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Il caso

La guerra delle partecipate
All'Ars resa dei conti per i 2 Antonio


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fiumefreddo, ingroia, Politica

Ingroia e Fiumefreddo, i due "uomini del presidente", hanno finora provocato veri e propri terremoti diplomatici con governo, Parlamento e burocrazia. Ma così facendo, a torto o a ragione, stanno trascinando giù anche le società che amministrano. E adesso Crocetta pensa a un cambio alla guida di Riscossione Sicilia.

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PALERMO - Sono gli uomini del presidente. Tra quelli che oggi, senza dubbio, si trovano a ricoprire quelle posizioni per espressa volontà di Rosario Crocetta. Scelte, però, che sembrano portare più guai che guadagni al presidente. I due “Antonio”, Ingroia e Fiumefreddo, non piacciono a tanti. E spesso non hanno fatto granché per piacere. Ma la tensione costante, l’ostilità perenne, tra pezzi di maggioranza e i due amministratori, sta finendo per trascinare giù anche le società guidate dall’ex pm e dall’ex soprintendente. Mai come oggi, infatti, Sicilia e-Servizi e Riscossione Sicilia sono vicini al baratro della chiusura.

In mattinata, infatti, il governo regionale è andato sotto clamorosamente. Crocetta aveva proposto un emendamento col quale cassare un comma dell’articolo sulle Partecipate regionali. Un passaggio che, di fatto, toglieva a Sicilia e-Servizi il “monopolio” della gestione dell’informatica in Sicilia. È bastata una piccola modifica. Che ha cambiato tutto. La Regione, da adesso in poi, non dovrà per forza avvalersi dell’azienda. Potrà farlo, ma potrà anche rivolgersi ad altri soggetti. Quanto basta per depotenziare l’azienda di Ingroia. Per toglierle prestigio e forza. E anche, in un certo senso, per “aggirare” i rischi di “ricatto informatico” al quale la Regione rischia di essere sottoposta finché dei privati con un contenzioso aperto con la Pubblica amministrazione, terranno le chiavi di alcuni delicatissimi sistemi tecnologici.

La scelta dell’Aula di bocciare l’emendamento del governo, però, è stata raccolta come uno “schiaffo alla legalità” dall’ex pm Ingroia, che ha puntato il dito in particolare contro l’assessore all’Economia Baccei che in quell’occasione non avrebbe difeso a sufficienza l’emendamento, rimettendosi al volere dei deputati: “Il voto della politica – ha detto Ingroia - non ha fatto altro che l'atto finale della loro rivincita nei confronti della legalità. Non è un caso – aggiunge - che l'assessore all'Economia Baccei, che contraddicendo la volontà del presidente della Regione ha lasciato libertà di voto sull'emendamento che di fatto chiude Sicilia E-Servizi, avesse stretti rapporti professionali con l'ex socio privato di Sicilia E-Servizi in una situazione di confitto di interessi clamorosa. Ieri – ha aggiunto Ingroia - ho lanciato un appello a governo e Parlamento per una scelta di campo: andare nella direzione della legalità e sviluppo con la nuova Sicilia E-servizi, che in questi due anni ha perseguito risparmi fino al 500% o aprire alla speculazione selvaggia del libero mercato in un momento in cui ci sono 400 milioni di euro di risorse Ue. Prendo atto che la maggioranza apre alla liberalizzazione selvaggia”.

Parole che hanno, ovviamente, innescato nuove polemiche in seno alla maggioranza di Crocetta. Con l’intervento del capogruppo del Pd Alice Anselmo: “Le parole di Ingroia – ha detto - sorprendono e dimostrano una visione limitata di quello che è accaduto: l'Ars ha approvato una norma che stimola Sicilia e-servizi ad essere competitiva sul mercato e introduce criteri di concorrenza che aumentano la qualità dei servizi informatici e riducono i costi per la Regione, in coerenza con i principi comunitari. Ingroia invece di lamentarsi – conclude - pensi a svolgere bene il suo ruolo, e rispetti il governo, il parlamento l'assessore Baccei che non merita di essere oggetto di accusa tanto ridicole quanto infondate”.

Poco dopo, ecco anche le parole di Alessandro Baccei: “Premesso – ha detto - che la norma oggetto degli attacchi odierni dell’amministratore di Sicilia e-Servizi, proposta in sede parlamentare e approvata dall’Assemblea Regionale, merita il rispetto dovuto alle decisioni del parlamento, è appena il caso di segnalare che dal mio curriculum personale, regolarmente pubblicato sul sito internet istituzionale della Regione siciliana, risulta chiaramente che dal 1990 al 1997 ho intrattenuto un rapporto di lavoro con la società Andersen Consulting, successivamente Accenture, che solo in seguito è diventata socio privato di Sicilia e-Servizi. Considerato che a partire dal 1997, - ha proseguito Baccei - e cioè da 19 anni, non ho più intrattenuto rapporti di alcun tipo con la società in questione, vorrei che si spiegasse in che cosa consista il conflitto di interessi, o quale legge o anche semplice regola deontologica potrei violare”.

Insomma, l’affaire Sicilia e-Servizi è riuscito in un colpo solo a creare problemi sia all’interno del governo sia tra gli alleati in parlamento. Giusto per completare un quadro che era stato iniziato con le accuse alla burocrazia. Incarnata, in questo caso, dal dirigente dell’Ufficio informatico Maurizio Pirillo. Quest’ultimo ha messo in discussione la svolta “virtuosa” di una società che, secondo il burocrate, costa troppo rispetto ai valori di mercato. Anche in questo caso, l’amministratore Ingroia ha reagito puntando il dito contro la burocrazia regionale, attrice di “loschi affari” alle spalle di Sicilia e-Servizi. Uno scontro riguardo al quale Crocetta ha cercato di mediare. Tirando un po’ le orecchie a Pirillo (“Un tecnico non deve fare quelle valutazioni”), ma ribadendo la stima per entrambi i “contendenti”.

Di certo c’è che l’ex pm non sta certamente rendendo la vita facile al governatore. Così come, del resto, da mesi sta facendo Antonio Fiumefreddo. Attorno all’avvocato catanese si sono coagulate le “antipatie” di mezza assemblea regionale. E anche in questi casi, l’amministratore scelto da Crocetta ci ha messo del suo. Ieri in Aula Crocetta, di fronte alle critiche feroci dei deputati, ha anche ventilato l'ipotesi che la guida della società possa cambiare in tempi più o meno brevi. Del resto in questi mesi attorno a Fiumefreddo sono nati dei veri e propri casi politici e diplomatici. Già in occasione della prima polemica, ormai quasi due anni fa, quella che ha visto buona parte del Pd schierarsi contro la sua nomina ad assessore ai Beni culturali, ecco richiamata dall'amministratore “l’ombra della mafia”. Poi, è stato il turno di Riscossione Sicilia. La mancata ricapitalizzazione della società, pochi mesi fa, innescò una furiosa reazione di Fiumefreddo. Parole che fecero emergere il “caso” dei deputati presunti “evasori”. Culminato con una querela per diffamazione presentata dal presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone. E la diffidenza nei confronti di Fiumefreddo è emersa anche ieri, di fronte all’articolo che prevedeva il finanziamento di circa 17 milioni per la società. Un articolo che l’Ars non ha votato, perché fortemente a rischio bocciatura. A criticare apertamente Riscossione, è stata Forza Italia, col capogruppo Falcone che ha anche annunciato un emendamento col quale chiedere il passaggio della maggioranza delle quote a Equitalia. Il governatore ha difeso con forza lo stanziamento. Ma poi ha fiutato la nuova clamorosa bocciatura, dopo quella sulla ricapitalizzazione e quella freschissima su Sicilia e-Servizi. Così, ha chiesto ai capigruppo un confronto, dopo la seduta d’Aula. Un confronto che si trasformerà in una lunga riunione notturna. Perché i due Antonio, gli uomini del presidente, continuano a dividere. E a trascinare nel caos, a torto o a ragione, le società che il governatore ha messo nelle loro mani.