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la storia

Marina, la speranza dopo il lutto
"Ai poveri il mio abito da sposa"


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I buoni. Marina Fontana non voleva che si sapesse del suo gesto generoso: donare l'abito bianco con cui andò all'altare prima della tragedia che l'ha separata dal suo amore. Poi ha cambiato idea e ha fatto bene: questa, dopotutto, è una storia di speranza.

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PALERMO- Quel vestito da sposa, candido come l'amore, non poteva restare chiuso dentro un armadio ad ammuffire con i ricordi. Così è diventato un dono per chi non ha niente, come se potesse essere tutto. Marina Fontana torna a raccontare la sua storia: l'incidente mortale sull'Autostrada del Sole che la separò dal marito, Roberto Cona, quando la macchina su cui viaggiavano fu travolta da un camion, dopo appena un anno di matrimonio; la battaglia per la legge sull'omicidio stradale. E l'ultima decisione: “Ho regalato il mio abito bianco alla parrocchia delle nostre nozze. Spero che una ragazza che non può permetterselo lo indossi e sorrida anche per me”.

“Sono innamorata del significato di quel vestito – dice Marina - donarlo è stato un soffio di amore che voleva uscire: chiuso nella sua custodia, al buio, non aveva senso. E io penso che Roberto, lassù, stia sorridendo e approvando. Quando mi ha visto in chiesa, ha alzato il velo e mi ha detto: 'sei proprio come immaginavo e sei bellissima'”.

Marina e Roberto, un legame che nemmeno il destino, sotto forma di schianto, ha intaccato. “Conservo i fotogrammi di quel giorno marchiati sul cuore, al presente. Stiamo tornando in Sicilia, in vacanza, io, palermitana, sposata a lui, palermitano, entrambi a Milano per lavoro. Siamo raggianti. Un camion effettua un sorpasso in quel tratto autostradale dove non è permesso. Io mi spavento e lui mi rassicura. Io gli dico 'amore io mi fido di te, è di loro che non mi fido'. La sua risposta. 'se ti fidi di me stai tranquilla, ci sono io a proteggerti'. Era quasi la mezzanotte del 26 luglio 2013”. Questa, la breve cronaca di una tragedia infinita.

Da allora è stato un lungo e doloroso cammino contrassegnato dal coraggio, una lenta ricostruzione di senso, culminata nella scelta generosa: “Donare il vestito è un segno di rispetto per la vita che continua. Dentro di me significa: vai amore vola verso altri, dai a loro la felicità. Io non ho bisogno di un abito per sapere che amore e felicità esistono”. E c'è pure la grinta di chi non si arrende. La battaglia sulla legge per l'omicidio stradale, portata avanti con altre persone, mutilate negli affetti e una solidarietà comune: “Sono entrata nel mondo dei familiari delle vittime della strada, ho conosciuto tantissime storie come la mia. Piano piano sono diventata un punto di ascolto e lì ho capito che bisognava cercare di fare un lavoro di squadra".

 Su una una lettera pubblicata, qualche tempo fa, per LiveSicilia, Marina ha scritto: “Io sono un miracolo, per come è stata distrutta la macchina dovevo essere morta anche io, ed invece sono qui, e se sono viva devo essere forte, ho voglia ancora di credere al bene e devo andare avanti. Roberto ha fatto tanto bene in vita e anche con la sua morte che è stata un regalo per molti con la donazione dei suoi organi. Tanta gente non capisce la fortuna che ha nel poter abbracciare ogni giorno le persone che ama...”. Proprio come vivere, al buio, chiusi dentro un armadio.