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I soldi della Regione

I conti non tornano ancora
La Finanziaria all'Ars


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Oggi la legge di stabilità arriva a Sala d'Ercole. Baccei e la capogruppo del Pd Anselmo parlano di una buona manovra. Ma Faraone rilancia: “Legge insufficiente”. Se non convincerà Palazzo Chigi, a rischio i fondi che lo Stato ha promesso alla Sicilia.


PALERMO - Doveva rappresentate la “patente” utile a riscuotere il mezzo miliardo di euro promesso dallo Stato. Ma questa Finanziaria non piace più di tanto a Roma. Il sottosegretario Davide Faraone, del resto, è stato molto chiaro, parlando di “finanziaria del trapassato”. Una legge, a dire il vero, alla quale ha lavorato l'assessore all'Economia a lui vicino, cioè Alessandro Baccei. Quest'ultimo, invece, si dice “sostanzialmente soddisfatto” della legge di stabilità. Almeno dal punto di vista puramente finanziario: “Nel passaggio dalla commissione bilancio – spiega – non ci sono stati eccessivi aumenti di spesa. Semmai qualche spostamento di somme”. Ma i conti sembrano non tornare. Nel bilancio e nella politica.

Se per l'assessore questa legge può essere sufficiente a convincere Roma sulla “svolta” della Regione, di altra opinione è, come detto, il sottosegretario che da tempo ormai non risparmia critiche al governo Crocetta. Un concetto espresso in maniera molto chiara pochi gorni fa, durante un convegno, alla presenza tra gli altri del ministro Angelino Alfano, del senatore Beppe Lumia e del segretario generale della Regione Patrizia Monterosso.

Faraone ha apprezzato “l'azione di risanamento: non ci sono più residui attivi e si è evitato per la prima volta di usare fondi destinati allo sviluppo per la spesa corrente. Ma questa finanziaria – aggiunge - non è per nulla sufficiente, questa legge di stabilità parla alla sicilia del trapassato, quella che non c'è più. Non si occupa di start up, di banda larga, di incentivi alle imprese che creano occupazione, di nuove generazioni che non aspirano più ad un posto fisso o da precario, ma che vorrebbero essere sostenuti nella realizzazione dei propri sogni”.

Insomma, sembra non essere cambiato nulla: “Questa – insiste Faraone - è una legge di stabilità tutta imperniata sullo status quo, sembra che tutto si sia fermato a decine d'anni fa. Una foto scattata con la polaroid, mentre oggi ci sono gli iPhone. Se riprendete i giornali delle finanziarie degli ultimi 15 anni, vi accorgerete che sono tutte identiche, ma il mondo in questi quindici anni è cambiato radicalmente. Non sempre poi le voci di spesa sono collegate a riforme che rendano produttivi alcuni settori. Penso ai forestali e precari. Ci sta che pago, ma si deve generare ricchezza, non assistenzialismo”.

I conti non tornano quindi. E rischiano di non tornare. “Attendo di conoscere il calendario dei lavori dell'Ars – spiega Baccei – quindi programmerà tre o quattro giorni a Roma”. Giorni che serviranno per capire quante possibilità ci siano che il governo centrale “liberi” il mezzo miliardo circa che aveva inizialmente assicurato in sede di legge di stabilità nazionale. Soldi che, fanno però sapere fonti vicine al governo nazionale, saranno assicurati solo nel caso in cui la Finanziaria regionale riuscirà a produrre tagli per almeno 400 milioni di euro. Negli stessi incontri, fissati nei prossimi giorni, Baccei lavorerà al progetto di revisione dello Statuto siciliano che dovrebbe consentire il rientro nell'Isola di circa 1,4 miliardi di euro strutturali.

Ma, filtra sempre da Roma, adesso sarà molto importante il cammino che la Finanziaria compirà a Sala d'Ercole a partire da oggi. Anche se, già così com'è, questa legge non piace affatto a Faraone. Nonostante, invece, abbia ricevuto apprezzamenti dalla maggioranza all'Ars. A cominciare proprio dalla capogruppo “renziana” del Pd: “Nonostante le difficoltà dovute ad un complesso percorso di risanamento che stiamo portando avanti alla Regione, – ha detto Alice Anselmo - in commissione Bilancio abbiamo approvato una manovra che contiene misure a sostegno delle categorie produttive e di contrasto alla povertà”. Mentre anche altri alleati, come il protavoce di Sicilia Futura Michele Cimino ha rivendicato il “buon lavoro” fatto e ha lanciato una frecciata a Baccei: “Ormai credo che l'assessore – ha detto - non potrà avere più scuse per far accreditare alla Sicilia le somme che ci deve lo Stato”. Ma per Roma i conti non tornano ancora.