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"Sicilia e-Servizi costa troppo"
Scoppia la guerra Regione-Ingroia


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Durissima nota del dirigente dell'Ufficio informatico Pirillo: "La società spende un quinto in più rispetto ai prezzi di mercato. Trasferiremo due milioni in meno rispetto a quanto fatturato". L'ira dell'ex pm: "Con me la legalità, per questo vogliono farmi fuori".

 


PALERMO - “Così com'è, Sicilia e-Servizi costa troppo”. Il report è impietoso. E ha già innescato la reazione dell'amministratore Antonio Ingroia, che ha promesso denunce: “Chi vuole la guerra l'avrà”. Il campo di battaglia è la società adesso interamente in mano alla Regione. Ed è proprio la Regione ad aver messo nero su bianco le presunte inefficienze e soprattutto le spese eccessive dell'azienda.

L'atto d'accusa è in sei paginette firmate dal dirigente dell'Ufficio informatico Maurizio Pirillo, che proprio in questi giorni ha ritirato le dimissioni da questa struttura. Insediatosi a ottobre, ha avviato un carteggio non privo di tensione con lo stesso Ingroia. Ma la nota del dirigente, inviata anche al presidente Crocetta e al Ragioniere generale Sammartano, è molto netta: “Sicilia e-Servizi ha fatturato nel 2015 oltre sette milioni. Sono troppi. La Regione ne trasferirà poco più di cinque”.

Una somma frutto di un calcolo spiegato nel dettaglio nella nota di Pirillo. Una nota che segue le indicazioni giunte in Finanziaria e anche dalla Corte dei conti agli uffici regionali che hanno rapporti con le società partecipate. A questi uffici, infatti, è stato attribuito il compito di verificare la congruità dei costi per i servizi resi “in house” dalle aziende partecipate.

E da quei calcoli, emergerebbe il dato fondamentale: Sicilia e-Servizi costa troppo. E nella nota di Pirillo vengono apertamente confutato le dichiarazioni di Ingroia, secondo il quale, dal suo arrivo, i costi dell'azienda sarebbero inferiori del 200 per cento rispetto a quelli del mercato. E invece, proprio coi prezzi di mercato ha provato a fare un confronto il dirigente generale. Quelli della Consip, in particolare, cioè il centro acquisti per la pubblica amministrazione. Un riferimento, del resto, indicato dalla stessa Sicilia e-Servizi. Da quel confronto emergerebbe che, mentre i costi giornalieri per lavoratore, secondo i valori Consip, si attestano a 315,61 euro, quelli per gli 83 lavoratori della divisione “operation” (quelli, cioè, che producono i servizi dell'azienda) arrivano a 406 al giorno. Tra l'altro, ha fatto notare Pirillo, se si restringe il calcolo ai costi per il personale, si scopre che esso è ben al di sotto dei valori Consip: 236 euro. Come si arriverebbe, quindi, dai 236 euro ai 406 euro al giorno calcolati dalla Regione? Quella differenza, scrive Pirillo, è dovuta a una serie di costi aggiuntivi. In particolare, tra gli altri, quelli per i servizi, la logistica e gli avvocati (853 mila euro l'anno), quello per gli organi societari (128 mila euro) e quelli per l'affitto della sede di via Thaon de Ravel. Una cifra di 454 mila euro annui, considerata poco conveniente dalla Regione. Che ha consigliato alla società di procedere con l'acquisto dell'immobile, anche perché per quell'edificio sarebbero già stati spesi due milioni e mezzo (e altri presto potrebbero essere investiti) per il trasferimento dei famosi server della Valle d'Aosta. Se il privato, si chiede la Regione, dovesse chiedere di liberare l'immobile, che fine farebbero quegli investimenti?

Insomma, per la Regione non c'è dubbio. Non solo non sarebbe vera la tesi secondo cui Sicilia e-servizi costerebbe il 200 per cento in meno rispetto al mercato, ma addirittura il confronto rivelerebbe un costo maggiore del 22 per cento. Così, il “ricalcolo” dei costi ha avuto un effetto immediato: “Per ricondurre il costo complessivo delle attività svolte ai parametri da voi indicati – scrive Pirillo - il budget complessivo di spesa/fatturato non può essere 7.466.251 euro bensì euro 5.751.900,00 ed entro detti limiti verranno liquidate le fatture 2015 per le attività svolte che dovranno essere riepilogative con prospetto di dettaglio per singolo sistema o presa in carico gestita”.

E nella nota di Pirillo, si fa riferimento anche ai rapporti col personale regionale. La Regione, insomma, vuole inviare dentro l'azienda partecipata il proprio personale. “Il Contratto collettivo – si legge nella lettera – prevede diversi istituti utili per dette finalità e codesta società è onerata di procedere alla predisposizione di apposito protocollo d'intesa”. Una ventina di persone, quindi, dovrebbero sbarcare in Sise, attraverso gli strumenti dell'assegnazione temporanea, del distacco o del “comando”. Una lettera che ovviamente non è piaciuta all'amministratore unico Ingroia. “Sono stufo – ha detto - di leggere falsità sul conto di Sicilia E-Servizi e d'ora in poi querelerò chiunque diffonderà falsità, spesso interessate, su di me e sulla società che amministro, una società che ha avuto un passato opaco ed ingombrante, ma che oggi ha un presente virtuoso. A troppi – ha aggiunto - andava bene quel passato, ed hanno paura che il presente virtuoso diventi permanente perché certi affari loschi oggi sono impossibili, almeno finché ci sarò io. E quindi dico ai siciliani: aprite gli occhi e non fatevi fuorviare dalle informazioni false e fuorvianti che circolano".

Scendendo poi nel merito delle questioni, Ingroia ha provato a confutare la nota di Pirillo. Sarebbe falso, insomma, che i servizi garantiti dall'azienda costerebbero meno se affidati a società esterne, che le spese di Sicilia e-servizi non siano congrue e che questo potrebbe giustificare il mancato riconoscimento delle spese già sostenute nel 2015 “La verità – la denuncia di Ingroia - è un'altra: si vuole coprire un gravissimo debito fuori bilancio della Regione siciliana dovuto alle scellerate gestioni degli ultimi decenni e di una grave distrazione di quasi due milioni di euro compiuta nel 2015, a nostro danno e a nostra insaputa, dalla burocrazia regionale. Un vero e proprio peculato per distrazione. Denuncerò in tutte le sedi ogni malefatta della burocrazia e della politica regionale. Certe falsità ed attacchi a non sono casuali ma fanno parte di un disegno, che parte da lontano, e che ha come obiettivo, da anni, da quando sono stato nominato amministratore unico, di arrestare la mia azione di pulizia, trasparenza e moralizzazione dentro la regione siciliana, e che ha nostalgia dei tempi andati. Qui si vuole affossare la nuova gestione di Sicilia e-servizi, gettando via i soldi investiti in tutti questi anni fino ad oggi per spartirsi nell'ombra e con gli amici degli amici una torta di 400 milioni di euro”. Vogliono la guerra? L'avranno, conclude Ingroia. E la guerra sembra già iniziata.