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Movida, il regolamento non piace
Nove locali fanno ricorso al Tar


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Un gruppo di esercenti si rivolge alla giustizia amministrativa per chiedere lo stop alle regole imposte dal Comune in materia di musica notturna. L'udienza è prevista per il 9 marzo.

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PALERMO - Un ricorso contro il regolamento sulla movida approvato lo scorso novembre dal consiglio comunale ma anche contro l’ordinanza sindacale che fissa le sanzioni per chi fa musica fuori orario. Nove locali palermitani sono sul piede di guerra e si rivolgono al Tar per chiedere la sospensiva del provvedimento con cui l’amministrazione Orlando ha provato a regolare (con il pugno di ferro) la vita notturna cittadina.

A inizio novembre, infatti, Sala delle Lapidi ha approvato un regolamento sulla movida fra mille polemiche, soprattutto per la mancanza del piano di zonizzazione: l’escamotage trovato dall’Aula prevede che il regolamento decada qualora entro sei mesi la giunta non approvi uno schema di massima sulla zonizzazione. Intanto, però, le disposizioni sono entrate in vigore e non sono certo tenere verso chi disturba la quiete dei residenti: il sindaco ha infatti deciso per il pugno duro, anche su spinta del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza.

Lo stop alla musica esterna è stato fissato a mezzanotte, con il divieto assoluto di sforare i limiti sonori o di far filtrare al di fuori del locale qualunque tipo di rumore. Poi il sindaco ha emanato un’ordinanza prevedendo sanzioni aggiuntive, ossia cinque giorni di chiusura alla prima violazione. Misure che evidentemente non sono piaciute a nove locali che, tramite l’avvocato Giovanni Puntarello, hanno presentato ricorso al Tar: si tratta di Il Siciliano, Jackass, Qvivi, Cavù, Ombelico del mondo, Anfiteatro ai Candelai, Basquiat, Cantavespri e Old School. Ma altri potrebbero aggiungersi da qui ai prossimi giorni.

Il ricorso mette sotto accusa diversi aspetti del regolamento e dell’ordinanza: la chiusura di 5 giorni non troverebbe riscontro nelle leggi e quindi sarebbe stata decisa in modo arbitrario dal Comune, che invece può solo limitarsi ad applicare le sanzioni esistenti; eccessiva indeterminatezza nella rilevazione delle emissioni sonore; mancanza di competenze specifiche della Polizia municipale e nessuna specificazione sugli apparecchi usati. Ma i locali puntano il dito anche contro la disparità di trattamento fra un locale che viola le regole e il privato cittadino che usa una radio a tutto volume. L’udienza è fissata per il 9 marzo.

“Avevamo chiesto a gran voce il piano di zonizzazione acustica, per il quale il comune di Palermo è in difetto da decenni, e regole certe; ci ritroviamo invece con un regolamento confuso, che non tutela i residenti e che si offre alla discrezionalità degli organi di controllo, ma soprattutto che viene spalmato su tutto il territorio comunale senza un minimo di distinzione, quando la normativa nazionale, quella che questa amministrazione fa finta di non conoscere, dice chiaramente cosa, dove e fino a quando si può fare, basta sola applicarla e far sì che venga rispettata”, dice Marcello Robotti, presidente di Vivo Civile. “Stiamo parlando di una normativa fatta pensando soprattutto a chi abita le zone calde del divertimento ma, al contempo, dando a chi fa impresa la sicurezza di poter lavorare dentro parametri certi. Il volume della musica è già normato, sta poi all’amministrazione dotarsi degli strumenti e del personale qualificato per il controllo. È impensabile vietarla solo perché c’è una palese difficoltà a gestirla - continua Robotti - ricorreremo anche contro la sanzione accessoria della chiusura forzata di 5 giorni, sia perché crediamo che non rientri tra i poteri del sindaco attraverso un’ordinanza sindacale, sia perché riteniamo che se un gestore sbaglia debba si pagarne le conseguenze, ma non scaricando gli effetti sui dipendenti, mettendo di fatto a rischio quei già risicati posti di lavoro che il settore offre”.