Live Sicilia

I soldi della Regione

Le liquidazioni infinite, i fedelissimi
La voragine degli enti inutili


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Il governo regionale ha rinnovato l'incarico del commissario di Eas. La scadenza? Solo quando verrà completata la liquidazione che va avanti... da 12 anni. In qualche caso, le procedure di scioglimento delle aziende sono iniziate negli anni '80. Mentre le partecipate sono tutte lì, molte delle quali guidate da amministratori graditi al governatore.

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PALERMO - Dovevano scomparire. E invece sono tutti lì. Dovevano essere chiusi, sciolti, liquidati. E invece, continuano a produrre indennità e costi, bollette e stipendi. Enti immortali. Che hanno resistito, senza alcun apparente problema, alle "promesse rivoluzionarie" di un governo che avrebbe dovuto chiudere mezza Regione. E non è riuscito a serrare nemmeno uno sgabuzzino.

Un liquidatore è per sempre

Anzi, una delle ultime delibere della giunta Crocetta suona quasi come una resa. È quella con la quale è stato rinnovato l'incarico del commissario liquidatore dell'Ente acquedotti siciliano Dario Bonanno. Per quanto tempo il burocrate dovrà lavorare ancora alla chiusura di Eas? Non si sa. Perché nella delibera la giunta precisa che il liquidatore dovrà rimanere in carica fino alla fine della liquidazione dell'ente. Se non è un contratto a tempo indeterminato, poco ci manca. Per capirci, l'Eas è in liquidazione dal 2004. Dodici anni non sono bastati per chiudere l'ente. Che oggi fa pochissimo. Quanti altri ne serviranno? Non è dato sapere. Di sicuro, quel tipo di incarico, che terminerà solo col completamento della liquidazione, non sembra affatto uno "stimolo" per il liquidatore stesso. Che, se facesse in fretta, finirebbe solo per accelerare l'addio a quella indennità. Nel caso di Bonanno, sono 40 mila euro lordi l'anno. Mentre altri 37 mila euro sono andati in questi anni agli amministratori. Fino a quando verranno pagati? Una risposta non c'è.

Le società che non si sciolgono mai

Anche perché se vai a guardare le altre esperienze, non è che le procedure di liquidazione in Sicilia siano così sbrigative. La società Siace, ad esempio, è in liqudazione dal 1985: 31 anni di scioglimento. Manco fossero i ghiacciai dell'Antartide. Il Ciem invece aveva il compito di occuparsi della gestione di eventi e fiere. La società, nata nel 1999 è in liquidazione dall'agosto del 2009. Al liquidatore Baldassare Quartararo vanno diecimila euro. Ma fino a pochi mesi fa, lo stipendio del direttore generale Antonino Giuffrè sfiorava i 195 mila euro lordi. Con la società Info Rac Map spa nata nel 2007, la Regione avrebbe voluto dare esecuzione alla convenzione di Barcellona sulla protezione del Mediterraneo dai rischi dell'inquinamento. Un accordo datato... 1976. Due anni dopo la nascita, l'azienda andrà in liquidazione. E anche in questo caso il liquidatore è Baldassare Quartararo: ecco altri 25 mila euro lordi annui. Nel 2001, invece, nasce Lavoro Sicilia, ovviamente in liquidazione anche questa, anche se in tempi più recenti. Sono in liquidazione addirittura dal 1999 l'ente minerario Ems e l'ente per la promozione industriale Espi, insieme all'Azasi (l'azienda asfalti siciliani). Il liquidatore incaricato è Rosalba Alessi. Che non ha ancora portato a compimento l'operazione. Intanto, anche quest'anno in Finanziaria è arrivato puntuale lo stanziamento per la gestione di questi enti: quattro milioni e mezzo. Mentre solo per i lavoratori dell'Ente minerario nella legge di stabilità è arrivato un finanziamento ulteriore da due milioni e mezzo: il contributo complessivo è di oltre undici milioni. Il liquidatore di Espi e Ems riceve quasi 44 mila euro annuo per ciascuna liquidazione, mentre i collegi dei revisori costano circa 20 mila euro l'anno ciascuno. Per un ente in liquidazione da 17 anni. Un caso a sé invece è quello che riguarda altre due partecipate come Multiservizi e Bioshpera. A portare avanti la liquidazione, infatti, tutt'ora è Anna Rosa Corsello. Dirigente sospeso dalla Regione a causa di una condanna a due anni e mezzo per peculato a causa di un uso fin troppo disinvolto, secondo i pm, dell'auto blu.

La confusione del riordino

Ne dovevano restare due. Poi tre. Poi non più di cinque. E invece, le società partecipate della Regione sono ancora tutte lì. Undici, per l'esattezza. Incrollabili monumenti allo spreco, agli scandali, alle consulenze, ai costi vertiginosi e alle logiche antiche del sottogoverno. Un mondo sul quale il governatore ha sparso un po' di fedelissimi, ricalcando le orme del suo predecessore Lombardo. Rimangono in piedi, infatti, l'Ast (dove Crocetta ha piazzato un dirigente del Megafono come Massimo Finocchiaro), Sas, Sicilia e-servizi (guidata ancora, tra le polemiche anche recenti, dal fedelissimo del governatore Antonio Ingroia), Sviluppo Italia Sicilia, Mercato agroalimentare siciliano, Parco scientifico e tecnologico, Seus (a guidarla è un altro amico del presidente, cioè l'ex componente del suo ufficio di gabinetto, Gaetano Montalbano), Riscossione Sicilia (presieduta da un amministratore che Crocetta ha cercato più volte di inserire nei suoi governi, cioè Antonio Fiumefreddo), Irfis, Siciliacque e Società patrimonio immobiliare. Quest'ultima, a dire il vero, era stata indicata tra le aziende da chiudere. Crocetta ci ha poi ripensato. Poco prima, aveva messo la società nelle mani del suo avvocato personale, Vincenzo Lo Re.

I campi del sottogoverno

L'opposizione aveva chiesto di chiudere quell'ente, e trasferire il personale all'assessorato all'Agricoltura. Ovviamente, l'ente è ancora lì. Anche con giustificazioni condivisibili: l'Esa avrebbe dovuto incorporare l'Istituto per l'incremento ippico di Catania e l'Istituto zootecnico di Palermo. Quantomeno, si sarebbero abbattuti i costi degli amministratori e dei dirigenti. Non succederà però nemmeno questo. L'Esa intanto, da due anni e mezzo, è commissariato. Un commissario straordinario che ha visto rinnovato il contratto dieci volte. Si chiama Francesco Calanna ed è un militante del Megafono. Perché tenere in vita questi enti, tutto sommato, conviene a tutti.