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Inchiesta sul percolato a Bellolampo
Chiesta la condanna di Cammarata


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I pm Geri Ferrara e Maria Teresa Maligno hanno chiesto alla quarta sezione del Tribunale di Palermo quasi mezzo secolo di carcere per gli undici imputati nel processo per disastro ambientale, avvelenamento di acque, discarica abusiva, traffico di rifiuti.

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PALERMO - I pm Geri Ferrara e Maria Teresa Maligno hanno chiesto alla quarta sezione del Tribunale di Palermo quasi mezzo secolo di carcere per gli undici imputati nel processo per disastro ambientale, avvelenamento di acque, discarica abusiva, traffico di rifiuti. Il procedimento nasce da un'inchiesta sullo sversamento di percolato e la sua infiltrazione nelle falde acquifere nella discarica di Bellolampo. Alla sbarra anche l'ex sindaco Diego Cammarata. Per lui e per l'ex liquidatore dell'Amia Gaetano Lo Cicero, sono stati chiesti cinque anni e mezzo di carcere. A loro viene contestata anche l'accusa di abuso d'ufficio, perché secondo i pm avrebbero rimosso illegittimamente il direttore di Bellolampo, Giovanni Guicciardi, contrario alla loro gestione della discarica. Cinque anni la pena invocata per l'ex presidente del consiglio di amministrazione della società Vincenzo Galioto e l'ex direttore generale Orazio Colimberti; tre anni e sei mesi per Nicolò Gervasi e Aldo Serraino; quattro anni per Pasquale Fradella, Antonino Putrone, Fabrizio Leone e Luigi Graffagnino; tre anni e mezzo per Mario Palazzo.

Nel 2013 la discarica fu anche sequestrata. Al centro dell'indagine, la formazione dell'enorme lago di percolato, il liquido rilasciato dai rifiuti altamente inquinante, che si è formato nell'impianto di smaltimento palermitano di Bellolampo. Dalle analisi chimiche è emerso che il percolato si è infiltrato nelle falde acquifere e in quattro pozzi privati della zona in cui vennero trovate tracce di solfiti, nitrati e metalli. Il liquame, inoltre, tracimato a valle, avrebbe inquinato il torrente Celona che alimenta il canale Passo di Rigano, le cui acque finiscono nel mare del quartiere Acquasanta. (Ansa)