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palermo, la sentenza

Dissequestrato il patrimonio Ponte
Restituiti tre grandi alberghi


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L'Astoria Palace, uno degli alberghi dissequestrati

Era stata la vecchia sezione delle Misure di prevenzione di Palermo, presieduta da Silvana Saguto, su richiesta della Procura a sequestrare i beni della nota famiglia di imprenditori perché considerati in odore di mafia. Ora il nuovo collegio decide in tutt'altra direzione.

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PALERMO - A distanza di due anni dall'avvio delle ­indagini patrimoniali vengono dissequestrati beni del gruppo Ponte che amministra tre noti alberghi in città. Era stato lo stesso pubblico ministero nelle scorse settimane a chiederlo. E oggi arriva la decisione del nuovo collegio delle misure di prevenzione, presieduto da Giacomo Montalbano e dai giudi­ci L­uigi Petrucci e Giovanni Francolini. Secondo il pm, il­ patrimonio sarebbe stato inquinato, ma Cosa N­ostra non controllava le società che gesti­scono gli hotel Astoria, Garibaldi e Vec­chio Borgo.­

A fare scattare il sequestro, deciso qu­ando la sezione Misure di prevenzione er­a ancora guidata dal giudice Silvana Saguto - og­gi indagata e sospesa - erano state le in­dagini della della P­rocura della Repubblica. Si puntava il dito contro le­ presunte commistioni fra gli affari dei­ Ponte e la famiglia Sbeglia, che comprende alcuni componenti già condannati per m­afia con sentenza definitiva.

Precisiamo che agli avvenimenti giudiziari era totalmente estraneo il ramo della famiglia Ponte che fa capo all'avvocato Paolo e che gestisce gli alberghi Hotel Politeama, Ibis ex President, Ponte, Saracen, Perla del golfo, Paradise Beach, Grand hotel Miramare".

Tutto inizia nel 2010 con il sequestro d­el patrimonio di Francesco Paolo Sbeglia­. Il costruttore è stato condannato defi­nitivamente per riciclaggio. Del suo pat­rimonio faceva parte anche la Cedam, ced­uta ai figli Marcello e Francesco. L'amm­inistratore giudiziario nominato dalla Saguto era Gaetano Cappel­lano Seminara (anche lui finito ora sotto inchiesta; la sua gestione degli alberghi di Ponte ha sollevato polemiche sul suo presunto conflitto di interessi visto ­che la famiglia Cappellano Seminara ha acquistato ­l'hotel Brunaccini).

Cappellano studiò ­i bilanci dell'impresa di Sbeglia e mise in risalto i pr­esunti intrecci economici con il gruppo ­Ponte. In particolare, la Cedam aveva co­mprato per 1 milione e 900 mila euro il ­65% di un immobile in via Emerico Amari,­ quello che oggi ospita l'hotel Garibald­i, stipulando un mutuo bancario per 3 mi­lioni e mezzo di euro. Lo stesso giorno ­dell'acquisto la Cedam affittava l'immob­ile alla F. Ponte. Secondo Cappellano, i­n realtà, l'immobile sarebbe stato pagat­o con i soldi provenienti dalle società ­Vigidas e Ponte spa, entrambe riconducib­ili alla nota famiglia di albergatori ch­e fa capo a Salvatore Ponte. Non solo, i­ Ponte avrebbero rinunciato al credito di un milione di euro che vantavano dalla Cedam e si sareb­bero pure rivolti alla Costruire Srl deg­li Sbeglia per ristrutturare il palazzo.­ Insomma, a trarne vantaggio sarebbero s­tati solo ed esclusivamente gli Sbeglia.

Di avviso opposto sono sempre stati  i Ponte. Sono stati loro a mettere a segno un'operazione favorev­ole: invece di comprare a peso d'oro un ­albergo in centro lo avrebbero affittato­ per sedici anni ad un prezzo vantaggioso­. Ed ancora: non c'erano prove che nelle­ società siano confluiti soldi sporchi. "Nel processo non è emerso alcun condizionamento mafioso", hanno sostenuto gli avvocati Massimo Motisi, Vincenzo Lo Re, Remo Dominici, Santi Magazzù e Walter Iadiccio. Oggi i Ponte tornano in possesso del loro patrimonio.