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Via libera all'olio tunisino
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olio, parlamento europeo, Economia, Politica

“Oggi il Parlamento europeo ha deciso di infliggere un colpo letale ai produttori agricoli degli Stati europei meridionali, in particolare per quelli italiani", attacca Pogliese (nella foto). Le critiche di La Via e Giuffrida. Corrao: "Italiani traditi". Coldiretti: agricoltura sotto assedio.

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PALERMO - “Oggi il Parlamento europeo ha deciso di infliggere un colpo letale ai produttori agricoli degli Stati europei meridionali, in particolare per quelli italiani. Permettere l’invasione del mercato europeo con olio d’oliva tunisino esentasse non è solo una decisione sbagliata, ma una vera è propria azione di killeraggio contro la nostra produzione.”.

Così Salvo Pogliese, parlamentare europeo di Forza Italia – PPE, commenta il voto odierno del Parlamento europeo che ha dato il via libera definitivo all’incremento della quota d’import dell’olio di oliva tunisino in regime di esenzione fiscale nel mercato europeo. Pogliese insieme ai colleghi europarlamentari del PPE Antonio Tajani, Elisabetta Gardini, Salvatore Cicu, Lara Comi, Alessandra Mussolini, Remo Sernagiotto, Giovanni La Via, e altri, aveva presentato degli emendamenti contrari all’incremento d’import dell’olio tunisino.

“Il mercato europeo sarà letteralmente sommerso da 70 mila tonnellate di olio tunisino in più all’anno e senza alcun dazio – spiega l’europarlamentare - estromettendo di fatto l’extra vergine made in Italy che pur qualitativamente superiore ha costi sensibilmente maggiori. Un colpo per i nostri produttori già fortemente in crisi e che negli ultimi anni hanno visto precipitare il prezzo dell’olio d’oliva, subire i danni della Xylella che ha decimato gli alberi d’ulivo soprattutto in Puglia, e registrare già nel 2015 una crescita esponenziale delle importazioni di olio tunisino con 90 milioni di chili registrati pari al + 481%.”.

“Se la mano che colpisce la nostra produzione olearia è quella di Bruxelles – conclude Pogliese - non possiamo dimenticare che ad averla armata è stata l’italianissima esponente del Pd Federica Mogherini, grande sponsor della decisione di ampliare le quote d’import dell’olio di oliva tunisino, che ha mostrato grande disinteresse per gli effetti disastrosi per l’Italia di questa iniziativa.”.

"Resto contrario all'accordo, nonostante il testo sia migliorato grazie al nostro intervento in sede di voto in plenaria". Questo il commentato di Giovanni La Via (Ap/Ppe), il giorno del voto dell'Europarlamento sul via libera alla misura che aumenta di 35mila tonnellate l'anno l'import senza dazi di olio tunisino per il 2016 e per il 2017. "Ho votato contro - afferma La Via - perché ritengo che l'Ue debba cambiare approccio, perché non si può pensare di aiutare Paesi esterni danneggiando la nostra economia o parte di essa. E in questo caso non ritengo nemmeno ci sia un aiuto concreto per la Tunisia. Per questo - conclude il presidente della commissione Ambiente dell'Europarlamento - la Commissione europea deve adesso monitorare l'implementazione dell'accordo per evitare frodi e contraffazioni, e procedere al più presto con il riconoscimento di misure compensative per i nostri olivicoltori".

“Sono al fianco delle migliaia di agricoltori che oggi hanno scelto Catania per manifestare la loro più che giustificata rabbia verso un sistema europeo che spesso non li tutela -  dichiara Michela Giuffrida, componente della Commissione Agricoltura al Parlamento europeo - . E, oggi in aula, ho ribadito il mio NO all’accordo sull’olio tunisino. In ogni occasione utile difendo gli interessi dell’agricoltura siciliana, a Strasburgo come a Bruxelles, rappresentando le esigenze e le necessità dei nostri agricoltori, le enormi e crescenti difficoltà e problematiche dei nostri produttori e di tutto un comparto che per la Sicilia, isola a vocazione agricola e rurale, è vitale”.

“Ho già chiesto alla Commissione - continua Giuffrida - di attivare la clausola di salvaguardia sull’Accordo euromediterraneo con un'interrogazione urgente al Commissario europeo per l’Agricoltura Phil Hogan al quale, sia lunedì che martedì, qui a Strasburgo, durante due diversi incontri, ho chiesto che sia attentamente monitorato il quantitativo di prodotti in entrata dal Marocco che alcune organizzazioni riferiscono aumentato addirittura del 75% nelle prime due settimane di gennaio. Ho chiesto controlli serrati alle dogane, a protezione dei nostri prodotti e di riattivare al più presto i dazi sulle importazioni dai paesi del Mediterraneo che stanno danneggiando gravemente l’economia agricola del sud Europa e, in particolare, quella siciliana. Non possiamo permetterci di assistere alla 'strage delle arance siciliane', arance dalle peculiarità uniche, esempio di eccellenza e qualità. Chi ha firmato l'Accordo Euromediterraneo - e chi ha votato a favore - dovrebbe ora dare risposte a quanti manifestano e si disperano. Allo stesso modo accadrà purtroppo con il Regolamento sull’olio tunisino sul quale oggi si è espresso il Parlamento europeo. Già durante la scorsa plenaria io ho votato contro, pur condividendo lo spirito di solidarietà che lo ha ispirato, ma non sottoscrivendo le modalità con cui la Commissione lo ha attuato. Resto contraria – e perciò anche oggi ho votato NO – ribadisce Giuffrida - perché non si può pensare di sottoscrivere un accordo i cui effetti negativi ricadano solo su alcuni Paesi, e in particolare sempre su un comparto, l’agricoltura, senza neppure prevedere a priori uno studio di impatto su ciò che questo comporterà. Mi dispiace dunque non essere oggi a Catania, ma sono in aula a Strasburgo e il mio voto contrario è più significativo ed esplicativo del mio impegno per la Sicilia di qualsiasi altro discorso”.

“Quello andato in scena oggi in Parlamento Europeo è l’ennesimo atto di tradimento dei rappresentanti politici italiani nei confronti dei propri cittadini”. Commenta così l’europarlamentare M5S Ignazio Corrao la votazione avvenuta oggi sul via libra all’ingresso senza dazi doganali di 35 mila tonnellate all’anno in Europa di olio tunisino. “Abbiamo provato in tutti i modi a stoppare il provvedimento che porta la firma dell’alto rappresentante Federica Mogherini, longa mano di Renzi in Europa – aggiunge Corrao - ma evidentemente gli interessi che difendono i signori della maggioranza, sono diversi rispetto a quelli dei cittadini. 500 favorevoli, 107 contrari e 42 astenuti. Tra i 500 voti favorevoli ovviamente ci sono quelli degli europarlamentari italiani del PD. Il provvedimento è stato voluto dal Governo targato Matteo Renzi ed avallato dai parlamentari del Partito Democratico. Gli stessi che poi vanno nei territori a parlare di tutele dell’agricoltura e sbandierare i mirabolanti numeri del PSR 2014-2020 così come avviene in Sicilia, dove il novello assessore Cracolici, insieme ad una europarlamentare del PD lanciano numeri e fanno disinformazione. Ovviamente il modo migliore di reagire all’imbarazzo di appartenere al gruppo politico che affossa il settore dell’agricoltura va bilanciato con una dose di mistificazioni dei fatti. Cracolici e soci infatti durante questi incontri nelle città siciliane, addossano alla burocrazia europea la colpa del mancato utilizzo delle risorse del PSR 2007/2013, quando invece tutti sanno che l’Autorità di gestione dei fondi UE è la Regione siciliana e che negli ultimi 3 anni questo ruolo è stato ricoperto dal governo di cui Cracolici è esponente. Morale, delle figure istituzionali come il ministro Martina, l’assessore o peggio ancora dipendenti della commissione europea si prestano a partecipare a tristi teatrini politici che andavano di moda negli anni 70. Oltre al danno (risorse PSR e UE finiti in mano alla mafia, mai arrivati a potenziali beneficiari e sperperati per eventi, sagre e loghi da migliaia di euro), il settore agricolo siciliano è costretto a subire anche la beffa, infatti, almeno per altri 2 anni – conclude Corrao - la gestione dei nuovi fondi sarà nelle mani di chi ha creato, alimentato e non risolto i problemi dell’agricoltura siciliana”.

Corrao inoltre aggiunge "alcune indicazioni": "A livello nazionale - scrive l'eurodeputato - il Governo italiano ha boicottato tutte le sedi Ue in cui avrebbe potuto opporsi al provvedimento, a cominciare dal ministro delle Politiche Agricole, Martina, che nel 2015 ha disertato senza giustificazione ben 9 Consigli europei su 13. È pertanto ridicolo da parte di Martina, oggi, ormai a cose fatte, dichiararsi contrario all'import di olio tunisino rimandando la soluzione del problema a controlli futuri. Una scusa già adottata in passato e smentita dai recenti dati dei Nas dei Carabinieri secondo cui solo nell'ultimo anno sono quadruplicate le frodi ai danni dell'olio extravergine d'oliva italiano. Un aiuto alla povera Tunisia in difficoltà? Tutt’altro. L'attuale primo ministro tunisino. Habib Essid è, infatti, uno dei maggiori produttori di olio del Paese e dal 2004 al 2010 è stato persino direttore esecutivo del Consiglio oleicolo internazionale. Hanno votato a favore del provvedimento gli europarlamentari del PD Gianni Pittella, David Sassoli, Cecile Kyenge e Sergio Cofferati. Non hanno partecipato al voto Alessia Mosca e Goffredo Bettini che, invece, in Commissione Commercio Internazionale avevano dato il primo via libera. Altri del PD dalla Bonafè alla Picierno sapevano benissimo che il provvedimento avrebbe avuto la maggioranza e hanno votato contro, visto che i loro voti erano ininfluenti rispetto all'esito finale".

E l'assessore Cracolici spinge ora per il riconoscimento dell'Igp. “Comprendo l’amarezza dei produttori siciliani: quella dell’UE è una decisione che appare ipocrita e che, al di là delle decisioni connesse alla politica internazionale, rischia di avere come effetto collaterale la commercializzazione ‘legale’ di prodotti che in buona parte già arrivano nei nostri mercati attraverso i canali illegali e della contraffazione, deprezzando il nostro olio”. Lo dice Antonello Cracolici, assessore all’Agricoltura e alla Pesca della Regione Siciliana, a proposito dell’accordo UE sull’olio tunisino. “Mi auguro – aggiunge - che questa decisione, seppur da noi non condivisa, acceleri il riconoscimento dell’IGP olio Sicilia che costituisce un risarcimento seppur parziale alla nostra produzione e alla tutela della qualità dell’olio siciliano”.

La protesta di Coldiretti

L'attacco al Made in Italy, con contraffazioni e falsi prodotti alimentari, con gli agrumi che rischiano di scomparire da tavole e nei succhi di frutta e l'olio tunisino che entrerà senza pagare dazio. E' sotto 'assedio' l'agricoltura, ma la Coldiretti non ci sta soltanto a denunciare: crescono l'alta qualità e il biologico, e su questo bisogna puntare. Ma riuscendo a rendere 'trasparenti' e 'visibili' produzione e filiera. Il dato emerge dalla manifestazione tenuta a Catania dove si sono incontrati oltre mille agricoltori del Mezzogiorno. Il tema del giorno è il via libera dell'Ue alla Tunisia, che per la Coldiretti è "un errore grave". "Dopo che nel 2015 in Italia sono aumentate del 481% le importazioni dell'olio di oliva da quel Paese - segnala il presidente Roberto Moncalvo - per un totale di oltre 90 milioni di chili è un errore l'accesso temporaneo supplementare sul mercato dell'Unione di 35mila tonnellate, a dazio zero, per il 2016 e 2017". Il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, presente alla manifestazione, ricorda che, "a fronte di questo, il governo per la prima volta dopo tanti anni ha rifinanziato il piano dell'olio 2014-2020 con 30 milioni di euro", creando "una grande spinta interna. Per Coldiretti la decisione dell'Ue testimonia "ancora una volta che il settore agricolo diventa merce di scambio senza alcuna considerazione del pesante impatto su economia, ambiente e occupazione". E chiede di "rafforzare i controlli e stringere le maglie della legislatura per evitare frodi e inganni". Come quelli che già arrivano dalla contraffazione dei prodotti alimentari che, " nell'agroalimentare - rivela Moncalvo - ha ormai superato i 60 miliardi di euro, quasi il doppio delle esportazioni, e costa all'Italia trecentomila posti di lavoro". Sono danni economici e di immagine soprattutto nei mercati emergenti dove spesso il falso è più diffuso del vero e condiziona quindi negativamente le aspettative dei consumatori. Dal falso vino Marsala della California a quello della Germania, ma non sfugge alla contraffazione neanche il pomodoro con la salsa siciliana realizzata in Svizzera o con una improbabile caponata prodotta negli Stati Uniti". Anche il succo di limone viene contraffatto in un falso siciliano 'succo di limetta' commercializzato in Svizzera. E a proposito di agrumi Coldiretti lancia un allarme per i succhi di frutta: rischia di sparire la spremuta italiana con una pianta di arance su tre (31%) che è stata espiantate perché anti economiche negli ultimi 15 anni, con i limoni dimezzati (-50%). Il disboscamento delle campagne, secondo l'associazione, è il risultato dell'invasione di frutta straniera con le importazioni di agrumi freschi e secchi che negli ultimi 15 anni sono praticamente raddoppiate per raggiungere nel 2015 il massimo storico di 480 milioni di chili. A fare da concorrenza anche i prodotti che si richiamano alla 'Mafia' che all'estero è un marchio diventato un brand in ascesa con la produzione di vini, alimenti e catene di ristorazione. Crisi che si fronteggia, secondo Coldiretti, con alta qualità e biologico, che sono in crescita. Il ruolo importante dell'agricoltura è sottolineato anche dal ministro Galletti: "L'agricoltura è indispensabile per avere un buon ambiente " e per questo devono andare a braccetto". E per difenderla il governo, ricorda il ministro, ha "vinto una battaglia contro l'Ogm" e ne sta "conducendo un'altra sul glifosato, un altro pesticida che potrebbe mettere a repentaglio la nostra agricoltura", convinto di "ottenere ottimi risultati".