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L'analisi

Il lungo tramonto
del Crocetta nudo e solitario


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Una regione squattrinata, le sfide cruciali solo rinviate, una maggioranza sempre sull'orlo di una crisi, un presidente indebolito che perde i fedelissimi. Difficile aspettarsi con queste premesse molto di buono dalla fine della legislatura.

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PALERMO – E alla fine, la finanziaria delle vacche magrissime fu approvata. Anche se con una valanga di incognite sul suo futuro. A partire da quel mezzo miliardo che si deve ancora strappare a Roma e che al momento non c'è. Proseguendo poi per le tante montagne ancora da scalare che si chiamano ex Province (sull'orlo del default), precari degli enti locali, forestali e via discorrendo. La sensazione, dopo il dibattito visto a Sala d'Ercole, è sempre più quella di un Palazzo che si trascina sotto un peso insostenibile. Il governo di Rosario Crocetta e la sua maggioranza, in cui ormai il Nuovo centrodestra alberga senza più rossore e tentennamenti, tentano di mettere toppe qua e là in un vestito sbrindellato, senza aggredire di petto i nodi strutturali, che sono quelli legati da una parte alla spesa (soprattutto alla spesa per stipendi, pensioni e sussidi travestiti da stipendi) e dall'altra al rapporto con uno Stato che infligge fardelli sempre più insostenibili alla Sicilia. Nodi antichi e aggrovigliati, per i quali si continua a rinviare, come del resto in Sicilia s'è più o meno sempre fatto.

Uno scenario che non lascia presagire troppo di buono per i due anni di legislatura che ancora rimangono. Due anni che, fin quando non si troverà un accordo accettabile e serio con Roma che passi metta insieme autonomia, responsabilità e sostenibilità economica e finanziaria, si preannunciano durissimi per una Regione la cui economia soffre tragicamente la mancanza della leva pubblica da cui per decenni sostanzialmente è dipesa.

Il contesto politico all'interno del quale affrontare queste sfide resta alquanto fragile. Sì, la maggioranza dopo la falsa partenza in cui il governo per un giorno intero è andato sotto su tutto, si è sostanzialmente compattata. Ma gli scontri sotterranei tra Crocetta e i renziani sono riemersi a più ripresi come fiumi carsici. Basti pensare al caso di Sicilia e-Servizi, che ha spinto il governatore, forse per la prima volta a interrogarsi (buon ultimo in Sicilia) sul fatto se esista o meno una maggioranza. Divergenze di visioni che si replicano anche sullo spinoso dossier di Riscossione Sicilia.

Trovare una sintesi spetterebbe per ruolo al presidente della Regione. Ma malgrado Crocetta sembri sforzarsi di rinunciare a certe sparate sopra le righe viste in passato, l'impressione è quella di un governatore sempre più marginale, indebolito, messo all'angolo dalle correnti e da partiti e partitini che già pensano alla sua successione. Non solo. Attorno a Crocetta continua a franare pezzo dopo pezzo quell'ingombrante cerchio magico che per lungo tempo ha rappresentato per il governatore un usbergo ma anche un ostacolo per instaurare un rapporto costruttivo con i partiti. Le vicende giudiziarie rendono sempre più scomoda la poltrona di Patrizia Monterosso, dopo aver di fatto tolto di scena Anna Rosa Corsello, quelle politiche hanno messo fuori gioco Antonio Fiumefreddo e messo sempre più in discussione Antonio Ingroia. Insomma, Crocetta appare sempre più solo e sempre più nudo. Ad affrontare un percorso proibitivo disseminato da mine vaganti sempre più vicine a esplodere, vedi ad esempio alla voce ex Province. Una via d'uscita a oggi ancora non si intravede. Un pizzico di realismo suggerirebbe forse di chiudere baracca e cercare di voltare pagina dopo una legislatura disastrosa. Che invece sembra destinata a trascinarsi ancora per due difficilissimi anni di prolungato tramonto.