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Restituiti i documenti a Montante
E spunta la parola 'dossieraggio'


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Antonello Montante

Nuova puntata nella vicenda giudiziaria che coinvolge il numero uno di Confindustria Sicilia, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

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PALERMO - I pubblici ministeri restituiscono, dopo averne estratto una copia, gli originali dei documenti personali di Antonello Montante, e trattengono quelli che riguardano società a lui direttamente o indirettamente riconducibili. Comprese quelle che , secondo l'accusa, avrebbe gestito in maniera occulta.

Nuova puntata nella vicenda giudiziaria che coinvolge il numero uno di Confindustria Sicilia, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. E nelle carte della Procura spunta la parola “dossieraggio”.

Il 19 febbraio scorso il Tribunale del Riesame di Caltanissetta aveva definito il sequestro nei confronti di Montante generico e con troppa libertà di azione per la polizia giudiziaria. La procedura avrebbe dovuto prevedere la convalida dei pubblici ministeri. Ora sono gli stessi pm - il facente funzione di procuratore Lia Sava, l'aggiunto Gabriele Paci e il sostituto Stefano Luciani - a rispondere per le rime al Tribunale: tutte le procedure sono state rispettate, comprese quelle che hanno portato al prelievo nello studio di casa Montante, a Serradifalco, di una serie di documenti.

L'obiettivo dei pm è quello di “verificare se Montante abbia posto in essere una sistematica attività di dossieraggio nei confronti di coloro che, avendone condiviso il percorso in seno alle associazione di categoria - sono potenzialmente in condizione di riferire notizie utili... all'evidente fine di minarne, in maniera preventiva la loro credibilità e affidabilità”. I magistrati hanno raccolto le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, secondo cui la scalata di Montante nel mondo delle associazioni di categoria sarebbe stata agevolata “da esponenti di rilievo della criminalità di stampo mafioso”.

I legali di Montante smentiscono l'ipotesi dossieraggio. “Il fatto che i pubblici ministeri restituiscano i documenti in originale - spiegano gli avvocati Nino Caleca, Marcello Montalbano e Giuseppe Panepinto - è la conferma che non siamo in presenza di atti illegittimi, illeciti o soltanto segreti, ma di appunti che Montante ha utilizzato per documentare quotidianamente la sua ventennale attività antimafia. Se si fosse trattato di un corpo di reato certamente non sarebbero stati restituiti”.