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l'analisi

Tutti i 'signor Franco' di Ciancimino
Storia di un fantasma e di una farsa


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Massimo Cianncimino

Tanti i ricordi, ma nessuna traccia, nessuna prova di quello che il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo indica come l'anello di congiunzione fra il padre (e dunque la mafia corleonese) e i politici in combutta con i boss.


PALERMO - Quanti sono i signor Franco che popolano la mente di Massimo Ciancimino. Tanti, troppi a giudicare dai verbali del figlio di don Vito. Proprio qui sta il problema e cioè nel passaggio dalla sua mente ai resoconti raccolti dai magistrati. Non poteva bastare che il signor Franco - alle volte declinato in Carlo – finisse in un atto giudiziario per renderlo vero.

Il signor Franco, uomo nero al confine tra Cosa nostra e i Servizi segreti deviatissimi, protagonista della storia d'Italia degli ultimi quarantanni, spione malefico, autore delle peggiori nefandezze, è rimasto confinato ai ricordi di Massimo Ciancimino. Fantomatico, come i personaggi delle farse teatrali, popolate da uomini stravaganti calati in una quotidianità farcita - da qui deriva il termine farsa - dai racconti di Ciancimino jr.

Grotteschi sono i suoi verbali, anche volendo con un sforzo concedergli il beneficio del tempo che passa e rende difficile il lavoro della memoria. Prendiamo gli ultimi verbali - ultimi nel significato cronologico della parola, visto che sono del 2012 - depositati dai pubblici ministeri un paio di settimane fa al processo sulla Trattativa nel corso del quale Massimo, nella doppia veste di testimone chiave e imputato, tornerà a testimoniare il 3 marzo.

Si è già scritto di quello in cui disse di avere riconosciuto il signor Franco nell'ex segretario della Camera dei deputati, oggi al Quirinale, Ugo Zampetti. Nel secondo, al supertestimone veniva mostrato un album con 33 fotografie. In mezzo a molti “non riconosco il soggetto” ecco spuntare qua e là barlumi di speranza - “mi sembra il signor Franco - davanti alle immagini catalogate ai numeri 11,12,13, 19, 22, 23 e omissate per ragioni investigative.

Fino alle quasi certezze sulla numero 14. Già, la 14: “Si tratta del signor Franco... associo nella mia memoria questa immagine nel periodo di poco successivo all'arresto di mio padre...”. Niente, neppure la 14 ha prodotto i risultati sperati. Anche allora le indagini non sono approdate a qualcosa che assomigliasse ad una verità.

Del signor Franco nessuna traccia, nessuna prova, ma in compenso tanti i ricordi di Ciancimino. Perché lo 007 sporco e cattivo era uno di famiglia a casa dell'ex sindaco mafioso di Palermo. Era l'anello di congiunzione fra il padre (e dunque la mafia corleonese) e i politici in combutta con i boss. Arrivava con la macchina blu, parlava con don Vito e si dileguava. Era un consigliere dei Ciancimino. Li avvertiva delle indagini in corso. E addirittura ebbe per le mani il papello, e cioè le condizioni dettate da Riina ai politici durante i giorni della Trattativa per fermare le bombe. Quando voleva Ciancimino jr alzava la cornetta e lo contattava attraverso una linea dedicata.

Nel percorso accidentato verso la verità. Fantomatica come il signor Franco - Ciancimino jr ha preso degli scivoloni notevoli. Pensiamo alle accuse contro Gianni De Gennaro sfociate in un processo per calunnia, quando si è scoperto che le carte con cui Ciancimino aveva accusato l'ex capo della polizia erano taroccate. Oppure quando condusse gli speranzosi inquirenti fino a Roma, dove non c'era il signor Franco, ma un barista dei Parioli. Meglio, mantenersi sul vago allora. A quei mi sembra che riempiono i verbali e alimentano i sospetti.