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l'analisi

Fiumefreddo, Ingroia e Monterosso
La caduta dei burocrati


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La Finanziaria appena approvata ha depotenziato il ruolo dell'ex pm e ha portato all'addio dell'avvocato catanese. Nelle stesse ore arrivava la notizia dell'accusa di peculato per il segretario generale. Fedelissimi di Crocetta, alla Regione o nel sottogoverno, indeboliti dai colpi della politica o delle inchieste.

 

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PALERMO - Sono caduti, o scivolati, uno dopo l'altro, in una settimana, per motivi spesso assai diversi. Sono i burocrati, gli amministratori più vicini al presidente. Colpiti dalla politica o dalle Procure. Dall'Ingroia dimezzato al Fiumefreddo spodestato. Passando per le "signore" della burocrazia regionale: Patrizia Monterosso e Anna Rosa Corsello, che la Procura di Palermo vuole portare a processo per un presunto peculato da undici (!) milioni di euro. Una notizia piombata nel silenzio generale di una politica che in passato aveva scatenato nubifragi di polemiche al primo venticello di sospetto.

L'Ingroia dimezzato

Quella norma porta la firma del deputato renziano del Pd Luca Sammartino. E ha, di fatto, tolto dalle mani di Sicilia e-servizi il monopolio dell'attività informatica della Regione. La società guidata da Ingroia, insomma, è strategica ma non troppo, visto che da adesso la pubblica amministrazione non "dovrà" rifornirsi da Siese, ma "potrà avvalersi" di quell'azienda. Potrà. Ma non dovrà. Così, ogni dipartimento regionale, così come le strutture della Sanità siciliana ad esempio, di fronte alla necessità di installare un nuovo software o avviare un nuovo protocollo, potranno rivolgersi direttamente a una società esterna. Quanto basta, insomma, per togliere dalle mani dell'ex pm l'esclusività di un rapporto che era anche, in un certo senso, origine di un vero e proprio "potere" tramutatosi a volte almeno in un potenziale "ricatto tecnico". Un potere condiviso, a dire il vero, con gli ex soci privati che più volte hanno minacciato (e qualche volta mantenuto la promessa) di "staccare la spina" alla Regione, di fronte al mancato riconoscimento di questo o quel credito.

E non a caso, la decisione dell'Assemblea di depotenziare Sicilia e-servizi non è stata presa affatto bene dal governatore che addirittura, su questa vicenda e su quella "parallela" di Riscossione Sicilia ha deciso di "testare" la solidità della sua maggioranza. Dopo che, a dire il vero, lo stesso Ingroia aveva complicato le cose polemizzando violentemente con l'assessore (renziano) Baccei.

Così, dall'Ars esce fuori un Ingroia indebolito. Già duramente contestato dalla burocrazia regionale (il dirigente dell'Ufficio informatico Maurizio Pirillo, in particolare) sui costi dell'azienda. Una gestione finita anche nel mirino dei suoi ex colleghi pm: per il 30 marzo è stata fissata la prima udienza del processo sulle contestate assunzioni a Sicilia e-servizi. Una indagine nella quale Ingroia è coinvolto insieme allo stesso Crocetta. Che non è riuscito a difenderlo dagli attacchi di deputati e dirigenti. La debolezza del governatore, così, si è trasformata nella debolezza di uno dei suoi fedelissimi.

Il Fiumefreddo spodestato

Se Ingroia è uscito malconcio da questa Finanziaria, peggio è andata a un altro "uomo del presidente". L'addio di Antonio Fiumefreddo a Riscossione Sicilia è arrivato proprio in seguito alle roventi trattative portate avanti nel corso dell'iter della legge di stabilità. Quando è apparso chiaro a tutti che il problema di Riscossione fosse rappresentato soprattutto dal suo presidente. "A Crocetta hanno detto: consegnaci la testa di Fiumefreddo e salviamo la società", racconta l'avvocato catanese che ha reagito accusando la classe politica siciliana e annunciando la sua discesa in campo, proprio in politica. E la ricostruzione di Fiumefreddo non deve poi discostarsi tanto dalla realtà. Se è vero che l'Aula per settimane si è rifiutata di trovare due milioni e mezzo per la ricapitalizzazione dell'azienda finché Fiumefreddo ne era a capo, ma è riuscita a trovarne sei volte tanto, una volta venuta a conoscenza dello scioglimento del cda. Una reazione, quella del parlamento, agli scontri veementi sfociati anche in una denuncia dell'Ars all'amministratore. "Sul mantenimento in vita di Riscossione Sicilia – ha tuonato Crocetta – è in gioco l'autonomia della Sicilia e il futuro di questo governo e di questa Assemblea". Alla fine, a cadere è stato solo Fiumefreddo. L'ennesimo "no" all'amministratore dopo i  "no" incassati da Crocetta in altre occasioni, quelle in cui sembrava imminente l'ingresso in giunta dell'avvocato catanese.

Le signore della Regione

La notizia è stata accolta da un sorprendente silenzio della politica. E dello stesso governatore, in passato assai solerte nel trasformare in plateale denuncia e in strombazzata conferenza stampa, il minimo sospetto, il viaggetto dubbio di qualche burocrate, o le parentele poco chiare di qualche altro dirigente. E invece, sulla notizia della chiusura delle indagini a carico di Patrizia Monterosso e Anna Rosa Corsello, è stato steso un velo di sorprendente silenzio. Crocetta, che aveva derubricato in "multa" la condanna da 1,3 milioni di euro comminata dalla Corte dei conti al Segretario generale, deve confrontarsi adesso con l'accusa ancora più pesante avanzata dalla Procura di Palermo: un peculato da 11 milioni di euro, di cui si sarebbero rese colpevoli – secondo i pm – appunto Patrizia Monterosso e Anna Rosa Corsello. La prima a "ispirare", la seconda a "eseguire" le operazioni utili a ripianare – in maniera illegale, secondo i pm - proprio quel danno all'erario contestato alla massima burocrate di Sicilia. Che, a differenza degli anni passati, è apparsa molto meno "presente" nel corso dei lavori sulla manovra finanziaria. Una dirigente difesa finora, con unghia e denti da Crocetta. Che ha però deciso di tacere, di fronte alla decisione della stessa Procura verso la quale ha indirizzato in questi anni esposti, denunce e segnalato manciugghie varie. La stessa Procura che oggi, in pratica, contesta alle due dirigenti (la Corsello è già sospesa in seguito a una condanna per peculato, riferita all'uso dell'auto blu) di avere operato illegittimamente, sotto il naso del presidente che una volta si vantava del proprio fiuto "sbirresco". E che in quel caso non ha annusato nulla, non si è accorto. O semplicemente si è fidato.