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I soldi della Regione

Dalle sanatorie ai maxi stipendi
È la Finanziaria dei privilegi


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, Politica

Il governo Crocetta e la sua maggioranza hanno voluto l'abbattimento dei tetti per i burocrati, la norma che "salva" i compensi per i doppi incarichi e anche il condono per i sottotetti. La rivoluzione è ormai un lontano e sbiadito ricordo.

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PALERMO - Tra i tetti e i sottotetti ecco spuntare di nuovo la Sicilia dei privilegi, delle varie caste che sembrava dovessero essere spazzate via dalla rivoluzione crocettiana. E invece, eccole lì le sacche del favore e dei vantaggi. Sostenute persino da questo governo che sembrava volerle archiviare nella storia a chiaroscuro dell'Isola.

Il primo atto di Rosario Crocetta appena insediatosi alla Regione aveva un obiettivo preciso: gli stipendi di alcuni burocrati esterni della Regione. Cacciati nel corso di una conferenza stampa che annunciava il “Pacchetto Tsunami” fatto di decisioni choc. Un'onda anomala che si è via via ridotta a un mulinello. Un nubifragio divenuto pioggerellina primaverile.

La lotta ai maxi-stipendi infatti si è trasformata in qualcos'altro. Si è trasformata ad esempio in un voto contrario alla norma che avrebbe introdotto un nuovo tetto alle indennità dei dirigenti degli enti e delle partecipate della Regione. La norma prevista nella legge di stabilità prevedeva un limite massimo di 118 mila euro lordi annui. Limite abbassato a 79 mila da un emendamento del Movimento cinquestelle. Un tetto troppo basso secondo la maggioranza. Che con il voto segreto ha bocciato tutto l’articolo, "salvando" in tal modo gli stipendi dei dirigenti. Che almeno fino al prossimo anno non subiranno alcuna decurtazione. Ma come? E lo Tsunami? E la lotta alle caste? Una marcia indietro così evidente da costringere persino il Partito democratico a mettere una “pezza mediatica” su quella notizia, con la promessa di un disegno di legge col quale riparare all'errore. Resta da vedere adesso se alle parole seguiranno i fatti.

Di sicuro c' è che questa norma fa il paio con un'altra. Una “coppia” di provvedimenti che sa tanto di restaurazione. L'altro atto fortemente voluto dal governo di Rosario Crocetta sotto certi aspetti appare anche “paradossale”. Si tratta di una vera e propria sanatoria nei confronti di quei burocrati che per anni hanno ricevuto i compensi per i "doppi incarichi" negli enti regionali, nonostante un chiaro divieto espresso prima da un decreto nazionale del 2010, poi dalla Finanziaria regionale del 2012. Crocetta ha presentato e difeso in Aula un emendamento col quale viene fornita una '"interpretazione autentica" di quella norma del 2012, sulla quale, a dire il vero, aveva già dato la propria “autentica interpretazione” il Cga meno di due anni fa, escludendo l'erogazione di quelle indennità per tutti i dirigenti. Un parere al quale era seguita anche una circolare del Ragioniere generale Sammartano che aveva obbligato gli enti regionali a bloccare quegli stipendi e ad avviare il recupero delle somme degli anni scorsi. L'emendamento del governo così capovolge l'interpretazione del giudice amministrativo. Con quale risultato? I dirigenti regionali e anche i maxi burocrati potranno continuare a sommare alle loro già notevoli indennità, anche quelle legate ad esempio alla partecipazione ai Consigli di amministrazione, alla liquidazione di società regionali, al commissariamento di enti vari come ad esempio le ex Province.

Ma la vera “retromarcia” del governo sui temi della lotta ai privilegi è nei dettagli di questa norma. Che punta, evidentemente, a “sanare”, almeno dal 2012 in poi, la posizione di una sfilza di dirigenti che hanno intascato indennità che non avrebbero potuto incassare. E l'elenco ad esempio di dirigenti generali che – stando ai siti ufficiali di Regione e società – hanno ottenuto doppi e tripli incarichi, è lunghissimo. Si va dai burocrati recentemente accusati di peculato dalla Procura di Palermo, cioè l'ex capodipartimento Anna Rosa Corsello e il segretario generale Patrizia Monterosso (quest'ultima avrebbe restituito le somme ricevute da Irfis: chiederà la restituzione?), passando per i tantissimi dirigenti generali e dirigenti “semplici” inviati a guidare, in qualità di commissari, le ex Province.

Somme erogate in violazione della legge, ma che potrebbero restare nelle tasche dei destinatari. Già che c'era, il governo si è messo al sicuro per l'immediato futuro. Perché, nello stesso momento in cui ha affermato la “gratuità” dei doppi incarichi, ha escluso un elenco di enti. Un elenco così lungo, a dire il vero, da spingere il deputato grillino Giancarlo Cancelleri a chiedere: “Quale ente rimane fuori da quella lista?”. Quale “doppio incarico”, insomma, andrà svolto in maniera gratuita? Perché nell'elenco degli enti esclusi da quell'obbligo sono presenti, tra gli altri, le società partecipate l'Aran, le Camere di Commercio e – ecco il colpo di genio dell'esecutivo - i soggetti contenuti nell'Allegato 1 della Finanziaria. Una sfilza lunghissima che contiene tra gli altri l'Irsap, il Ciapi, l'Istituto Vite e vino, l'Istituto incremento ippico, l'Esa, gli enti parco e i teatri siciliani.

Governo e maggioranza, insomma, non amano i tetti bassi. Semmai amano i sottotetti. Sala d'Ercole ha infatti approvato la sanatoria dei sottotetti sinora non abitabili e che lo potranno diventare. “Ancora una volta, purtroppo, - il rammarico del deputato Pd Filippo Panarello - prevale la logica della sanatoria e dello sfruttamento degli spazi urbani. Eravamo contrari alla norma sulla proroga dei termini della sanatoria dei sottotetti, avevo anche presentato un emendamento soppressivo ma l’aula si è espressa diversamente, purtroppo anche con il sostengo di esponenti della maggioranza e del Pd. Appare evidente che dentro il partito si debba aprire una discussione su questo tema. Oggi il parlamento siciliano ha mandato un pessimo segnale ai cittadini”. Ha dimostrato, insomma, che questa è anche la Finanziaria dei privilegi.