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La maggioranza non c'è
Il governo affonda nella palude


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, Politica

Alle prime votazioni sulla manovra, il governo e i partiti alleati hanno dimostrato ancora una volta tutte le proprie divisioni e debolezze. Il Pd tenta la fuga, mentre il messaggio lanciato all'esecutivo è chiaro: nessuno sconto.

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PALERMO - Negli stessi minuti in cui il presidente della Regione annunciava una conferenza stampa in occasione della quale avrebbe premiato il medico lampedusano Pietro Bartolo, il suo governo affondava una, due, cinque, sei volte sotto i colpi dei franchi tiratori della maggioranza e soprattutto a causa delle colpevoli assenze dei deputati amici.

E l’esame della manovra non è, di fatto, ancora iniziato. Le buone intenzioni di una maggioranza sempre più ampia e variopinta, e allo stesso tempo sempre più fragile, confusionaria e caciarona, sono naufragate contro la necessità di assicurare una dignitosa presenza a Sala d’Ercole e quella di garantire un minimo di indirizzo, una strada, un'idea che fosse, se non unitaria, discretamente condivisa.

La verità è sempre quella: la maggioranza non c’è. E non c’è nemmeno un governo. Impegnato quest’ultimo, con i suoi assessori, più che altro a lanciare fin da ora una campagna elettorale nella quale il mantra sarà: “Noi siamo diversi da Crocetta”. Nel frattempo, i deputati che dovrebbero essere alleati tra loro, si consumano nelle solite guerre tra bande. Un piccolo Vietnam politico. Tutto negli occhi della fresca capogruppo del Pd Alice Anselmo: “Chiedo il rinvio della seduta” ha detto. Facendo chiaramente riferimento “all’esito delle votazioni di oggi”. Cioè alle cadute continue, ripetute, inaspettate, clamorose.

E così, il voto segreto ha consentito di tagliare spese di viaggio per Crocetta e Lo Bello, di spostare un milione del Fondo dei dirigenti alle opere per i porti e di cassare anche due semplici emendamenti “tecnici” di Baccei con quali venivano reindirizzati i fondi per il personale in seguito alla ristrutturazione degli assessorati all’Economia e alla Famiglia. E che l’alba di questa manovra sembri introdurre una giornata di tempeste, è anche nel merito degli emendamenti bocciati ieri sotto il voto segreto. Emendamenti dalla ridotta portata economica, ma che avevano una natura assai “personale”. Un messaggio chiaro destinato al governo in carica. Il cui leader (almeno formalmente), anche stavolta non c’era. “Arriverò nei momenti cruciali” aveva promesso Crocetta. Ma la strada di questa manovra è in salita fin da subito.

Anche considerato il fatto che il voto di ieri ha riguardato il bilancio e non la finanziaria. È nella legge di stabilità, infatti, che maggiormente il governo dovrebbe testare la propria solidità. Di fronte a provvedimenti che possono verosimilmente dividere. E dividere davvero. Ma l’impressione è quella di una maggioranza che non h bisogno di dividersi. Perché è già divisa. Perché impegnata, nelle singole correnti, a irrigare l’orticello dell’assessorato ricevuto con l’ultimo rimpasto. Il resto? Vada in malora.

Non sono casuali, infatti, le assenze di massa di esponenti di Pd, Udc e Ncd. Tanti, lontani da Sala d’Ercole, dove è arrivato l’atto legislativo più importante dell’anno. Tutti lontani, anche il presidente. Che pensava agli eroi di Lampedusa, mentre il suo governo affondava una, due, sei volte.