Live Sicilia

Palermo

Usura, le accuse prescritte
dopo diciassette anni


Articolo letto 3.984 volte
VOTA
0/5
0 voti

, Cronaca
PALERMO- Ci sono voluti 17 anni e 5 processi per scrivere la parola fine sulla vicenda giudiziaria di Francesco Gatto, ex funzionario della dogana di Palermo accusato di avere prestato, negli anni '90, denaro a interessi usurai a decine di commercianti palermitani. La corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli avvocati dell'imputato dopo che nel secondo processo d'appello le accuse a suo carico erano state dichiarate prescritte. Gatto aspirava al proscioglimento nel merito che la Cassazione, rigettando l' impugnazione, non gli ha dato, confermando l'estinzione dei reati per prescrizione. Come stabilisce la legge restano però validi i risarcimenti dei danni liquidati alle vittime, compresa l'associazione antiusura Sos Impresa. Tra di loro anche un'ex assessore comunale, Emanuela Alaimo, la prima a denunciare Gatto nel lontano 1999.

L'imputato era stato condannato nel 2004, in primo grado, a sette anni. Poi venne assolto in appello. La Cassazione annullò con rinvio ad altra corte d'appello e nel 2015 i giudici di secondo grado dovettero dichiarare la prescrizione dei reati. A Gatto era stato confiscato un patrimonio immobiliare miliardario (ai tempi c'erano ancora le lire) - 30 tra appartamenti, ville e terreni, quindici conti correnti aperti presso diversi istituti di credito palermitani, tre auto, una moto di grossa cilindrata - poi restituiti in applicazione della legge 125 del 2008 che ha abrogato la norma, introdotta nel 1990, che estendeva, tra gli altri, agli indiziati di usura e estorsione, le misure patrimoniali antimafia del sequestro e della confisca. L'indagine partì dalle denunce di alcuni cittadini. Nell' abitazione dell'imputato gli uomini della Guardia di Finanza trovarono titoli di credito in bianco e scritture private di compravendita di immobili firmate preventivamente dalle vittime. Secondo gli inquirenti, al momento di concedere i prestiti pretendeva dai suoi debitori garanzie immobiliari che poi sfruttava in caso di insolvenza. Attraverso questi meccanismi sarebbe divenuto proprietario di numerosi immobili. In cambio del denaro concesso alle vittime Gatto avrebbe chiesto interessi che si aggiravano intorno al 144%. (ANSA)