Live Sicilia

La lettera

Caro presidente Crocetta
Mandi i capicorrente in cerca di voti


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, Politica

Messo in un angolo dai partiti, il governatore è ormai usato come parafulmine da quella parte di Pd che lavora per prendere il suo posto dopo il voto. Logorandolo giorno dopo giorno.


Caro presidente Crocetta,

il calvario per il suo governo e per la legislatura non è finito. E vive in questi giorni i consueti logoranti riti della finanziaria, da sempre i giorni del peggiore spettacolo che la politica siciliana offre di sé. Ma stavolta, rispetto agli scorsi anni, la musica è cambiata. Lei resta a Palazzo d'Orleans, ma il pallino non sembra più essere nelle sue mani. I partiti, alla fine, sono riusciti in qualche modo a contenerla e a mettere le mani sul volante. Guidano loro, da un pezzo. Tanto che alle volte si ha l'impressione che non ci sia più un governo, ma dodici governi diversi. Lei è progressivamente diventato quasi un fantasma. E solo negli ultimi giorni si è fatto risentire dopo un lungo silenzio.

Nel frattempo, altri hanno finalmente messo le mani sulla macchina della Regione. Qualcuno c'era già, altri sono entrati in corsa. Il passaggio dal governo “politico” (aspirazione legittima e forse anche opportuna, visti i risultati modesti dei governi così detti tecnici) al governo delle correnti è stato breve. E lei è rimasto in mezzo, alle prese con una Regione senza il becco di un quattrino, costretta a una umiliante questua nei confronti di quel governo nazionale (molto) teoricamente amico, che ha spremuto la Sicilia con la mezza scusa, sempre efficace, dei siculi sprechi da combattere.

I capicorrente si preparano, caro presidente, al futuro, un futuro che – immaginiamo che alla fine lo abbia inteso anche lei - non contempla la sua presenza a Palazzo d'Orleans. E vogliono costruirlo sin d'ora. Qualcuno portando a casa qualche risultato dopo una legislatura abbastanza disastrosa. E così si sbraccia all'Agricoltura Antonello Cracolici, che magari potrebbe essere un candidato per il “dopo”. Si dà da fare al Turismo Anthony Barbagallo alter ego di Giuseppe Lupo, altro azionista di peso del suo Pd. E poi ci sono gli altri, presidente. E qui, oltre al danno, però, per lei arriva anche la beffa. Perché tra i capicorrente che hanno preso in mano il suo governo, c'è anche chi gioca a far finta di non esserci. Chi comanda, tiene in mano magari due o tre assessorati pesanti con i suoi fedelissimi, e però a giorni alterni parla (o fa parlare) del governo regionale come di un affare che non lo riguardi, prendendo le distanze, criticando, giocando all'opposizione con le terga ben piantate su comode poltrone romane. A Roma, dove si decideranno i destini dei conti della Sicilia, questo atteggiamento si descrive con una poco elegante perifrasi, irripetibile qui, sull'esercitarsi in certo genere di attività con parti del corpo altrui. È la specialità dei renziani siciliani, che lei presidente ha molto chiaro da un pezzo. Se qualcosa non va la colpa è di Crocetta, utile parafulmine, se qualcosa funziona è merito di Renzi.

Su questo schema, presidente, i suoi avversari interni contano di mettere su la campagna elettorale per le prossime regionali. Confidando nella scarsa memoria dei siciliani, che dovrebbero di colpo dimenticarsi l'elenco di assessori renziani che insieme a lei hanno gestito questa infelice stagione di governo. Intanto si va avanti, lei sempre più logorato, la Sicilia sempre più boccheggiante, gli inquilini dell'Ars, capi o peones che siano, sempre più avvinghiati alle loro pregiate poltrone secondo la palermitanissima logica del “finché dura è fortuna”.

Solo un'arma le è rimasta a questo punto, presidente. Ora che il suo cerchio magico è sbiadito, ora che i vecchi amici di un tempo per i più diversi motivi sono rimasti afoni o addirittura diventati ostili. L'arma di un'impennata d'orgoglio, di un colpo di fantasia, che spedisca tutti a casa, magari un minuto dopo aver incassato quel mezzo miliardo per il quale tocca attraversare queste interminabili forche caudine. Lasciando, a quel punto, smaschererebbe il gioco ambiguo di chi amministra il potere con una mano muovendo critiche e impartendo lezioni con l'altra. E metterebbe i capicorrente, anche quelli che queste elezioni a voce le hanno reclamate, nella scomoda posizione di andarseli a cercare questi voti, magari senza il traino di Renzi. Sarebbe interessante capire a quel punto se il giochino del “tutta colpa di Crocetta” ha fatto presa sui siciliani. Francamente ne dubitiamo. E lei?