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legge di stabilità

Il “diktat” di Roma all'Ars
“Se non fate i bravi...”


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Baccei ha chiesto di esaminare per ultimo l'articolo che prevede il trasferimento dei fondi dallo Stato alla Sicilia. Perché? Palazzo Chigi vuole essere certo che la Finanziaria porti a nuovi tagli. Se quelle somme non arrivassero, però, sarebbe un disastro per Comuni, Forestali, Pip, teatri e tanti enti regionali. Eccoli tutti.


PALERMO - “Se fai il bravo, ti compro le caramelle”. La ricompensa per il comportamento virtuoso del bambino poteva assumere altre forme, ma non cambiava il senso: “Se non fai il discolo, riceverai un premio”. Il premio per i deputati dell'Assemblea regionale siciliana si chiama “Articolo 5”. E' la norma della Finanziaria regionale che regola i rapporti tra Stato e Regione. È quella, insomma, che disciplina il trasferimento da Roma alla Sicilia di 500 milioni di euro utili, anzi necessari, per chiudere il bilancio regionale.

Ieri, non a caso, l'assessore all'Economia Baccei ha chiesto che questo articolo venisse “votato per ultimo”. Che significa? Molto semplice. Da Roma spiegano che Palazzo Chigi sta seguendo con grande attenzione la finanziaria siciliana. In pratica, la legge di stabilità, secondo gli accordi finora portati avanti tra Baccei e i tecnici del Ministero delle Finanze, dovrà portare a tagli per circa 400 milioni di euro. È questo l'impegno chiesto alla Sicilia. Su questo si fondano le possibilità che Roma “liberi” quel mezzo miliardo. “Se fate i bravi, arrivano le caramelle” insomma. E del resto già nei giorni scorsi è arrivata la pesante critica del sottosegretario Faraone: "Questa è una finanziaria del trapassato".

Così ieri lo stesso Baccei ha rafforzato il concetto chiedendo ai deputati di “non presentare emendamenti che comportino aumento di spesa. Non ci sono più soldi. E sui nostri conti il Ministero delle Finanze ha fatto il contropelo”. Per farla breve: Roma ha esaminato punto per punto la finanziaria regionale, e ha sostanzialmente legato la liberazione del mezzo miliardo al comportamento in Aula dei parlamentari, ha auspicato, così come spiegato da Baccei, che questa legge di stabilità non subisca altr modifiche.

Cosa resta, quindi, al parlamento siciliano? E al governo? Significativa, ieri, è stata l'assenza del presidente della Regione Crocetta, che appare sempre più ai margini delle scelte che contano. Esautorato anche lì, nel momento chiave di ogni esperienza governativa, l'approvazione della legge di stabilità, appunto.

A governo e parlamento, quindi, rimane il compito di ratificare quanto già deciso altrove. Altrimenti, niente caramelle. Cioè addio al mezzo miliardo. O quantomeno, quella cifra potrebbe non essere così certa nell'entità.

“Cosa succederebbe allora, se quei 500 milioni non arrivassero?” ha chiesto ieri in Aula il parlamentare di Forza Italia Riccardo Savona. Una domanda retorica, a dire il vero, perché la risposta è nota a tutti, all'interno di Palazzo dei Normanni: se quei soldi non arriveranno, sarà un disastro, messo nero su bianco in due tabelle. Quelle che prevedono i cosiddetti “accantonamenti negativi” e l'”allegato 1” della finanziaria.

Governo e parlamento, insomma, al momento hanno deciso di usare una formula semplice: se i soldi non arriveranno, ecco da dove li recupereremo. Da dove? Il punto è proprio questo. Tra le tante cifre che governo e parlamento avrebbero potuto “congelare”, la scelta è caduta su Comuni, precari, Forestali, Pip ed enti regionali.

Se quei soldi non arriveranno, insomma, ecco tagliati metà dei 340 milioni destinati ai Comuni, e più della metà dei 225 milioni destinati ai precari degli enti locali. A rischio anche metà dei trasferimenti dei Liberi consorzi, cioè le ex Province (quasi 10 dei 19 milioni previsti). Congelati anche 73 milioni dei 142 milioni previsti per i Forestali, 22 milioni dei 44 previsti per la società partecipata Servizi ausiliari Sicilia, metà dei 12 milioni previsti per l'Ente acquedotti siciliano, metà dei dieci milioni per le “garanzie occupazionali” nei Consorzi di bonifica. Per questi ultimi enti previsto anche il ben più corposo “taglio” di 17 su 33 milioni destinato agli stipendi. Stesso discorso per gli ex Pip di Emergenza Palermo che, in caso di mancato accordo, vedrebbero andare in fumo quasi 15 dei 29 milioni destinati a loro.

Ma un altro taglio, previsto in una semplice casella della tabella, rischia di azzoppare buona parte degli enti regionali. L'accantonamento, infatti, prevede il congelamento di metà dei 186 milioni previsti nel cosiddetto “allegato 1”. Di cosa si tratta? È l'elenco tramite il quale la Regione distribuisce fondi e contributi a tantissimi soggetti. Tra questi, i finanziamenti destinati all'Irsap, all'Istituto Vite e vino, all'Esa, agli enti parco, ai teatri siciliani, alla Fondazione orchiestra sinfonica, agli Enti regionali per il diritto allo studio, alle università per le borse di studio degli aspiranti medici, per le comunità alloggio per minori e quelle per disabili. Verrebbe tutto dimezzato. Se i deputati siciliani “non faranno i bravi”. Roma ha già avvisato: “Se fate i discoli, niente caramelle”.