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PALERMO - La decisione

Da Forza Italia al Pd
Milazzo: l'ultimo renziano


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, Politica
Il selfie nel primo giorno da Renziano di Giuseppe Milazzo

L'ex deputato azzurro ha rotto gli indugi e ha sposato la scommessa di un “premier post ideologico”. Ecco chi è l'ultimo politico a cambiare casacca e a saltare sul carro del presidente del Consiglio. Qualche giorno fa è stato anche ospite de 'L'Arena' di Giletti (clicca qui per il video).

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PALERMO - Dentro quella tenda avrà anche avuto, forse, il tempo di riflettere. Si era piazzato all'interno di Sala delle Lapidi, Giuseppe Milazzo, dentro una tenda da campeggio per contestare il mancato sgombero, da parte della polizia municipale, degli uffici comuali del Cep occupati da un gruppo di famiglie. Alla fine, cambierà casa anche lui. Lasciando quella “delle libertà” (almeno una volta si definiva così) e finendo dentro il pentolone sempre più colorato del Pd. Giuseppe Milazzo è l'ultimo dei renziani. L'ultimo a sposare la causa del premier, dopo aver lasciato Forza Italia.

La decisione verrà ufficializzata nei prossimi giorni. Prima, il deputato vuole incontrare il proprio elettorato. Per spiegare una scelta che somiglia a un “testacoda”. Una mossa spregiudicata. Un cambio di casacca tra i più clamorosi. Ma sotto certi aspetti annunciati. A dicembre, infatti, Milazzo aveva già lasciato il gruppo azzurro in Consiglio comunale. Durante i lavori per l'ultima Finanzaria regionale, poi, è stato il turno del gruppo parlamentare dell'Ars. Un passaggio al gruppo Misto che in tanti non hanno inizialmente compreso.

Ma adesso è tutto chiaro. Anche grazie a un post che lo stesso Milazzo ha pubblicato sul proprio profilo di Facebook: “Finisce definitivamente – dice senza mezzi termini - il mio percorso in Forza Italia. Porto con me ricordi storia e coloro i quali credono in Giuseppe Milazzo e non nella sigla di un partito”. Prima frecciata al partito azzurro. Alla quale seguirà l'endorsement per Matteo Renzi: “Sono ottimista – dice infatti Milazzo - quando penso che in Italia si sta svolgendo un cambiamento culturale grazie al primo leader post ideologico e che presto, molto presto potrò dare il mio personale contributo al completamento di questa nuova fase che coinvolgerà la nostra città, la nostra Regione il nostro Paese”. Un chiaro richiamo ai “suoi”, in vista delle elezioni Comunali nel capoluogo, alle Regionali e alle politiche. “Chiamerò tutti – aggiunge Milazzo - per consultarli e chiedergli di superare preconcetti ideologici e di credere in questa nuova coraggiosa scommessa. Oggi, non domani quando tutti saliranno sul carro del vincitore. Oggi se accettiamo il rischio siamo credibili”.

Insomma, salire sul carro di Renzi, prima che lo facciano tutti. E a dire il vero, oggi quel carro è già popolatissimo. Ma paradossalmente, proprio a Palermo, città nella quale Milazzo svolge anche il ruolo di consigliere comunale, si è aperto uno spiraglio, uno spazio. Coinciso con le dimissioni dall'Ars e con l'avventura “personale” (sebbene non sfociata in un addio formale al Pd) di Fabrizio Ferrandelli.

E così, Milazzo punta a prendersi la Palermo renziana. E non a caso, stando a quanto trapela, a fare da “pontieri” tra l'ex azzurro e il carro di Renzi, sarebbero stati alcuni deputati del Pd che palermitani non sono: Luca Sammartino e Valeria Sudano, in particolare. Che con Milazzo condividono l'approdo al Pd da esperienze politiche diverse (l'Udc di Sammartino) o diversissime (il cuffariano Cantiere popolare per la Sudano).

E a favorire l'arrivo di Milazzo, poi, anche l'anagrafe. Un giovane, il 38 enne deputato, che si aggiunge alla schiera dei freschi renziani giunti da lidi distanti dal Pd. E del resto, Milazzo era finito persino nel lotto dei possibili candidati sindaco di Forza Italia. Una indagine di mercato voluta da Gianfranco Micciché, lo vedeva alle spalle di Francesco Scoma. Al quale, tutto sommato, Milazzo deve qualcosa. È stata proprio l'elezione al Senato di Scoma, in quei giorni deputato dell'Ars, ad aprire le porte di Sala d'Ercole al “giovane Milazzo”. Che per qualche giorno, a dire il vero, accarezzò l'idea di aderire al Nuovo centrodestra di Alfano. “Sono sempre stato un moderato – ammette – se allora avessi confermato quella scelta...” ricorda con un pizzico di rammarico. Il rimpianto di essersi fatto convincere a restare dai compagni di Forza Italia. Se avesse resistito, sarebbe già, tramite il vagoncino degli alfaniani, nella maggioranza di Renzi. Quasi un renziano.

E invece per un paio d'anni a Milazzo è toccato fare l'opposizione-opposizione. Un ruolo al quale non sembra voler abdicare del tutto: “Non sarà mai un comunista – dice – e non sarò mai dalla parte di Crocetta”. Ma adesso, un po' da quelle parti si trova. Sebbene dentro l'area del Pd più critica nei confronti del governatore. Da lì Milazzo può continuare a dare fondo a quella “genuinità” spesso rivendicata e forse a volte usata ad arte. “Uno del popolo”, si definisce. Anche in occasione dei suoi interventi oratori in cui pesca dal repertorio della saggezza popolare, da quello dell'ironia più urticante, ma anche del contrasto aspro. Non sempre, infatti, i toni di Milazzo sono stati “da salotto”. Semmai, da “arena”. Come qualche giorno fa, quando si è presentato, grintosissimo, sulla poltrona degli “accusati” nel programma Rai di Giletti (Guarda il video). Da accusato finirà per vestire i panni dell'accusatore. Capace di puntare il dito contro Antonio Fiumefreddo: “La smetta di fare lo Sherlock Holmes” o contro l'ex ministro Maristella Gelmini che aveva chiesto l'immediato reintegro di Fiumefreddo. “Lei è confusa – la stoccata di Milazzo - guardi che le dimissioni di Fiumefreddo le ha chieste proprio il commissario in Sicilia del suo partito, cioè Gianfranco Micciché”. Il “suo” partito, dice Milazzo alla Gelmini. Il “nostro” partito avrebbe detto fino a pochi giorni fa. Ma Milazzo ha lasciato quella casa. “Ormai - conclude – Forza Italia è solo un'insegna”. È il giovane, genuino, spregiudicato Milazzo, l'ultimo, inaspettato renziano di Sicilia.