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Corsa contro il tempo

Province sull'orlo del fallimento
Adesso servono 200 milioni


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Crocetta ha convocato i 9 commissari. Mancano 118 milioni solo per ripianare i bilanci. Altri 80 serviranno per la compartecipazione alla spesa pubblica. Mentre i servizi, dalle strade al sostegno ai disabili, vanno in tilt. E i lavoratori si mobilitano.

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PALERMO - Chiudere le porte quando i commissari sono già scappati. Rimanda al vecchio adagio sulle azioni compiute puntualmente in ritardo, la convocazione da parte di Rosario Crocetta dei nove commissari (ma due di questi hanno già rassegnato le proprie dimissioni) delle ex Province che non sono mai diventate Liberi Consorzi.

Nonostante gli spot lanciati sulle tv nazionali, nonostante la rivendicazione di un primato che, mese dopo mese, si è mostrato per quello che è davvero: un disastro. Perché adesso le Province siciliane sono sull'orlo del fallimento. Da mesi, del resto, i commissari cercano di sollevare il caso, di interessare il governo regionale che in passato, pur cambiando tre, quattro assessori alle Autonomie locali, non è stato in grado di gestire prima la normalità di una riforma, adesso l'emergenza. Qualcosa si muove solo adesso. Il neo assessore alla Funzione pubblica Luisa Lantieri da settimane fa la spola tra Palermo e Roma. Perché la soluzione, anche stavolta, potrebbe arrivare da lì. Per salvare le ex Province vicine al default, si chiederà allo Stato di congelare la richiesta di compartecipazione alla spesa pubblica: una somma di circa 80 milioni. Che potrebbero dare un po' di respiro agli enti, in attesa che il governo e il parlamento si decidano, a tre anni dal clamoroso annuncio, a portare a termine davvero quella riforma. Sebbene, stavolta, da ultimi della classe.

Non c'è più molto tempo, né molti margini. I numeri, in questo caso parlano chiarissimo. Si tratta dei dati sulla situazione finanziaria degli enti nel 2015. In particolare, il raffonto tra le spese correnti obbligatorie e le entrate. Queste ultime, infatti, riferibili ad alcune imposte riscosse ancora dalle ex Province (tra le altre Rca auto, trascrizioni, addizionale Enel, tributo ambientale) e ai trasferimenti statali e regionali, ammontano per il 2015 a 432,5 milioni di euro. Le uscite obligatorie invece sono state pari a 550,7 milioni di euro. Per il pareggio di bilancio, insomma, servirebbero la bellezza di 118,186 milioni di euro.

Dei 550 milioni di uscite obbligatorie, tra l'altro, ben 186 milioni (un terzo della somma complessiva quindi) sono destinati agli stipendi del personale, oltre 54 milioni servono per le scuole (utenze, pulizia, manutenzioni, trasferimenti), e 22 milioni sono necessari per coprire le “funzioni sociali” dell'ente: integrazione scolastica dei ragazzi disabili, assisenza a scuola degli alunni ciechi e sordi, il trasporto per i portatori di handicap). Servizi questi ultimi che molte ex province già da un po' non sono ingrado di assicurare. Come raccontato negli articoli di Roberto Immesi e Massimiliano Torneo.

Dall'ultima Finanziaria regionale, invece, ecco arrivare 19 milioni di euro per le spese correnti, oltre a 9 milioni per investimenti. Una somma che fa appena il solletico ai bilanci degli enti. Per intenderci, solo per “salvare” il bilancio dell'ex provincia di Catania servirebbero 53 milioni e mezzo. La metà, per portare in pareggio il bilancio dell'ente palermitano (27,3 milioni il passivo), oltre dieci milioni servirebbero per l'ex Provincia di Messina,

Per falra breve, oggi agli enti servirebbero circa 200 milioni di euro: 118 milioni appunto per sanare il passivo di bilancio e 80 per la compartecipazione alla spesa pubblica per l'anno 2016. Quella che il governo regionale chiederà di congelare per un po'. In attesa, almeno, che giutnta e Assemblea riescano a varare quella riforma finora solo annunciata ai quattro venti. Magari decidendosi, così come chiede il governo centrale, a mettere giù in bella copia, la legge Delrio. Quella alla quale il governo Crocetta per mesi ha detto di “no”. Con una ostinazione che ha ottenuto solo come risultati, tra gli altri, il continuo rinnovo e il valzer di commissari fedelissimi al governatore ma in molti casi anche del tutto impotenti, il crollo di strade provinciali e scuole, la scomparsa di alcuni servizi fondamentali come quelli destinati ai disabili, l'incertezza sul futuro dei lavoratori degli enti. Tutto questo dovuto al fatto di non avere ancora approvato una norma che sbloccherebbe anche i finanziamenti statali alle ex Province. Oggi, il governatore si accorge del disastro provocato dai suoi governi. E decide di convocare i commissari. Quando qualcuno di questi si è arreso ed è già scappato.