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PALERMO

Falsomiele, il film dell'orrore
"Ho visto quell'uomo sparare"


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È un super testimone ad inguaiare Carlo Gregoli e Adele Velardo. Il suo racconto e le immagini di una telecamera ricostruiscono il duplice omicidio.

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PALERMO- Dallo specchietto retrovisore ha visto l'assassino esplodere il colpo di grazia alla nuca di Vincenzo Bontà, freddato assieme a Giuseppe Vela, ieri mattina in via Falsomiele.

È un super testimone ad inguaiare Carlo Gregoli e Adele Velardo. Il suo racconto e le immagini di una telecamera ricostruiscono la sequenza dell'orrore. Sono l'ossatura del provvedimento di fermo firmato dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Claudio Camilleri e Sergio Demontis.

Sono le 9.38 di ieri. I coniugi escono di casa, si allontanano a bordo di una Toyota Land Cruiser e imboccano la via Falsomiele. Alle 9.41 la Fiat 500 L transita nella stessa strada, ma nel senso opposto di marcia. Una manciata di secondi dopo, ecco spuntare di nuovo la Toyota. Stavolta segue a ruota la Fiat. Poi, entrambe le auto escono dall'inquadratura. Un minuto e 43 secondi dopo riappare la Toyota. Si muove in retromarcia, fino a imboccare la stradina che li conduce alla loro abitazione. Nella sequenza delle immagini i poliziotti riconoscono la donna, seduta sul lato passeggero, mentre riprodurrebbe il gesto della mano che impugna la pistola. Poi, si abbassa “per occultare qualcosa sotto il sedile”. È in quel minuto e 23 secondi rimasti fuori dall'inquadratura che le vittime vengono crivellati di colpi.

Riavvolgiamo il nastro perché alle 9.42 la telecamera inquadra l'arrivo di un'altra auto che accosta all'improvviso. Quaranta secondi dopo fa inversione di marcia e si allontana. A bordo c'è il supertestimone che, rintracciato dai poliziotti della Squadra mobile, guidati da Rodolfo Ruperti, racconterà la scena che la telecamera non è riuscita a filmare: “Dentro la vettura sentivo i colpi di arma da fuoco... c'era una auto tipo Suv parcheggiata... un uomo che proveniva dal fuoristrada impugnava una pistola all'indirizzo di un uomo che gli stava di fronte... l'uomo cadeva a terra e quello armato sparava altri colpi... effettuavo la manovra di retromarcia e notavo dallo specchietto retrovisore che l'uomo con la pistola guardava ancora la vittima che giaceva al suolo...”. Il testimone non sa ancora che in realtà il Suv coprirebbe la Fiat delle vittime. Lo scopre poco dopo quando, rientrando a casa, cerca su Internet traccia di ciò che ha visto. E la trova su Livesicilia.

La descrizione fisica e dei vestiti indossati dal killer corrisponde a quella di Gregoli, fermato la scorsa notte. Non è difficile risalire a lui e alla moglie. I poliziotti li trovano a casa assieme ai figli. Sono appassionati di armi, frequentano il poligono di tiro e detengono legalmente due pistole fra cui una semiautomatica “Tanfoglio” calibro 9 per 21, lo stesso di quella da cui sono partiti i colpi che hanno ucciso Bontà e Vela. Una pioggia di fuoco. Una ventina i fori sui corpi delle vittime e sull'auto. Sei i bossoli recuperati. I pubblici ministeri sono convinti che a sparare sia stata anche la donna. Per i poliziotti il caso è chiuso.

Di avviso opposto il legale della coppia, l'avvocato Aldo Caruso: “È tutt'altro che una ricostruzione assodata. L'apparente consistenza degli indizi cozza con l'inconsistenza di tutto il resto. Non c'è un movente. E anche la semantica del delitto appare anomala. Non si uccide qualcuno vicino casa e con la propria macchina. I coniugi Gregoli sono persone per bene e senza alcun precedente giudiziario”.