Live Sicilia

Enti locali

Ex Province: rischio fallimento
Lettera al governo


Articolo letto 23.431 volte

Servono fondi in finanziaria o il congelamento delle somme dovute per il risanamento della finanza pubblica. Altrimenti gli enti non potranno approvare il bilancio 2016 e la prospettiva del default si farà più vicina. Che sarebbe il triste epilogo di una riforma abortita.

VOTA
1.6/5
5 voti

finanziaria, Province, Politica
PALERMO – Le ex Province siciliane rischiano il fallimento nel 2016. E se non si metterà mano alla loro situazione economica non potranno redigere i bilanci per quest'anno. Insomma, il rischio default è concreto se in queste ore governo e parlamento non troveranno una soluzione che passi o dall'appostamento di risorse in finanziaria, risorse che oggi non ci sono, o dal congelamento delle somme dovute dalle Province come contributo alla finanza pubblica.

I nove commissari straordinari delle ex Province hanno scritto, o stanno scrivendo in queste ore, una lettera rappresentando il grave stato economico in cui versa l'Ente che amministrano, sottolineando le disastrose conseguenze cui andranno incontro i territori, se non arriveranno le somme necessarie a chiudere i bilanci. Una prospettiva che i responsabili degli enti d'area vasta hanno già esposto alla commissione Bilancio dell'Ars. Ora la missiva al presidente della Regione e agli assessori al Bilancio e agli Enti locali per trovare una soluzione.

“Vista la situazione di precario equilibrio finanziario abbiamo ritenuto opportuno coordinarci – spiega Manlio Munafò, commissario della città metropolitana di Palermo -. Sono diminuiti i trasferimenti da Stato e Regione, e le entrate dei tributi sono insufficienti a garantire l'equilibrio”.

Due le possibili soluzioni: una prevede uno stanziamento da inserire nella manovra in discussione all'Ars. Ma di questi soldi in finanziaria non c'è traccia. Anzi, in tema di enti locali la manovra azzera anche i contributi per le spese in conto capitale dei Comuni. “L'altra possibile soluzione è il congelamento del contributo alla finanza pubblica che noi subiamo – spiega Munafò -. Sono 180 milioni nel 2016 incluse delle somme dell'anno scorso. Questo consentirebbe di gestire gli enti che siamo chiamati ad amministrare, sennò avremmo difficoltà se non impossibilità a fare i bilanci del 2016”.

Insomma, il rischio del fallimento delle ex province è dietro l'angolo. Nei giorni scorsi, per esempio, il ragioniere generale del libero consorzio di Enna ha al commissario straordinario Angela Scaduto, ai dirigenti, ai sindaci e ai presidenti dei consigli comunali dell'Ennese mettendo nero su bianco l'impossibilità di gestione e di chiudere il bilancio di previsione 2016. Una situazione che più o meno accomuna tutti e nove gli enti, che potrebbero essere nell'impossibilità di occuparsi dei servizi di loro competenza, in particolare manutenzione delle strade e scuole superiori.” Già gli interventi sono stati ridotti al minimo su strade e scuole – ammette Munafò -. Io a Palermo ho dovuto ridurre l'attività di sostegno agli studenti portatori di handicap. Ma se non si interviene si arriverà a procedure di predissesto e dissesto che rischiano di coinvolgere anche il personale. A partire dalle partecipate”. Una propsettiva che fa tremare i circa 6.500 dipendenti delle ex Province. E che sarebbe un epilogo tragico alla vicenda quasi grottesca della loro trasformazione in liberi consorzi e città metropolitane. La riforma, come si ricorderà, fu approvata dall'Ars prima ancora di quella nazionale, con il tripudio di Crocetta. Salvo restare monca, per essere terminata quando già lo Stato aveva superato la Sicilia. Una lunga perdita di tempo che certo non ha aiutato a definire con maggiore certezza il futuro degli enti d'area vasta oggi sull'orlo del baratro.