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Ucciso al confine tra Afghanistan e Pakistan

La madre del cooperante Lo Porto
"Farò causa agli Stati Uniti"


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Il giovane palermitano fu rapito il 19 gennaio 2012 in Pakistan, dove lavorava per la ong tedesca Wel Hunger Hilfe, e poi rimase vittima in un raid antiterrorismo condotto dagli Stati uniti.

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PALERMO - Giusi Felice, madre di Giovanni "Giancarlo" Lo Porto, il cooperante italiano ucciso al confine tra Afghanistan e Pakistan nel gennaio 2015 (la famiglia fu avvertita il successivo 23 aprile), farà causa agli Stati Uniti per la morte del figlio, che era stato rapito il 19 gennaio 2012 in Pakistan, dove lavorava per la ong tedesca Wel Hunger Hilfe, e poi rimasto vittima in un raid antiterrorismo condotto dagli Usa. Lo dice lei stessa in un'intervista a Repubblica-Palermo. L'iniziativa legale sarà illustrata martedì prossimo in una conferenza stampa alla Camera dagli avvocati Giorgio Perroni e Andrea Saccucci. La signora Felice, che vive a Palermo, esclude qualunque responsabilità dell'Italia: "Il nostro paese non ha alcuna colpa e non ha mai smesso di provare a riportare a casa Giancarlo. Obama ci ha chiesto pubblicamente scusa per quel folle bombardamento coi droni. Ci avevano promesso che avremmo saputo la verità. E invece niente".