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Caos sui conti

Braccio di ferro con Roma
Impugnata la Finanziaria di Renzi


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, Politica

Palazzo d'Orleans ha deciso di impugnare una dozzina di commi della legge di stabilità nazionale: violerebbero lo Statuto e la Costituzione, oltre a imporre nuove uscite alla Sicilia. Nelle prossime ore, però, Palazzo Chigi dovrà esaminare la manovra approvata all'Ars. E potrebbe impugnare proprio l'articolo che prevede il trasferimento di 500 milioni all'Isola.

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PALERMO - Crocetta ha impugnato la Finanziaria di Renzi. E adesso Roma dovrà decidere se impugnare la Finanziaria della Regione Siciliana. Il braccio di ferro è ripreso. L'eterno braccio di ferro tra il governo centrale e quello regionale. Che si basa su due pilastri, sostanzialmente: la difesa dello Statuto e le necessità dei conti. E i due esecutivi rischiano di "darsele di santa ragione" di fronte alla Corte costituzionale.

La delibera di giunta è stata approvata in pieno esame della legge di stabilità. Con quella decisione viene dato mandato al presidente della Regione di avanzare ricorso presso la Consulta per verificare la legittimità di una dozzina di commi della Finanziaria dello Stato. Che avrebbe leso appunto lo Statuto siciliano e la Costituzione italiana in diversi punti. Almeno secondo i documenti prodotti dall'Ufficio legislativo e legale di Palazzo d'Orleans.

La Regione, infatti, ha deciso di impugnare il comma 61 dell'articolo 1, che prevede la riduzione dell'aliquota Ires dal 27,5 al 24 per cento. Una decisione, però, che violerebbe l'autonomia siciliana, visto che quel tributo spetta appunto alla Regione secondo gli articoli 36 e 37 dello Statuto. La norma nazionale non esclude la Sicilia e starebbe proprio lì la violazione di una norma costituzionale.

A proposito di Ires, poi, la Finanziaria nazionale introduce una addizionale del 3,5 per cento per, tra gli altri, istituti di credito e capigruppo dei gruppi bancari. In questo caso la violazione starebbe nella genericità della destinazione degli introiti di questa addizionale. Insomma, anche in questo caso la competenza alla riscossione del tributo sarebbe regionale.

Ma la impugnativa più “sostanziosa” è quella che riguarda gli articoli relativi al contributo della Regione Siciliana alla Finanza pubblica. Norma che determina la “quota” che ogni Regione ed ente dovrà versare allo Stato. Una quota destinata persino a salire nel corso degli anni. Tra l'altro, le nuove disposizioni della Finanziaria nazionale comporteranno per la Sicilia un ulteriore contributo di 273 milioni. Che si aggiunge ai circa 1,4 miliardi che attualmente la Regione versa allo Stato.

Così, la Finanziaria di Renzi, secondo il governo Crocetta, violerebbe “i principi di certezza delle entrate, di affidamento e di corrispondenza tra risorse e funzioni pubbliche”. Non solo. Un altro comma chiede alla Regione un versamento annuo che cresce dai 6,6 milioni per il 2016 ai 14,2 milioni per il 2019. Proprio fino al 2019 è stato esteso l'obbligo di contributo alla riduzione della spesa pubblica. Queste norme, insomma, si legge nella delibera del governo Crocetta, “prevedono un ulteriore aggravio delle spese obbligatorie per questa Regione che è già oltremodo gravoso e prolungano sino al 2019 il concorso alla Finanza pubblica”.

Il comma 586 dell'articolo 1, poi, prevede per le Regioni l'obbligo di anticipare gli indennizzi dovuti ai cittadini danneggiati da emotrasfusioni. Una decisione che “violerebbe lo Statuto e le norme di attuazione in materia finanziaria per la necessità di questa Regione di fronteggiare gli ingenti esborsi che ne deriverebbero e che, oltre ad incidere sulle sue finanze, graverebbero sulle sue funzioni amministrative in materia di salute”. È un apparente paradosso, invece, la scelta di impugnare anche il comma col quale il governo Renzi ha destinato alla Sicilia 900 milioni (nonostante inizialmente l'accordo prevedesse un trasferimento da 1,4 miliardi). Il governo Crocetta ha deciso di opporsi a questa norma nella parte in cui non prevede che l'”adeguamento delle norme di attuazione dello Statuto” debba essere effettuato rispettando la procedura prevista dall'articolo 43 dello Statuto stesso. Cioè l'articolo che prevede l'intervento di una Commissione paritetica di quattro membri, nominati dall'Alto Commissario della Sicilia e dal Governo dello Stato, per decidere le norme per l'attuazione dello Statuto.

Insomma, il governo Crocetta ha deciso: impugnerà la finanziaria di Renzi. Nei giorni in cui il governo nazionale inizierà l'esame della Finanziaria regionale per una eventuale impugnativa. Che potrebbe colpire persino il “cuore” della legge di stabilità regionale. L'articolo, cioè, che prevede il trasferimento dei restanti 500 milioni dallo Stato alla Sicilia. Quelli per cui adesso dovrebbe riprendere la “trattativa” tra l'assessore Baccei e Palazzo Chigi. Un articolo, quello della Finanziaria regionale, che rimanda al trasferimento dello Stato senza, però, far riferimento alla norma che disporrebbe il trasferimento stesso. Una norma che, paradosso nei paradossi, Il Consiglio dei ministri potrebbe clamorosamente cassare.