Live Sicilia

Il corsivo

Crocetta "minaccia" i regionali
Ma non ha più i titoli per farlo


Articolo letto 10.421 volte

Il governatore fa la voce grossa con i dipendenti: "Accettate i trasferimenti o sarete licenziati". Ma il presidente è ormai senza una maggioranza, senza un governo, senza autonomia nè autorevolezza. E si affida a dirigenti già "macchiati" da condanne e accuse.


Il presidente minaccia i dipendenti: “Accettate i trasferimenti o sarete licenziati”. Crocetta brandisce, con una virulenza che ormai appalesa con maggiore evidenza la sua debolezza, una autorità e una autorevolezza che non possiede più. Il governatore è ormai senza titolo, senza maggioranza. Con i conti gestiti da Roma e una giunta imposta dai partiti. Privo ormai della considerazione e del ruolo che eppure formalmente, solo formalmente, ricopre ancora. Aggrappandosi, per rinfrescare il ricordo di quando le sue decisioni provocavano qualche terremoto, alle sparate che possono tornare buone per questa o quell'arena mediatica. E quale migliore obiettivo, se non il solito dipendente regionale? Ormai origine d'ogni male, d'ogni spreco, d'ogni manciugghia.

Ma a che titolo Crocetta minaccia licenziamenti? Senza, tra l'altro, passare da un seppur breve mea culpa per i danni – messi nero su bianco dai suoi stessi dirigenti – provocati da quelle rotazioni che all'inizio sapevano di rivoluzionario, ma che alla fine, per il modo col quale sono state condotte, hanno prodotto, come ogni altro atto voluto dal presidente in questi tre anni e mezzo (già, sono già tre anni e mezzo...), solo caos, ripensamenti, marce indietro, confusione.

Adesso, però, la voce di Crocetta non arriva dove arrivava prima. O non vi arriva allo stesso modo. Perché quei dirigenti su cui è stata alzata la ghigliottina del “tutti a casa”, hanno argomenti buoni, buonissimi per rispondere a tono. A cominciare dal fatto, ad esempio, che mentre in Finanziaria si approvavano i (giusti) tagli alle prerogative dei regionali, lo stesso governo salvava le maxi retribuzioni dei burocrati fedeli. E addirittura poneva le basi per una scandalosa sanatoria dei doppi incarichi. Scandalosa, sì, per un governo che da tre anni e mezzo intona la canzoncina della lotta agli scandali.

E a proposito, altro argomento a disposizione dei dirigenti minacciati, è nello stesso comunicato stampa con cui Crocetta fa “la voce grossa”. L'intervento per il trasferimento “obbligatorio” dei dipendenti è stato “già disposto – scrive Crocetta - dalla dottoressa Monterosso”. Una dirigente che, giusto per ricordarlo al presidente, è stata condannata dalla Corte dei conti a un risarcimento alla Regione da oltre un milione di euro (quello che il presidente chiamerebbe manciugghia) e indagata, insieme ad Anna Rosa Corsello, per un peculato da 11 milioni di euro. Eppure, Crocetta usa quel nome, come a rafforzare l'autorevolezza. Finendo, però, solo per evidenziare il deficit di legittimazione che si aggiunge, appunto, a quello del presidente. Messo lì, ormai, come il classicissimo Re Travicello. Buono solo per qualche sparata da rigiocarsi in tivvù e per garantire ai vari Cracolici e Faraone (e le rispettive promanazioni) la possibilità di portare a termine, con tutta comodità e ponendo le basi per la prossima campagna elettorale, questa caotica, inutile, sciagurata legislatura.