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Verso gli appuntamenti elettorali

"Mandiamo a casa i responsabili
del disastro siciliano"


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, Advertorial, Le firme, Le idee
La Sicilia e i siciliani stanno soffrendo, lo sappiamo, una devastante condizione di sottosviluppo e di marginalità. Sarebbe perfino noioso, tante sono state le volte in cui abbiamo denunciato precise colpe di governanti, deputati regionali e dirigenti di partito, ripetere nel dettaglio i guasti immensi provocati da una classe politica complessivamente inadeguata, mediocre, indifferente ai bisogni della collettività e sovente, ce lo dicono le cronache giudiziarie, coinvolta in odiosi reati commessi da alcuni suoi esponenti. Padri e madri improvvisamente senza lavoro – numerose sono le vertenze di cui nessuno si interessa più - giovani valorosi costretti ad emigrare per vedere riconosciuti i propri meriti, imprese ed esercizi commerciali che chiudono, famiglie che arrancano, servizi insufficienti, a cominciare dalla sanità, infrastrutture fatiscenti o addirittura inesistenti.

Dall'altro lato, istituzioni assenti, un governo regionale sotto tutela romana che si esibisce in prima, seconda, terza e quarta edizione, cambiando una quarantina di assessori, per nascondere approssimazione, incapacità e intatti legami con logiche e riti del passato, privilegi intoccabili per gli inquilini dei Palazzi della casta, bassissima produttività dei legislatori sebbene strapagati, antimafia di facciata utilizzata per affari illeciti, carriere fulminee, facili consensi elettorali. Cerchi magici attorno ai potenti costituiti da una folla di personaggetti di vario rango che, chiunque regni, riescono ad occupare in perpetuo poltrone e poltroncine di sottogoverno, nei consigli di amministrazione, nelle aziende sanitarie, negli uffici di gabinetto.

Una schiera di sgomitanti questuanti, con le dovute eccezioni, a cui importa poco il profilo etico del dante causa, purché si resti nel giro degli incarichi, ben remunerati al di là di comprovate competenze e di risultati positivi raggiunti. Sembra non esserci speranza, non ci sono netti segnali di una robusta ripresa dell'economia e dell'occupazione. Al contrario, le strade crollano, i fondi europei risultano poco e mal spesi, vuoto assoluto in materia di rifiuti, di trasporti, di formazione, di innovazione, di energia, di tecnologie avanzate. I Comuni con i loro sindaci sono abbandonati e mortificati, colpiti da dissennati tagli nazionali e regionali che vedono il povero cittadino vittima impotente di fronte al conseguente inasprimento delle imposte locali.

Come reagisce il siciliano a tutto ciò? O, meglio, intende reagire? O preferisce piangersi addosso, affidarsi a improbabili profeti, limitarsi a inveire contro il fato crudele? Perché, alla fine, sono queste le domande da porsi. Si dimentica, forse, che siamo in democrazia. In democrazia si scelgono i rappresentanti del popolo - magari ponendo un tetto massimo al numero delle legislature e riducendo le scandalose indennità godute? - li si fa lavorare e poi, alle successive elezioni, li si giudica: hanno operato bene? Si votano. Hanno operato male? A casa. E sì, perché il momento dell'apertura delle urne è, o dovrebbe essere, la punta più alta e nobile di una democrazia. Certi politicanti lo hanno sporcato facendone occasione di mercato, di scambio voto-favore, financo di patti scellerati con mafiosi e amici dei mafiosi.

Eppure, pare che il meccanismo (hai fatto bene, ti voto; hai fatto male, ti mando via) non abbia funzionato nella nostra maledetta e amata terra del Gattopardo. Infatti, nonostante ci abbiano trascinato nel baratro freddo e gelido di regione tra le ultime in Europa eleggiamo sempre i soliti noti, ce li ritroviamo tronfi e satolli al solito posto, come se la “razza” sicula fosse sprovvista di uno specifico enzima, quello che aiuta a mettere insieme potere con responsabilità. Qui, chi ha il potere non ha al contempo l'obbligo di risponderne alla comunità (a sua volta impassibile a ogni catastrofe) che il potere ha a lui conferito.

Finché da siciliani, vanamente orgogliosi di un'autonomia speciale ormai solo sulla carta, non faremo una veloce cura per acquisire nel nostro DNA quel particolare enzima, rifuggendo dall'ingannevole scorciatoia del favore personale e del perseguimento di convenienze correntizie, corporative o lobbistiche, non vedremo mai la luce, e una notte nera ci attende per i prossimi anni. Nel 2017 ci saranno importanti appuntamenti elettorali, non sprechiamoli. Potremmo prendercela unicamente con noi stessi.