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L'evento

Un delfino per Totò Cuffaro
Chi sarà il prescelto?


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, Politica

Il ritorno in pubblico, a Palermo, dimostra che il consenso di Totò Cuffaro è ancora grandissimo. Chi potrebbe raccoglierne il testimone? Ecco qualche ipotesi.

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E' un vecchio e (soprattutto) nuovo Totò Cuffaro quello apparso al pubblico del Don Bosco, ieri sera, per la presentazione del suo libro (“L'uomo è un mendicante che crede di essere re”). Nuovo nel profilo scavato, nelle proposizioni di saggezza francescana, nella magrezza del volto e nelle lacrime sincere che l'hanno solcato. Vecchio nella prestanza dei consensi che non l'ha mai abbandonato - nonostante il carcere, nonostante l'improvvisa mancanza di potere - nel governo incontrastato su una moltitudine che pende dalle sue labbra per ottenere il senso di una rotta. Il problema, dunque, è sempre meramente politico. Chi potrebbe raccogliere un testimone talmente impegnativo?

Qui entriamo nel campo scivoloso delle fantasticherie, perché – secondo le sue stesse dichiarazioni – Cuffaro ha abbandonato la politica attiva, come protagonista diretto, per via dell'interdizione, e come consigliere, né gli si possono cucire addosso cose che non ha mai affermato. Eppure, sparando un po' alla cieca, col beneficio del gioco: il delfino-frontman non potrebbe forse essere il giornalista Pietrangelo Buttafuoco, ieri al tavolo dei presentatori, che ha svolto una riflessione dal purissimo significato politico? Oppure l'avvocato Nino Caleca, già legale di Cuffaro, riemerso da un passaggio critico nell'infausto governo Crocetta? Oppure, ancora, altri che ci stanno pensando e attendono un cenno, una parola, uno sguardo? Appunto,' una sorta di pazzo gioco di società con mille possibili sorprese e cento potenziali candidati. E chissà se i personaggi qui liberamente indicati - accettino il sorteggio con un sorriso - sarebbero contenti di un tale 'privilegio'.

Grande è la confusione sotto il cielo siciliano, intanto: il crocettismo agonizza, strozzato dalle spire delle sue contraddizioni, il renzismo accumula fanti e cavalieri, sperando di azzeccare le mosse giuste sullo scacchiere; nel frattempo, Totò Cuffaro, si tuffa nel gigantesco abbraccio dei suoi. Chi c'era ieri sera al Don Bosco ha osservato scene difficilmente riferibili a qualsiasi altro onorevole autoctono. Baci e abbracci. Una morsa inestricabile. Un viluppo serrato. Ma sbaglierebbe chi attribuisse all'evento il mero valore della nostalgia e dell'amarcord. C'era un popolo che festeggiava il ritorno del re e, contemporaneamente, sotto traccia, gli poneva, silenziosamente, la domanda delle domande: adesso, che facciamo?

“Totò-Totò”, dal canto suo, mentre la folla lo acclamava con cori da stadio, ha detto la sua verità: “Non ho mai smesso di fare politica, nemmeno dietro le sbarre. E non smetterò adesso, per me fare politica vuol dire stare in mezzo alle persone. E' stato il mio percorso, che sceglierei anche adesso”. Un proclama ideale che ha fatto il paio con la nuda cronaca dell'esperienza in carcere: “La cella mi ha insegnato a trovare la mia anima, a parlare con me stesso. Avevo cercato il mio spirito ovunque e l'ho incontrato a Rebibbia”. Ma anche un: 'io sono qui' che agiterà i sonni (e i sogni) di qualcuno.