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il processo sulla trattativa stato-mafia

Ciancimino accusa Dell'Utri
"Prese il posto di mio padre"


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Marcello Dell'Utri

Il figlio di don Vito e il ruolo di mediazione nel presunto accordo tra Stato e Cosa nostra: "Mio padre fu arrestato e capì di essere stato venduto".

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PALERMO - "Mio padre, quando fu arrestato, sentì di essere stato venduto. Era stato messo da parte perché sarebbe stato sostituito, nel suo ruolo di mediatore tra lo Stato e la mafia, da qualcun altro. Infatti mio padre è morto da carcerato. A sostituire mio padre fu Marcello Dell'Utri". Lo ha raccontato al processo sulla trattativa Stato-mafia il testimone-imputato Massimo Ciancimino. Suo padre fu "posato" dopo l'arresto di Totò Riina al quale don Vito, secondo il racconto del figlio, contribuì in modo decisivo. "Fu Provenzano a 'vendersi' Riina. Mio padre già pressava da tempo, pensava che bisognava smetterla con la strategia stragista - ha spiegato Ciancimino - I carabinieri diedero a mio padre le mappe di Palermo e Provenzano indicò il luogo dove era nascosto Riina. Mio padre fornì anche l'utenza del gas e della luce per individuare meglio la villetta". Ciancimino ha ricordato che "il covo del 'capo dei capi' non fu subito perquisito (Mario Mori, uno degli imputati del processo 'trattativa' è stato assolto in via definitiva per favoreggiamento per la mancata perquisizione, ndr)".

"Avevo la mappatura dei cellulari presenti in via D'Amelio il giorno della strage, poi però l'avvocato Lapis mi disse di distruggerli e purtroppo lo feci", è poi un altro passaggio della deposizione. Gli altri documenti, che erano stati raccolti dal padre per un libro di memorie mai pubblicato, Ciancimino cercò di recuperarli a Parigi nel 2008, da una cassetta di sicurezza dove erano custoditi. Tra questi documenti ci sarebbe stato anche il "papello" - un foglio con le richieste della mafia per terminare le stragi. "Andai a Parigi per recuperare i documenti più importanti che mi aveva dato mio padre - ha raccontato - Ero costantemente seguito, fui controllato anche al passaggio del monte Bianco. Mi spogliarono. Stetti lì per sette ore con mia moglie". In passato Ciancimino disse che aveva trovato i documenti un una cassetta di sicurezza del Liechtenstein.

"Nel 2006 andai in Egitto perché il signor Franco o un'altra persona a lui vicina mi consigliò di allontanarmi, perché da lì a poco sarebbe stato arrestato Provenzano e la mia situazione giudiziaria sarebbe rapidamente peggiorata, così come poi in effetti fu". Ciancimino ha ricordato così il suo viaggio a Sharm el Sheikh, dove in effetti si trovava quando, l'11 aprile, è stato arrestato Provenzano. "Non volevo fuggire, ero andato con l'avvocato Mangano - ha proseguito - per avere un avvocato al mio fianco. Lo stesso avvocato Mangano mi disse che l'idea di andare via era positiva, perché nel momento in cui sarei tornato, consegnandomi alle autorità, avrei potuto ottenere più facilmente i domiciliari".