delle uscite variopinte di Crocetta (l'ultima degna di nota forse la celeberrima foto in costume dalla spiaggia di Tusa) diventa anche noioso. Anche negli ultimi giorni, col dibattito sulla finanziaria, Crocetta è rimasto non pervenuto e le uniche notizie su di lui hanno riguardato la sua festa di compleanno. D'altronde, per il presidente è sempre più complicato esternare attingendo al suo repertorio d'argomenti. La retorica legalitaria-antimafiosa è ormai abbondantemente sputtanata da scandali e veleni, tanto che gli aedi dell'antimafia di ieri sembrano già molto impegnati in un percorso di riqualificazione per diventare i censori dell'antimafia di domani, cercando d'abbandonare la nave che affonda. Anche il tentativo tardivo del governatore di abbracciare la retorica sicilianista-autonomista è bello che tramontato di fronte all'esigenza di realpolitik di non mordere la mano che ti nutre, nel momento in cui c'è ancora da incassare da Roma il mezzo miliardo che manca per non finire falliti. E così uno dopo l'altro, come raccontava qualche giorno fa Livesicilia, tutti i no del presidente sono finiti per diventare sì. Fino al silenzio invisibile di questo primo scorcio di 2016. Le prime settimane del dopo-Crocetta. Con Crocetta ancora a Palazzo d'Orleans.