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Siciliani brava gente
Ma non quando sono in Sicilia


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I magnifici sei siciliani che reggono le sorti della nazione. Ma sorge spontanea una domanda un po' angosciante: allora com'è che la Sicilia...? (da sinistra Alessandro Pajno, Giuseppe Pignatone, Santi Consolo, Giovanni Pitruzzella, Pietro Grasso, Sergio Mattarella)

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E adesso che il palermitanissimo Alessandro Pajno è stato chiamato ai vertici del Consiglio di Stato, Il sestetto è completo. Eccolo: Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, Pietro Grasso, numero uno del Senato, Giovanni Pitruzzella capo dell'Antitrust, Santi Consolo alla guida del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Giuseppe Pignatone, procuratore a Roma, e lo stesso Pajno.

Sei magnifici siciliani nei posti chiave del potere (ci sarebbe per la verità anche il settimo: Angelino Alfano, ma ha sciacquato i panni nell'Arno renziano, dunque va giudicato rivedibile). C'è di che esserne orgogliosi: proprio da stropicciarsi gli occhi, da gonfiare il petto.

Guardando avanti, non può che rendere fieri l'avanzata di questi 'siciliani, brava gente' che sono riusciti a farsi largo in virtù di competenza e onestà. Uno è sui giornali per le inchieste scottanti all'ombra del Cupolone. Uno è arrivato a ricoprire la seconda carica dello Stato e non dimentica mai di rinnovare la commossa memoria del suo amico Giovanni Falcone. Uno è Capo dello Stato e ha portato con sé quel profilo dimesso e severo, mai scontroso, che lo rende adattissimo al ruolo. Senza tacere degli altri.

Guardando avanti, appunto, perché il problema sta nelle retrovie. Chi navigasse a ritroso, fino a raggiungere la madrepatria dei suddetti, cosa annoterebbe, tra le pieghe della cronaca e della storia? Altro elenco, stavolta senza orgoglio. L'aggressione notturna e il diverbio tra due deputati del Parlamento più antico (sic) del mondo. Il presidente Crocetta mutilato di favella, letteralmente ammutolito nelle sue prerogative di governatore, sbertucciato da Roma, privato di ogni guarentigia; sicché, l'ultima notizia che se ne ebbe fu la celebre foto al mare , in posa di sirenetto col giornale.

E poi ancora: una lotta all'ultimo dispaccio che ha sullo sfondo i tesori della Sanità, una sottoclasse politica inconcludente, arraffona e arruffona, una città sventrata da cantieri e immobilizzata che il suo sindaco narra come “La Palermo delle meraviglie”... E tanto altro di grottesco si potrebbe aggiungere.

Allora sorge, con spontaneità angosciosa, una domanda. Com'è che i siciliani si fanno onore non appena sorpassato lo Stretto, mentre, confinati nel perimetro della terra madre, appaiono quali creature dalla lingua biforcuta, uomini senza qualità, incatenati al sotterfugio della sopravvivenza? Deve essere l'aria, forse il cibo o chissà. Oppure aveva davvero ragione il vicerè Caracciolo nel 'Consiglio d'Egitto' di Sciascia, domandando al suo amico Di Blasi, con sagace ironia: “Come si può essere siciliani?”.