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I soldi della Regione

La guerra delle esattorie non è finita
Faraone: "Basta con Riscossione"


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, Politica

La società è stata "salvata" in occasione dell'ultima Finanziaria. Ma da Roma arrivano critiche molto forti: "Nell'Isola i numeri sono negativi. Si riscuotono 38 euro ad abitante invece dei 148 del resto d'Italia. Questa azienda è una brutta copia di Equitalia, simbolo di un uso distorto dell'autonomia che danneggia solo i siciliani".

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PALERMO - Durante il suo lungo intervento a Sala d'Ercole in occasione dell'approvazione della Finanziaria, Crocetta ha legato il destino di quella società persino al futuro della legislatura. “Ringrazio tutti i deputati – ha detto – che hanno deciso di ricapitalizzare Riscossione Sicilia. Non vi nascondo che la chiusura dell'azienda avrebbe potuto comportare la fine di questa esperienza di governo”. Parole che non sembrano scuotere più di tanto il governo Renzi. Che oggi torna all'attacco di Riscossione, tramite le parole del sottosegretario Davide Faraone: “Questa società non funziona. Non si può andare avanti così”.

La guerra dell'esattoria, insomma, non è affatto finita. Per Crocetta, però, la difesa dell'agente di riscossione siciliano è anche un segno tangibile della difesa dell'autonomia siciliana. E, usando parole sue, un modo “per evitare che si torni all'epoca dei Salvo”. Riferimento pittoresco, ma che – qualcuno lo ha fatto notare al presidente a Sala d'Ercole – nulla ha a che vedere con le prospettive che sono emerse in questi mesi: non un trasferimento della riscossione ai privati, ma un passaggio di funzioni a Equitalia, cioè un'azienda legata comunque al settore pubblico.

Una cosa, per Roma è certa: Riscossione Sicilia, così com'è, non funziona. E le difese autonomistiche di Crocetta si scontrerebbero con la durezza dei numeri. “Stiamo monitorando attentamente – ammette Davide Faraone - la situazione della riscossione in Sicilia. Nel 2015 Equitalia ha recuperato 8,2 miliardi di euro di riscossione. Un più 16 per cento rispetto al 2014. In Sicilia la riscossione coattiva è scesa del 10 per cento. Andiamo indietro. Lo dicono i dati: il caso di Riscossione Sicilia è emblema dell’uso distorto dell’autonomia nella nostra isola. Un doppione rispetto all’equivalente nazionale che più che doppione è una brutta copia. L'autonomia della Regione non si misura dal numero di società con la parola Sicilia che si tengono in vita, anche se producono perdite”.

Ma sarebbero altri i numeri raccolti da Roma, che fotograferebbero meglio l'inefficienza di Riscossione: “In Sicilia – spiega Faraone - si riscuotono 38 euro ad abitante, mentre la media nazionale è di 148 euro. E non perché la Sicilia sia povera. In Calabria si riscuotono 132 euro ad abitante, in Campania siamo a 141 euro, in linea con la media nazionale. Parliamo di regioni che hanno lo stesso sviluppo economico della nostra. Regioni che in linea con il resto d’Italia hanno aumentato la riscossione. Tranne noi”.

Una scarsa capacità di incidere dell'agente di riscossione che, secondo Faraone, finisce per tradursi nel tasso di evasione fiscale che “nell’Isola – prosegue il sottosegretario - si attesta sui due miliardi di euro. Una cifra enorme. Non possiamo andare avanti così. Su questo serve una riforma seria. Il 2015 è stato l'anno record nella lotta all'evasione con 14,9 miliardi di euro recuperati dallo Stato. Il governo nazionale c'è come al solito ed è pronto a dare una mano”.

E la “mano” di Roma ha la forma di Equitalia. “Se ci fosse Equitalia in Sicilia – dice Faraone - verrebbero riscossi 500 milioni in più dei quali una buona parte finirebbero nel bilancio regionale. Dicono che non ci sono soldi per lo sviluppo, per i giovani, per le start up, per le imprese e poi si decide di prendere 500 milioni e buttarli. Continuiamo a mantenere in vita Riscossione Sicilia che ha chiuso “virtuosamente” il 2014 con un passivo di quasi 14 milioni e mezzo di euro. E chissà quanti nel 2015. Abbiamo bisogno – insiste - di una società che produca utili, non che debba essere risanata continuamente. Abbiamo bisogno di casse rimpinguate grazie ai contributi dei cittadini per avere servizi (che a quello servono) non cerberi a tre teste da saziare con risorse per lo sviluppo. Che Riscossione Sicilia sia assorbita da Equitalia o che si trovino altre soluzioni sono questioni secondarie: è essenziale dare a una società che si occupa di riscossione dei tributi gli strumenti per operare bene e un piano industriale che preveda innanzitutto il ripianamento delle perdite”.

E il ritardo nella redazione del Piano industriale dell'azienda è stato al centro delle polemiche anche recenti. “Strano però – ha detto l'ex amministratore Fiumefreddo – che, con me presidente quello fosse un problema anche in relazione alla ricapitalizzazione. Non appena è decaduto il cda ecco i finanziamenti: il piano industriale non era più necessario”. Ma per Roma, il problema è alla radice: “È paradossale – sottolineaFaraone - che chi deve riscuotere le tasse chiuda i conti in rosso. È paradossale che altrove, ovunque, si riescano a portare sempre più risorse nelle casse grazie ai tributi e invece noi chiediamo ai contribuenti di sanare gli sprechi o la cattiva gestione di un carrozzone mangiasoldi. Non può vigere il sistema della riscossione timida e discreta, del 'grazie, prego, scusi, tornerò' senza intervenire in maniera strutturale sugli sprechi e in maniera strategica sull’evasione”.

Una maniera di gestire la riscossione delle tasse “ambigua” secondo Faraone e che “danneggia soltanto i siciliani. Adeguarsi al resto del Paese non vuol dire perdere autonomia. Significa non continuare a perpetrare condotte che portano in vicoli ciechi o peggio ancora sull’orlo di precipizi. Significa smetterla una volta e per tutte – conclude - con la mano tesa a Roma e con l’assistenzialismo provvidenziale”.