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Case per anziani, strade e piscine
Un viaggio tra le opere incompiute


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, Politica

Nell'Isola sono 215 i progetti regionali non conclusi, ma che hanno già prodotto una spesa enorme. In qualche caso i lavori iniziarono addirittura nel 1989. Le denunce del Codancons. Musumeci: "Il governo crei un albo". L'ELENCO COMPLETO

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PALERMO - Quella di Maletto, nel Catanese, e quella di Pantelleria dovevano essere pronte nel 1989. Quella di Galati Mamertino, in provincia di Messina, l'anno dopo. Avrebbero dovuto ospitare gli anziani del luogo. Ma i lavori non sono ancora finiti. E nel frattempo sono invecchiati anche gli operai che avevano iniziato gli stessi lavori. La storia delle incompiute della Regione siciliana è una vicenda di paradossi e follie. Di speranze riposte nel cemento, ma squagliate presto. Nonostante spesso, di quel “sogno”, a volte molto modesto, rimanesse in piedi una trama, uno scheletro.

Scheletri disseminati ovunque, sulla terra di Sicilia. “Maglia nera” in Italia nella classifica delle “incompiute”. A fotografare la situazione, poche settimane fa era stato il Codacons. In Italia, nel 2014 (ultimo rilevamento disponibile) le opere lasciate a metà sono salite da 692 a 868. Lo 'spreco' complessivo è di 4 miliardi. E il record negativo - spiega il Codacons – spetta proprio alla Sicilia, regione che vede sul proprio territorio ben 215 opere rimaste incompiute. In Abruzzo le infrastrutture non portate a compimento sono passate dalle 33 del 2013 alle 40 del 2014; peggiore la situazione della Calabria: 64 incompiute del 2013, 93 nel 2014, mentre in Lombardia in un anno le opere non terminate sono passate da 19 a 35. Male anche la Puglia: 59 nel 2013, 81 nel 2014.

Ma come detto l'Isola è un caso a parte. È quella di Messina la provincia con maggiori opere rimaste non concluse (sono 59), seguita da Agrigento (40) e Palermo (39). L'Isola, insomma, è un presepe di incompiute. A volte piccole strutture, che avrebbero potuto cambiare le storie di Comuni e indigenti, di disabili e anziani. Come quelli di Galati e Maletto, che hanno atteso per anni. Invano. Ma in buona compagnia. Perché ad esempio ad Alcara Li Fusi, in provincia di Messina, nel 1992 sarebbe dovuta sorgere una piscina scoperta. I lavori sono fermi al 5,28%. Tra finanziamento già impegnato e quello da impegnare, dovrà costare oltre un milione di euro. E doveva essere coperta invece la piscina di Sambuca di Sicilia, iniziata nel 1987, con una data prevista di consegna nel 1990. Siamo fermi all'8,08%, sono stati già spesi 178 mila euro, ma servirà quasi un altro milione e mezzo. Nel 1988 ad Augusta avrebbero dovuto mettere a disposizione della cittadinanza 16 alloggi di edilizia residenziale: speso mezzo milione di euro, siamo ancora all'inizio: servirà ancora 1,3 milioni. Serviranno oltre tre milioni, invece, per finire l'ormai fantomatico Palazzetto dello Sport di Palagonia, i cui lavori dovevano concludersi nel 1990 e per i quali – a fine 2014 – erano stati spesi oltre 800 mila euro.

E sulle “grandi incompiute” è intervenuta invece, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, anche la Corte dei conti, attraverso le parole molto dure del procuratore generale Giuseppe Aloisio. “Dall’analisi della spesa dei contributi europei – scrive il procuratore nella sua relazione - emerge che in Sicilia il programma 2007/2013, che doveva completarsi alla fine del 2015, evidenzia grandi opere incompiute nonostante fossero già finanziate con i fondi strutturali europei. I dati diramati a fine anno dall’Ance (l'associazione dei costruttori, ndr) denunciano il primato negativo siciliano nella classifica dell’inefficienza, rilevando che l’attuazione del Fondo europeo di sviluppo regionale vede la Sicilia in forte ritardo e all’ultimo posto in Italia, dovendo ancora utilizzare circa un miliardo e mezzo di euro, con il rischio non solo di perdere queste risorse non ancora impegnate, ma anche di non avere certezza neppure sui finanziamenti già attribuiti alle opere in corso di esecuzione”. Insomma, tutto sospeso. Lavori iniziati e non ancora ultimati. Col rischio di vedere crescere sul territorio siciliano nuovi “mostri”.

Anche per questo motivo, il deputato regionale Nello Musumeci ha deciso di presentare una interrogazione per chiedere al governo regionale di istituire “un albo delle opere incompiute in Sicilia e un'apposita struttura tecnica, per verificare la situazione dell'Isola e stabilire quali siano gli interventi più urgenti. Questo vergognoso primato – aggiunge Musumeci – ha un costo spropositato di denaro pubblico”. Un costo persino difficile da calcolare. Di certo c'è che la Sicilia “vanta” un quarto del numero complessivo delle incompiute italiane. Costate finora circa 4 miliardi, “e oltre 1,4 miliardi servirebbero per completarle” ha spiegato qualche settimana fa il presidente dell'associazione consumatori Carlo Rienzi.

E tra le 215 opere in attesa, raccolte nel report del Codacons, c'è davvero di tutto. Ci sono i 21 alloggi di edilizia popolare attesi a Piazza Armerina dal 2001, altri 10 alloggi popolari a Comitini, i cui lavori sono iniziati nel 1996 e avrebbero dovuto concludersi dodici anni fa (speso già un milione di euro). C'è il progetto di riqualificazione delle “Mura di Santa Teresa” nel quartiere Kalsa di Palermo, che doveva concludersi nel 2002, i cui lavori sono a uno stadio di avanzamento del 15 per cento e per i quali sono stati già spesi 1,6 milioni (ce ne vorranno quasi altrettanti per finirlo). A Modica, invece, i lavori per la sistemazione della scuola media Edmondo De Amicis, per i quali sono stati stanziati 1,8 milioni di euro, non sono nemmeno iniziati. Così come quelli per l'Auditorium di Aragona o quelli che nel 2011 la Provincia di Palermo ha messo a bando per la costruzione di un viadotto a Petralia Soprana. Un'opera da 2,7 milioni. Che non è ancora una incompiuta solo perché lì non si è riusciti nemmeno a partire.