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Processo Mori, l'arringa difensiva:
"Un clone di quello sulla trattativa"


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PALERMO - Ha puntato il dito sul cambio di rotta della Procura generale, con la caduta delle aggravanti, l'ultima parte dell'arringa dell'avvocato Basilio Milio, legale dell'ex generale del Ros Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento della latitanza del boss Bernardo Provenzano nel processo di appello. Rimane, per entrambi, il reato di favoreggiamento, ma nella nuova prospettazione della Procura generale manca l'avere agito per favorire Cosa nostra e quella che i media hanno indicato come l'aggravante della "trattativa". Proprio su quest'ultima si è soffermato Milio. "Non faccio mistero - ha spiegato riferendosi al processo Stato-mafia - che quel procedimento è una reazione a questo processo finalizzata, a mio modo di vedere, a sperare non in una sconfessione definitiva e senza appello del teorema (come avvenuto nella sentenza per la quale siamo qui), ma in un 'commodus discessus' che in qualche modo salvi la Procura da anni di indagini e risorse impiegate sul nulla. Quel processo sulla trattativa è una reazione a questa assoluzione sulla trattativa pronunciata in primo grado. Stessi testi, stesse domande, stessi documenti". Secondo Milio, "il processo-clone è compromesso perché se si mantengono le aggravanti, il processo è identico a quello in corso in primo grado; se si eliminano, il processo è identico ugualmente perché i fatti 'naturalistici' esaminati qui e lì sono analoghi e, per di più, eliminando le aggravanti, affondiamo la trattativa". Inoltre, l'eliminazione dell'aggravante di mafia "comporta - ha aggiunto - automaticamente e necessariamente non solo la volontà di favorire Provenzano uti singulus, come detto, ma anche e soprattutto necessariamente il fatto che Mori e Obinu ignorassero che costui fosse appartenente all'organizzazione cosa nostra. Ma se costoro sapevano di tale appartenenza del Provenzano è giocoforza ritenere che costoro fossero consapevoli e si rappresentassero che, non catturando Provenzano, avrebbero inevitabilmente aiutato l'organizzazione. Ed allora l'art. 7 si configura per forza, è in re ipsa. E non vi è alcuna possibilità di eliminarlo dalla scena". Il processo è stato rinviato al 2 maggio per la prosecuzione delle discussioni degli avvocati.