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Licenziamento, angoscia, suicidio
Inchiesta sulla morte di una donna


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, Cronaca
L'avvocato Mauro Torti
PALERMO - Morire per il lavoro. È un'ipotesi delicata quella sostenuta dai pubblici ministeri. Parlano di una lunga serie di vessazioni che avrebbero creato “uno stato di paura e di prostrazione psicofisica infine culminato nel suicidio”. Perché è sul suicidio di una collaboratrice di un'importante azienda farmaceutica che la Procura della Repubblica di Palermo ha indagato. L'avviso di conclusione delle indagini svela che due dirigenti sono indagati per violenza privata. Si tratta di Fabio Scaccia e Rosario Emanuele Raiti, rispettivamente amministratore e responsabile Area manager dell'impresa.

Secondo l'accusa, avrebbero sottoposto l'informatore medico scientifico Rosa Lo Nardo a “un regime di vessazioni, minacce implicite e comportamenti intimidatori finalizzati a conseguire le dimissioni della dipendente”.Un'accusa, così sostiene il legale della difesa, l'avvocato Sergio Monaco, "basata sul nulla. La vicenda del procedimento disciplinare e del licenziamento è stata discussa dai legali delle due parti nel corso di un contenzioso". Ed ancora: "Quanto accaduto è umanamente straziante, ma non si comprende su cosa si possa fondare un'ipotesi di violenza privata. Non siamo in presenza di un discussione fra due persone, ma di un contenzioso che si è svolto nel rispetto delle procedure".

L'elenco degli episodi contestati è lungo: due modifiche della zona di lavoro in poco tempo (dalla provincia di Palermo a quella di Trapani, alle regioni Abruzzo e Molise), obbligo di incontrare almeno undici medici al giorno per intensificare la produttività, pedinamenti subiti dalla Lo Nardo dopo che aveva deciso di impugnare il trasferimento in Abruzzo (non poteva allontanarsi dalla Sicilia per accudire la madre affetta da un grave handicap), attivazione di un procedimento disciplinare con l'accusa di lucrare sulla retribuzione.

Tutte condotte che, secondo il pubblico ministero Alessandro Clemente, avrebbero compromesso “in maniera così grave la libertà di autodeterminazione al punto da cagionarle un grave stato d'ansia e di tensione emotiva manifestata in una serie di episodi di malessere che ne rendevano necessario l'accesso al pronto soccorso di diversi ospedali”. Fino a provocarne lo stato di paura e prostrazione culminato nel suicidio del dicembre 2013.

I parenti di Rosa hanno deciso di lottare per avere giustizia. Si portano dentro il dolore di un lutto insopportabile. E si sono rivolti agli avvocati Mauro Torti e Corrado Nicolaci che hanno presentato una denuncia finita sul tavolo del pubblico ministero Clemente. È lui che ha firmato l'avviso di conclusione delle indagini.

Dell'inchiesta fa parte un altro episodio: il solo Sciacca nel 2010 avrebbe minacciato un altro dipendente che se non avesse rinunciato al soldi del Tfr e dei premi produttività (circa 50 mila euro) avrebbe licenziato il nipote, pure lui assunto dalla società.