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PALERMO - SEZIONE MISURE DI PREVENZIONE

Il sequestro Virga e gli incarichi non autorizzati
"Licenziato" l'amministratore giudiziario


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Si rompe il rapporto fiduciario. Il commercialista Giuseppe Rizzo non gestisce più il patrimonio degli imprenditori di Marineo. Ventotto consulenti pagati senza il via libera del giudice. (Nella foto un'immagine del sequestro Virga).

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PALERMO - Troppi incarichi - ventotto - e pure pagati senza l'autorizzazione del giudice. Si rompe il rapporto fiduciario e viene revocato l'incarico all'amministratore giudiziario di uno dei sequestri più chiacchierati degli ultimi tempi.

Il commercialista Giuseppe Rizzo non gestisce più il patrimonio degli imprenditori Virga di Marineo che, secondo l'accusa, da un lato denunciavano di essere vittime del racket e dall'altro avrebbero goduto dell'appoggio dei mafiosi per aggiudicarsi alcune commesse. Ai Virga l'anno scorso la sezione Misure di prevenzione, allora presieduta da Silvana Saguto, sequestrò su proposta della Dia beni per un miliardo e 600 milioni, tra cui 33 imprese di calcestruzzo, 700 tra case, ville e immobili, 80 rapporti bancari, 40 assicurativi e oltre 40 mezzi.

Il nuovo collegio - guidato da Giacomo Montalbano, giudice estensore Giovanni Francolini - ha fatto le pulci al lavoro di Rizzo e deciso per la revoca prevista “in caso di grave irregolarità o di incapacità” dell'amministratore. Il Tribunale contesta al commercialista - dopo averlo convocato per chiedergli chiarimenti - di avere eseguito dei pagamenti - da due mila e 200 a quattro mila e 200 euro ciascuno - in favore di ventotto persone.

“Il compimento di tali esborsi, segnatamente alla luce del loro ingente complessivo ammontare - si legge nel provvedimento - avrebbe richiesto l'autorizzazione scritta del giudice delegato”. Ecco perché il presidente Montalbano parla di “grave irregolarità” che ha fatto venire meno il “rapporto di fiducia che è presupposto per la prosecuzione dell'incarico”. Incarico che ora passa al catanese Giuseppe Privitera e che, così ci raccontano le intercettazione del caso Saguto, faceva gola a molti.

"Gli daranno un incarico di quelli giganteschi", diceva un commercialista all'avvocato Walter Virga. Era il 2 luglio scorso. La voce correva nei corridoi del Tribunale di Palermo. Un patrimonio sterminato sarebbe finito sotto la scure della sezione Misure di prevenzione e comprendeva "di tutto e di più, dalle case di cura, alle immobiliari alle cave".

Il 6 luglio successivo scattò il sequestro Virga. Il collegio presieduto dalla Saguto nominò  Giuseppe Rizzo. Virga era rammaricato. Riteneva che un suo collaboratore, Alessio Cordova, fosse pronto per l'incarico: "... senti, ma secondo te questa qua non è andata, non tanto a me, ad Alessio, alla luce delle pressioni di quello la", oppure poteva essere una conseguenza "di quello che è successo". Lo sponsor di Rizzo, secondo i finanzieri della Polizia tributaria, sarebbe stato l'ufficiale della Dia, Rosolino Nasca, mentre Virga non escludeva che la mancata scelta di Cordova fosse dovuta allo scontro aperto con la Saguto dopo che il giovane amministratore aveva allontanato dal suo studio Mariangela Pantò, fidanzata di uno dei figli del magistrato.

Il 17 luglio era la stessa Saguto a mostrarsi timorosa per la nomina di Rizzo. Aveva scelto "un ragazzetto che non so come farà, adesso io devo nominare un coadiutore giusto perché sennò". La scelta sarebbe dovuta ricadere su Carmelo Provenzano perché "è un docente e non può dire niente nessuno". Oggi Provenzano, professore alla Kore di Enna, è finito pure lui sotto inchiesta. Per la "laurea farsa" di uno dei figli della Saguto.

Adesso l'amministrazione è stata affidata ad un altro professionista, mentre prosegue il processo. I legali dei Virga, gli avvocati Antonio Di Lorenzo, Andrea Dell'Aira, Franco e Luca Inzerillo, hanno chiesto che nelle more della decisione le imprese passino dall'amministrazione al controllo giudiziario attraverso l'istituzione di un organismo di vigilanza.