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le reazioni

"Totò Cuffaro sbaglia
Il Pd non è come la Dc"


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Dopo le parole dell'ex governatore i dem replicano: "I tempi sono cambiati". Ma ecco le accuse: "Nel partito troppi conservatori che temono i moderati"

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PALERMO - "Il Pd non è la nuova Democrazia cristiana". I dem siciliani respingono la tesi dell'ex governatore Cuffaro che pochi giorni fa sulla Stampa aveva paragonato il partito democratico alla "balena bianca". Ma poi, sono in tanti a ricordare, con nostalgia se non con orgoglio quell'esperienza. "I tempi sono cambiati" però dicono in coro deputati, big e militanti che già guardano verso le prossime elezioni regionali.

"La mia storia? Uguale a quella di Renzi"

"Non siamo la nuova Dc", ribadiscono tutti, convinti. Ma questo Pd, nel frattempo, ha "accolto" nuovi militanti provenienti da esperienze diverse. Spesso di centro. Come aveva fatto notare Cuffaro a proposito del Pd nazionale: Renzi, Guerini, la stessa Boschi provengono da quella cultura politica. "A pensarci bene Renzi ha la mia stessa storia", spiega Nello Dipasquale. Ex sindaco di Forza Italia a Ragusa, dimessosi poi dal partito e approdato al centrosinistra tramite il suo movimento "Territorio". Fu anche "segretario regionale dei giovani democristiani, - ricorda - allora raccolti nel Partito popolare. Del resto, io sono un democristiano, non vedo perché dovrei rinnegare questa esperienza". Non per questo, però, oggi Pd e Dc possono essere considerati la stessa cosa, "se non – precisa Dipasquale – per la loro vocazione maggioritaria. La Dc era sempre sopra il 30 per cento anche perché non rappresentava una minoranza, ma accoglieva una moltitudine di culture, e creava una sintesi, una contaminazione efficace, così come sta facendo oggi Renzi col Pd. Il premier sta creando una casa per i moderati, visto che parte dell'elettorato che fu di centrodestra, come hanno dimostrato le ultime europee, si è spostato verso il Pd". Quel partito che diventerà "casa dei moderati", dice Dipasquale, che in quell'area si riconosce anche per la sua trafila tra i vari movimenti centristi, compreso il Cdu, del quale fu leader un altro grande manovratore del Pd siciliano, cioè Totò Cardinale. Anche lui però è convinto: "Pensare che torni la Dc è illogico, è una ipotesi irrealizzabile". Eppure, ricorda "orgogliosamente" lo stesso Cardinale "che di quella Dc, in Sicilia, io ho ricoperto ruoli di vertice, anche quello di segretario regionale in sostituzione di Mannino. Facevo parte di quell'area definita la 'Dc del rinnovamento'". Altri tempi, però, spiega Cardinale: "Quelli erano anni in cui nella Dc stava dentro una moltitudine di culture anche perché si avvertiva l'esigenza di alzare un argine nei confronti del Partito comunista. Nel partito allora trovavi la 'sinistra' moderata di Moro, il sindacalismo di Donat Cattin, la destra di Scelba che oggi probabilmente starebbe con 'Fratelli d'Italia'. Ma la società è cambiata: oggi è fluida e ha perso quei riferimenti. Così, adesso è possibile anche che “gente con una esperienza di centrodestra, - spiega Cardinale - ma con valori compatibili con i nostri, possa entrare nel Pd. È la nostra sfida".

Il partito che cambia, ma non cambia

E qualche mutamento nel Pd, anche in Sicilia, era evidente già da un po'. All'insegna della tradizione moderata, centrista. "Mio padre era iscritto alla Margherita" rivela Alice Anselmo. È lei la capogruppo all'Ars del Pd voluta dai renziani. Giunta a capo del plotone dem dopo aver girovagato un po' tra le forze politiche di Sala d'Ercole. "I nuovi arrivi nel Pd non cambiano certamente i valori del partito – dice – nessuno muterà geneticamente il partito, semmai, chi entra decide di accettare la nostra identità". Una convinzione forte, nonostante l'approdo recentissimo tra i democratici. "Il nostro è un partito che cambia insieme alla società – spiega Anselmo – basti pensare alla novità introdotta dal dilagare dei social network, che influenza anche l'agire di una forza politica". Ma la "retina" democratica, come detto, ha finito per raccogliere farfalle di ogni colore. "Io semmai penso – insiste – che il Pd abbia finalmente abbattuto alcuni paletti, avvicinandosi alla società". E avvicinandosi, a dire il vero, anche a esponenti di centrodestra come quelli dell'Ncd di Alfano: "Sono loro a essersi avvicinati a noi", precisa la Anselmo. Questione di prospettiva, insomma.

E ad accostarsi, per poi entrare nel Pd, "benedetti" in occasione della scorsa "Leopolda sicula" voluta da Davide Faraone, anche Luca Sammartino e Valeria Sudano. Il primo, eletto con l'Udc e transitato da Articolo 4, prima dell'ingresso tra i democratici all'Ars, gruppo che ha "rischiato" di guidare. La seconda proveniente addirittura dai "cuffariani" del Pid-Cantiere popolare. E nel suo caso l'indice di "democristianità" è altissimo, visto che la deputata catanese è anche nipote di Mimmo Sudano, che della Dc etnea per anni è stato un vero leader. E la nipote Valeria non ha mai nascosto di sentirsi una "cuffariana". Anche se i tempi sono cambiati, pure per lei. Che, nel guardare ad esempio, alle elezioni che verranno, e magari alla scelta del prossimo candidato governatore, auspica che "non si finisca per ragionare con le logiche del passato ma con logiche nuove, moderne e che rispecchino proprio il modo di vedere la politica del Pd renziano".

Il "conservatorismo" del Pd siciliano

Un partito nuovo, che "dimentica" il passato. O lo ignora. Del resto, secondo Sammartino "qualsiasi paragone fra il Pd di oggi e qualsiasi partito di ieri non può essere indovinato. Il Pd di oggi è un partito nuovo in ogni aspetto e sotto ogni forma. Un partito aperto e solidale che guardi alla gente, insomma il partito di tutti che recepisca le istanze del territorio e delle persone. Il partito dei valori positivi di cui questo Paese è depositario. Certo – aggiunge - non possiamo nascondere che il Pd di oggi viva una fase 'correntizia' ma la prospettiva è certamente quella del superamento delle correnti per approdare ad una nuova fase che rafforzi l'idea della politica del fare che sta già alla base delle azioni di questo partito". E così, nel partito che cambia, l'ex (?) centrista sembra trovarsi a meraviglia: "Mi ritrovo pienamente – conferma Sammartino - nel Pd renziano che è un partito democratico, aperto al dibattito. Certo va fatta una profonda differenza fra il Partito che governa il Paese e il Pd siciliano. Quello siciliano è un partito che ha ancora paura di aprirsi e di dimostrare di essere la forza trainante del processo di cambiamento culturale che anche i siciliani devono affrontare a partire dalla classe politica. Tanti passi in avanti sono stati compiuti – aggiunge Sammartino - ma ora è il momento di dimostrare di non essere soltanto attrattivi ma concreti e propositivi e dunque capaci di governare. Sono sicuro che a breve in Sicilia a questo modello si avvicineranno altri colleghi parlamentari o altre forze politiche".

I moderati fanno paura

Insomma, altri sono pronti a salire sul carro renziano. Per rendere il Pd siciliano più "simile" a quello nazionale, insomma. E la "frecciata" di Sammartino all'area del partito maggiormente legata alla "tradizione" (e rappresentata, ad esempio, dallo stesso segretario regionale Raciti o dall'assessore all'Agricoltura Cracolici), viene rilanciata anche da altri. Dallo stesso Totò Cardinale, ad esempio: "Il Pd in Sicilia – dice – è ancora troppo conservatore, anche per questo nell'Isola si vive da tempo in una continua fibrillazione". "C'è una classe dirigente del Pd – rincara Dipasquale - che ha paura di noi moderati. Ha paura di perdere alcune posizioni acquisite all'interno del partito. Ma se ne facciano una ragione. Nella mia tessera di partito è scritto: 'Cambia il Pd, il Pd cambia"'. E nel Pd che cambia, a fare la voce grossa sono anche vecchi e nuovi democristiani.