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Il commento

Dai laboratori ai lavoratori
Quegli inutili “tavoli tecnici”


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E' ormai uno degli attrezzi più usati del "politichese". Buono per far calare le pressioni e la temperaura del dissenso. Ma serve solo a rinviare i problemi di cittadini, enti e imprese.

 

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PALERMO - Da un po' di tempo sembra di stare all'Ikea. Nelle storie dei laboratori d'analisi e dei precari siciliani, dei Comuni e persino delle loro periferie, alla fine salta fuori sempre un tavolo. Un tavolo tecnico, per la precisione. Ottimo arredo per riempire le sale sempre più scarne della politica di oggi. “Abbiamo convocato un tavolo tecnico”, “abbiamo preso parte a un tavolo tecnico”, “la vicenda verrà risolta in un tavolo tecnico”. Un riferimento tanto vago quanto utile. Per far scendere la pressione delle proteste. La temperatura del dissenso. Poi, pazienza se a quei “tavoli” non seguirà nulla.

Armamentario di una politica sempre meno capace di risolvere le cose. E ancor di più “costretta” a pescare nell'armamentario del politichese. A spargere fumo davanti agli occhi di cittadini, imprenditori, commercianti che vorrebbero solo sapere se stanno per fallire oppure no. “Un tavolo tecnico”. Altro non appare, ormai, che un aggeggio da nuovo latinorum. Da sistemare lì, nel garage della retorica politica insieme agli altri attrezzi da tirar fuori all'occorrenza. Qualche esempio? Se c'è un problema da risolvere, ecco che può tornare buono, per calmare le folle o i gruppetti, un puntuale emendamento, un puntualissimo subemendamento, un geniale emendamento aggiuntivo, una precisa relazione tecnica, una decisa interpellanza, una furiosa interrogazione, una durissima mozione, un incisivo ordine del giorno. E per salire di livello, dalla quotidianità dei fuochi fatui della politica alle illusioni da palcoscenico, ecco scendere in campo una qualificata “task force”, la convocazione di un finalmente decisivo vertice di maggioranza o – nell'accezione più inclusiva possibile – di un vertice di coalizione. Da svolgere in quei Palazzi verso i quali i cittadini guardano, con fremente attesa e altrettanto sospesa speranza, col naso all'insù.

Per ogni faccenda, insomma, c'è uno strumento al quale aggrapparsi per affermare che qualcosa presto sarà risolta. Un convinzione espressa proprio nel momento in cui si prende coscienza del fatto che quella cosa non si risolverà mai. Almeno non in quel modo. Almeno non, appunto, grazie ai “tavoli tecnici” disseminati sulle strade rivestite dalle buone intenzioni (fossero anche quelle, del politico di turno, di levarsi di torno uno scocciatore). Di tavoli tecnici, ad esempio, ne attendevano diversi le associazioni dei laboratori d'analisi e degli ambulatori convenzionati. Adesso, dopo un protesta nata proprio per il mancato rispetto della promessa di istituire quei tavoli, ecco la reazione: l'annuncio, da parte dell'assessore alla Salute Baldo Gucciardi, di un nuovo tavolo tecnico per il 24 marzo. La catena di montaggio del rinvio, insomma. Che disciplina questo scalcagnato capitalismo della promessa. Solo negli ultimi dodici mesi – e peschiamo a campione, consapevoli di ignorare tantissime storie simili – ecco saltare fuori, ad esempio, la protesta del Movimento cinque stelle nei confronti del Miur. La colpa del ministero? Quella di non aver rispettato la promessa di una convocazione di un tavolo tecnico utile a reinserire nei programmi dei licei lo studio degli autori meridionali del secolo scorso. E per passare dalla letteratura a questioni assai più... prosaiche, ecco le rivendicazioni degli ex lavoratori degli sportelli multifunzionali, da mesi senza stipendio e senza futuro. Dopo essere stati “ammansiti” in occasione della Finanziaria, dalla promessa (eccoli) di emendamenti che – era chiaro a tutti – non sarebbero mai stati approvati, è saltata fuori, immancabile, per bocca della deputata del Pd Mariella Maggio, la necessità di convocare un “tavolo tecnico” per risolvere, una volta approvata la cosiddetta 'legge stralcio', la vicenda in maniera definitiva.

E un tavolo tecnico era stato “promesso” (“Dopo quattro ore di discussione”) dal governo regionale all'Anci, l'associazione dei Comuni siciliani, in grave crisi finanziaria. Poche ore dopo quell'incontro e quella promessa, lo stesso governo e l'Assemblea regionale hanno fatto di testa loro, scontentando i sindaci. Intanto, era scoppiato il caso dei lavoratori di “Almaviva”. Quale la risposta dell'assessore e vicepresidente Mariella Lo Bello? Ovviamente un “tavolo tecnico”, attorno al quale siederanno anche i sindacati, visto che quell'armamentario retorico è in realtà condiviso da politica e – spesso – dagli stessi rappresentanti dei lavoratori. Un altro tavolo dovrebbe risolvere la vicenda di altri dipendenti, quelli dell'azienda palermitana “Optissimo” e ai quali settimane fa era giunta anche la solidarietà dei deputati grillini. Anche in quel caso, la soluzione prospettata era la “riapertura” (perché questi tipi di arredi sono anche richiudibili e facilmente conservabili in salotto) del tavolo tecnico col Comune di Palermo. E al “tavolo tecnico” da convocare nella sede del Ministero della Salute hanno brindato politici di ogni schieramento che si erano espressi in difesa del Punto nascita di Petralia Sottana. Ma da allora – sono passati già tre mesi – non è cambiato nulla. Un tavolo tecnico “interassessoriale” adirittura avrebbe dovuto risolvere l'emergenza Formazione professionale in Sicilia. Peccato che dei due assessori che dovevano sedersi attorno al tavolo, uno è finito pochi giorni dopo fuori dal governo (Bruno Caruso), l'altra ha cambiato delega (Mariella Lo Bello, dalla Formazione alle Attività produttive).

Solo esempi, dicevamo. Perché oltre ai tavoli, ecco saltare fuori anche i tavolini. Da mettere su per qualsiasi questione, vertenza, problema da risolvere. Da quello per la “viabilità nelle aree tra Borgo Nuovo e Passo di Rigano”, a quello per la “creazione del biglietto unico Amat-Trenitalia”, passando per i Forestali, per la legge sugli appalti, per la crisi dell'edilizia, per il fermo biologico in Sicilia, per una legge di riordino (mai fatta) dei servizi ai sordi. Fino, persino, ai... canali di scolo. Sono servite “tantissime riunioni” e un “tavolo tecnico”, ad esempio, per sistemare quello di via Altofonte, a Palermo. Un tavolo, in fondo, torna sempre buono, dai Palazzi del potere agli incroci di periferia, per riempire il vuoto della politica che non sa più decidere.